Patrick Vieira, Mikel Arteta, Mauricio Pochettino, Carlo Ancelotti, Paulo Sousa, Marcelino, Massimiliano Allegri, Nuno Espírito Santo e ovviamente Freddie Ljungberg: chi sarà il successore ufficiale di Unai Emery?

Nonostante la vittoria a casa del West Ham sia ancora bella fresca – e non celebrata a sufficienza – il mondo social che ruota attorno all’Arsenal si agita solo ed esclusivamente quando si parla del nuovo allenatore, con le ultime voci che circolano sembrano concentrarsi su Paulo Sousa, attualmente alla guida del Bordeaux, e Carlo Ancelotti, appena esonerato dal Napoli nonostante il 4-0 al Genk e la qualificazione agli ottavi di Champions League; il portoghese e l’italiano si aggiungono alla già lunga lista di candidati che – pare – il Club sta sondando in questi giorni: perché ci vuole così tanto? Quali sono i criteri applicati alla selezione del prossimo allenatore?

Risulta difficile intuire quale sia la strategia di Raúl Sanllehi e compagnia, viste le differenze tra un candidato e l’altro: si passa dal juego de posición estremo di Mikel Arteta al difensivismo di Patrick Vieira, passando per tutti gli stili possibili e immaginabili – che senso ha?
Al di là delle preferenze personali, che nel mio caso sono Carlo Ancelotti, Mikel Arteta e Freddie Ljungberg, viene da chiedersi come mai profili così vicini a quello di Unai Emery siano ancora presi in considerazione, visti i risultati del basco e soprattutto la struttura della rosa attuale: la squadra è sbilanciata in avanti e male assortita per un gioco difensivo, volto al contropiede, quindi il compito dei vari Marcelino, Paulo Sousa, Patrick Vieira e Nuno Espírito Santo sarebbe ancora più difficile che quello di un allenatore più votato ad un gioco offensivo e basato sul possesso palla.
Non capisco se il direttivo del Club è spaccato sulla visione del futuro del Club – che sia immediato o a medio termine – o se i criteri economici pesino più di quelli sportivi: ad eccezione di Nuno Espírito Santo, infatti, tutti i potenziali candidati sono senza squadra o hanno una clausola rescissoria molto limitata nel proprio contratto, il che non può essere una coincidenza.
Mentre il direttivo continua la sua ricerca e tiene un occhio sulla stanza degli oboli, Freddie Ljungberg dovrà provare a costruire qualcosa sulla mezz’ora da sogno vista contro il West Ham e, chissà, superare in silenzio tutta questa sfilza d’illustri candidati…

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