Errare Humanum Est

Errare humanum est. Perseverare autem diabolicum.
Prendere quattro gol non è mai bello, salvo quando vinci 5-4 a White Hart Lane.

Che Rúnar Rúnarsson non fosse un fenomeno non è una novità, tuttavia la prestazione orribile di ieri sera è troppo brutta anche per gli standard di un portiere di riserva prelevato dalla Ligue 2.

Lo abbiamo visto all’opera in Europa League, l’islandese non è un portiere così terribile e ieri sera resterà un’eccezione, non la regola.
Ci sono incappati tutti, in un serata da dimenticare, anche i più grandi.
Errare humanum est.

Crocifiggere il portiere di riserva e additarlo come l’esempio ultimo delle pessime scelte operate dal Club negli ultimi anni è infantile, oltre che sbagliato: gli errori più gravi commessi dalla dirigenza dell’Arsenal sono altri e ben peggiori, perché non estemporanei.

Come dice il seguito dalla locuzione latina, il vero problema non è l’errore stesso ma la perseveranza nell’errore.

Se siamo ancora qui a doverci sorbire Shkodran Mustafi titolare, un giocatore che in quattro anni e mezzo di permanenza a Londra avrà imbroccato si e no 15 partite sulle 150 disputate, il problema non è certo l’acquisto di un portiere islandese.

Se l’allenatore schiera titolare un giocatore scarso e inoltre in scadenza di contratto tra sei mesi, anziché Calum Chambers, Pablo Marí o William Saliba, non siamo più nell’errore umano, siamo nella perseveranza diabolica.

Perseverare autem diabolicum.

Se Sead Kolašinac gioca ancora titolare nonostante limiti tecnici che lo metterebbero in imbarazzo perfino in alcune serie minori, il problema non è la brutta serata di Rúnar Rúnarsson. Il bosniaco, che a Baku ci è costato la partita per non aver avuto il coraggio di crossare di prima col suo piede preferito, è stato regolarmente superato nelle gerarchie da chiunque fosse in concorrenza con lui per un posto da titolare: Nacho Monreal, Bukayo Saka, Kieran Tierney e Ainsley Maitland-Niles.

Sono tre anni e mezzo che il bosniaco non convince, eppure è ancora qui a vivacchiare a offrire sprazzi della sua inettitudine.

Perseverare autem diabolicum.

Se siamo ancora qui a litigare su Mesut Özil, un giocatore finito ai margini del progetto tecnico non appena è stato assunto Unai Emery, è perché il Club è stato incapace di prendere una decisione e assumersene le responsabilità, pubblicamente.

La sfiancante, stucchevole, imbarazzante e soprattutto costosissima telenovela che ne è derivata poteva essere evitata, il che avrebbe fatto bene all’immagine e alle finanze del Club.
Niente da fare, invece, nessuno ci ha messo la faccia e il tedesco è ancora lì ad intascarsi diciotto milioni l’anno, senza nemmeno essere inserito nelle liste per la Premier League e l’Europa League, e l’estate prossima se ne andrà a parametro zero – per di più da martire.

Perseverare autem diabolicum.

Potrai andare avanti ancora per un pezzo e aggiungere alla lista Mohamed Elneny, Granit Xhaka, Dani Ceballos, Sokratis ma ormai l’avrete capito: il nostro problema non è un portiere di riserva mediocre, il nostro problema sono quei giocatori che si sono dimostrati mediocri per anni e che sono ancora lì, con indosso una maglia prestigiosa come la nostra, a commettere i soliti errori e le solite leggerezze.

Perseverare autem diabolicum, altro che Victoria Concordia Crescit

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