DRIIIIN! Non Succede, ma se succede…

C’è lo zenit e c’è il nadir; ci sono le nostre aspirazioni e c’è la cruda realtà: siamo una squadra da metà classifica.
La sconfitta di ieri contro i Wolves ha sancito un nuovo record, evitabilissimo: era dal 1977 che non perdevamo tre incontri di campionato consecutivi, in casa.

La classifica ci vede quattordicesimi, con una differenza reti di -2 e il quarto peggior attacco della Premier League, con dieci gol all’attivo in altrettante partite.

Il brutto è che non possiamo nemmeno recriminare, non possiamo prendercela con il fato avverso, possiamo solo arrenderci all’evidenza: siamo una squadra da metà classifica.

Dieci giornate sono quasi un terzo della stagione, quindi non si può più parlare di un momento negativo, siamo di fronte a numeri che iniziano a consolidarsi e rendere l’idea di quale sarà il nostro destino, quest’anno: l’anonimato.

Squadre come Aston Villa, Leeds e Wolves hanno semplicemente giocato meglio di noi, in maniera meglio organizzata e più efficace, mentre noi non siamo stati in grado di rispondere in maniera adeguata; anche se ieri sera abbiamo finito con più conclusioni a rete e un maggior possesso palla rispetto ai nostri avversari, gli ospiti hanno dato la sensazione di essere meglio preparati e, a livello individuale, superiori in quasi tutti i reparti: Pedro Neto e Podence hanno fatto quello che avremmo voluto veder fare a Willian e Saka; Moutinho e Dendoncker hanno dominato il centrocampo lasciando solo le briciole a Granit Xhaka e Dani Ceballos; Fábio Silva ha tolto punti di riferimento ai nostri difensori come Pierre-Emerick Aubameyang avrebbe dovuto fare con Coady.

Anche se quella di Roy Keane nello studio di Sky Sports era una stilettata inflitta ad un vecchio nemico, più che una vera considerazione, è il caso di preoccuparci più della parte bassa della classifica, piuttosto che della parte alta: continuando con questo ruolino di marcia, infatti, rischiamo di chiudere il campionato con 50 punti – pochi in più rispetto alla quota salvezza.

Con uno scatto d’orgoglio e magari un innesto di qualità durante il mercato di gennaio, potremmo arrivare forse a 60 punti e finire così più o meno nella stessa, triste posizione di classifica dell’anno scorso.

Una classifica mediocre per una squadra sostanzialmente mediocre, nelle sue componenti: è un brutto risveglio ma è ora di ammettere che la lista di giocatori non da Arsenal che attualmente vestono la nostra maglia comincia a farsi lunga.

Che sia per carenze tecniche o mentali, ci ritroviamo con un gruppo di giocatori sui quali è impossibile fare affidamento; siamo arrivati ad un punto tale che è più semplice elencare i “salvabili” piuttosto che fare la lista dei giocatori non all’altezza.

Come ha detto Mikel Arteta subito dopo la partita di ieri, non è tempo di piangersi addosso ma è tempo di lavorare ancora più sodo e in maniera ancora più unita, per evitare una stagione di inutili sofferenze: negli anni, quasi ogni Club di grande tradizione ha scherzato col fuoco almeno una volta, alcuni bruciandosi.

Il Manchester United è retrocesso nel 1974, appena sei anni dopo aver vinto la Coppa dei Campioni; il Leeds è retrocesso tre stagioni dopo aver disputato una semifinale di Champions League, rischiando di farlo già alla stagione precedente, quando si è salvato alla penultima giornata in maniera più che rocambolesca.
La tradizione, il blasone e i nomi non bastano più, in un campionato così competitivo, solo il lavoro e la dedizione pagano.

Non è mai troppo presto per suonare un primo campanello d’allarme, forse è la sveglia di cui tutti all’Arsenal hanno bisogno, da Mikel Arteta fino a noi tifosi – passando ovviamente per lo spogliatoio: può succedere a tutti, anche al grande Arsenal: prima ce ne rendiamo conto, meglio è.

Siamo una squadra da metà classifica ma, se non diamo una svegliata, rischiamo di diventare in fretta l’ennesima nobile decaduta.

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