Arsenal vs. West Ham 3-1: la serenità dopo la paura

Come accade troppo spesso, l’Arsenal ha iniziato a ritmi troppo blandi.
Incapaci di verticalizzare in maniera rapida e farsi trovare smarcati in zone pericolose, i centrocampisti di Arsène Wenger si sono divertiti a giocare a nascondino per tutto il primo tempo – rendendo la vita più che facile al West Ham.
Per qualche strano motivo, pareva che lo spartito tattico della partita fosse costantemente letto al contrario dai giocatori: possesso palla preciso e movimento costante nella propria trequarti, accelerazioni supersoniche e nessuna idea negli ultimi trenta metri.
Anziché aggredire subito l’avversario con un pallone verticale tra difesa e attacco, per poi muovere gli uomini nei pressi dell’area di rigore avversaria, l’Arsenal ha impiegato secoli per portare la palla verso la porta avversaria per poi spercare tutto con improbabili triangoli (che non avevano nessuna possibiltà di riuscita) e azioni solitarie esagerate.

Ovvio quindi che il portiere avversario non avesse troppo da fare, altrettanto ovvio che ad un certo punto sarebbero stati gli ospiti a passare in vantaggio.
Non perché lo meritassero, semplicemente perché sappiamo tutti molto bene che i Gunners sono sistematicamente puniti quando non riescono a costruire azioni pericolose e finiscono con creare disordine in campo.
Forse il gol di Jarvis è servito a dare una svegliata alla squadra, far capire ai giocatori che salire di una marcia era il minimo da farsi per sperare di ribaltare il risultato e continuare a credere nella qualificazione alla prossima Champions League.
Non so se sia stato quello, però da quel preciso momento in poi la squadra si è scrollata di dosso la timidezza e ha iniziato a pressare più alto, far girare il pallone più velocemente e portare più uomini in aree interessanti del campo: non fosse stato per il rinvio sbilenco della difesa ospite e un passaggio sontuoso di Santi Cazorla, tuttavia, avremmo finito il primo tempo sotto di un gol e allora la missione sarebbe stata molto più complicata.
La partita di ieri l’hanno vinta l’esperienza e il carattere degli uomini mandati in campo da Arsène Wenger più che le ovvie qualità tecniche – troppo spesso latitanti negli ultimi tempi – dei nostri giocolieri, per questo è ancora più importante: è bello sapere che calciatori dal grande bagaglio tecnico sono pronti a rispondere nella maniera giusta in partite come quella di ieri, quando le giocate non riescono quasi mai a causa della mancanza di fiducia e della stanchezza.
Grazie a vittorie come quella di ieri tornerà un po’ di autostima e i vari Santi Cazorla, Mesut Özil e compagnia saranno molto più efficaci proprio nel momento più importante della stagione, una prospettiva allettante viste le sfide che ci attendono.
Olivier Giroud aveva bisogno come il pane di un gol come quello di ieri, Santi Cazorla di tornare decisivo con un’intuizione che nessun altro poteva avere e Lukas Podolski di ritrovare la rete e il piacere di finire una partita per intero – cosa che gli succede molto di rado.
Inoltre ci mettiamo il primo assist di Aaron Ramsey dopo l’infortunio, la ritrovata sicurezza della coppia centrale in difesa e la brillantezza di Mikel Arteta e Thomas Vermaelen – finalmente tornati i guerrieri che conosciamo.
Le sabbie mobili sono state sconfitte, anziché precipitare nel baratro ne stiamo uscendo, un passo alla volta.
Non è stata una prestazione scintillante, non è stata una serata memorabile ma è stata una di quelle partite che torneranno molto utili alla squadra per ricordare quanto possa essere forte e solida, concetti che abbiamo lasciato ad Anfield, Stamford Bridge o all’Etihad Stadium, pezzo per pezzo.
C’è ancora tanto da fare, tanto per cui lottare e due traguardi da raggiungere.
Questo Arsenal può farcela se solo si ricorderà quanto possa essere forte.
Come on, you Gunners!

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