Lavagna Tattica / Arsenal v Chelsea

Enfin!
Si torna a vincere, si torna a giocare un calcio ragionato anziché improvvisare in maniera scomposta e finalmente guardare una partita dell’Arsenal non è più una tortura.
Se escludiamo gli ultimi dieci minuti, durante i quali abbiamo rischiato di mandare in fumo ottanta minuti impeccabili, abbiamo vinto con grande merito e giocato un calcio a tratti molto piacevole.
Enfin!

IL MODULO

Le assenze forzate di Gabriel, David Luiz, Willian e Pierre-Emerick Aubameyang hanno rimescolato le carte, obbligando Mikel Arteta a lasciare spazio a tanti giovani. A prima vista, all’uscita della formazione ufficiale, pareva che lo spagnolo volesse confermare il 3-4-3 visto contro Southampton e Everton ma la presenza di Emile Smith-Rowe a centrocampo ha confermato come in realtà i Gunnersfossero schierati con un 4-2-3-1.

A dispetto delle apparenze, quella di ieri è stata la prima volta che Mikel Arteta ha schierato questo modulo, avendo spesso preferito un 4-3-3 in diverse varianti. Il giovane prodotto di Hale End ha giocato in posizione centrale, sulla zolla occupata di solito da Mesut Özil, ma rispetto al tedesco ha partecipato attivamente alla fase difensiva – aiutando a trasformare il 4-2-3-1 in un 4-5-1, in fase di non possesso palla.

LO STILE DI GIOCO

Aggressivi fin dalle prime battute, i nostri hanno operato un pressing costante durante i primi quindici minuti, limitando parecchio le possibilità di costruzione della manovra dei Blues. L’aggressività di Alexandre Lacazette, Gabriel Martinelli, Bukayo Saka e Emile Smith-Rowe hanno reso complicata l’uscita del pallone per gli uomini di Lampard, privi di un metronomo classico come Jorginho: Kanté e Kovačić hanno faticato ad innescare Mount, Pulisic e Werner, il trio alle spalle di Abraham.
 

In fase di possesso palla, invece, questa energia feroce è stata impiegata per costringere all’inferiorità numerica gli esterni del Chelsea, soprattutto a destra dove James – poco aiutato da Kovačić – è andato in difficoltà contro Kieran Tierney, Emile Smith-Rowe e Gabriel Martinelli.
Non è un caso che il rigore che ci ha permesso di passare in vantaggio sia nato proprio da una sovrapposizione dello scozzese, imbeccato da Gabriel Martinelli e bravo a prendere il tempo dal difensore avversario, prima di essere messo a terra.


Bene anche il corridoio di destra, anche se impiegato in maniera diversa: contrariamente a Gabriel Martinelli, Bukayo Saka non è un attaccante e quindi ha spesso occupato una posizione di trequartista, vicino ad Emile Smith-Rowe, e i due hanno combinato spesso nello stretto per attirare il pressing avversario, isolando James contro il brasiliano e il terzino scozzese.

Interessante anche il lavoro svolto da Alexandre Lacazette il quale, oltre ad aver trasformato il rigore con grande freddezza, ha lavorato duramente per la squadra e non ha passato il tempo a cercare falli inutili, sbraitare contro l’arbitro e complicare inutilmente Essenziale nel proprio modo di giocare, il francese ha offerto sponde perfette per Emile Smith-Rowe, Bukayo Saka e Gabriel Martinelli, tenendo occupati sia Thiago Silva che Kurt Zouma.


TOP & FLOP

Nell’ottima prestazione collettiva, alcuni elementi hanno brillato particolarmente: su tutti Bukayo Saka, eccezionale tra le linee, ma anche gli infaticabili Gabriel Martinelli e Kieran Tierney, oltre al Bernd Leno tra i pali.
Oggi vorrei soffermarmi sul portiere tedesco, poco impegnato durante quasi tutta la partita ma impeccabile quando chiamato in causa: al di là del rigore parato a Jorginho nel finale, le uscite imperiose  in presa alta hanno dato serenità alla difesa, così come la gestione del pallone.

Meno convincenti invece due elementi della squadra: Mohamed Elneny e Pablo Marí.

L’egiziano, preferito a Dani Ceballos, ha garantito la solita precisione nei passaggi (84%) ma a volte ha trattenuto troppo la sfera e ha preso qualche rischio inutile, soprattutto nel primo tempo. Lo spagnolo, invece, ha dimostrato grande maturità dopo aver preso un giallo nelle battute iniziali ma ha ingenuamente causato il rigore che, se trasformato, avrebbe riaperto una partita invece chiusa.

CONCLUSIONI

Questa vittoria ci voleva eccome, tuttavia il convalescente Arsenal è lontano dalla guarigione: come già dimostrato a più riprese in passato, quando ci troviamo di fronte un avversario che gioca a viso aperto abbiamo tendenza ad essere più lucidi, meglio organizzati e più preparati. Il Chelsea di Lampard è venuto all’Emirates Stadium a fare la partita e noi, ben istruiti dall’allenatore, abbiamo prosciugato alla fonte le loro armi principali e tagliato le linee di passaggio più ovvie.

La sorpresa, semmai, è venuta dalla grande spontaneità dimostrata dai nostri in fase di possesso palla: invece della solita rete di passaggi senza lampi, abbiamo proposto una manovra più veloce e dinamica, con i giocatori pronti ad attaccare gli spazi e il proprio avversario diretto. Ciò ha generato maggiore intensità, maggiore consapevolezza e soprattutto maggiore imprevedibilità, qualità che ci sono mancate tremendamente.

Martedì, contro il Brighton, il canovaccio sarà completamente diverso e sono quindi curioso di vedere come Mikel Arteta imposterà la partita.

Per una volta, una, abbiamo anche avuto un po’ di fortuna e gli episodi chiave sono tutti volti a nostro favore: il rigore guadagnato da Kieran Tierney, la punizione sontuosa di Granit Xhaka, la parabola velenosa di Bukayo Saka e il rigore parato da Bernd Leno.

Ciò non vuol dire che non abbiamo meritato di portare a casa questa vittoria, semmai la rende ancora più dolce.

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