Si Viene e Si Va

Sead Kolašinac è stato il primo di quella che, a prima vista, sembra una lunga ondata di addii.
Il bosniaco, palesemente fuori dai piani di Mikel Arteta, è tornato allo Schalke 04 con la formula del prestito secco – rinunciando ad una bella fetta dello stipendio pur di concludere l’affare.

Buon per lui, buon per noi, buon per lo Schalke che lotta disperatamente per non retrocedere e che, se dovesse riuscire nell’intento, renderebbe definitivo il trasferimento del terzino alla Veltins-Arena.

Il prossimo sulla lista sarà William Saliba, che a breve dovrebbe siglare il passaggio in prestito secco al Nizza, che ha recentemente perso l’esperto difensore brasiliano Dante a causa di un infortunio al ginocchio e punterà sull’ex prodigio del Saint-Étienne per sistemare la difesa.

Per il giovane difensore francese si tratta dell’ennesima opportunità per incamerare minuti ed esperienza in vista di un possibile rientro all’Arsenal, ipotesi che sembra farsi sempre più remota nonostante i 30 milioni che abbiamo sborsato per acquistarlo, due estati fa.

Due manovre atte a sfoltire una rosa troppo ampia e male assortita, alla quale servirebbero meno giocatori ma con caratteristiche ben diverse da quelle attuali.

Suona come un controsenso ma abbiamo bisogno di comprare giocatori con qualità ben precise, sia tecniche che mentali: gli innesti di Gabriel Martinelli e Emile Smith Rowe nell’XI di partenza hanno ben evidenziato quali siano queste qualità, ovvero padronanza tecnica, intelligenza nei movimenti e fame, tanta fame.

La rosa che il Club ha messo a disposizione del tecnico sembra antiquata, composta com’è da giocatori di poco movimento, che preferiscono il pallone sui piedi e sono incapaci di saltare l’uomo, mentre il calcio di oggi prevede un moto perpetuo, una fisicità straripante e la capacità di creare la superiorità numerica.

Qualche funambolo lo abbiamo anche noi, e penso ovviamente a Nicolas Pépé, Reiss Nelson e Willian, ma ci manca l’atletismo, la potenza pura e soprattutto la cattiveria necessaria a far succedere qualcosa, dopo aver saltato l’uomo.

Impossibile non fare un paragone tra Gabriel Martinelli e Nicolas Pépé, due giocatori di fascia con stili così diversi tra loro: il brasiliano, meno educato tecnicamente, si pone il solo obiettivo di eliminare qualsiasi ostacolo gli sbarri la strada che porta all’area di rigore, mentre l’ivoriano, tecnicamente sublime, aspetta sempre l’avversario – o meglio gli avversari – quasi dimenticando che il dribbling è un mezzo e non il fine.

Lo stesso si può dire di Bukayo Saka, un’altra furia che abbatte chiunque si trovi tra lui e la porta, o di Emile Smith Rowe, l’unico centrocampista moderno che abbiamo in rosa: il suo moto perpetuo, con e senza palla, lo rende difficile da prevedere e da marcare, oltre a far saltare la struttura difensiva avversaria. Spostandosi da un versante all’altro del campo, il giovane centrocampista inglese obbliga gli avversari a compiere una scelta: attaccarlo e lasciare un buco alle spalle o lasciarlo avanzare nelle zone calde, dove la sua visione di gioco e la sua tecnica possono fare la differenza.

Ci servono altri giocatori come loro, altri calciatori moderni che uniscano qualità e quantità – soprattutto a centrocampo e sulla trequarti.

Per arrivare a questi giocatori, tuttavia, servirà innanzitutto smaltire: Sokratis sembra sul punto di rescindere il contratto e trasferirsi al Fenerbahce, Reiss Nelson e Joe Willock potrebbero partire in prestito per fare esperienza e Mesut Özil…beh, Mesut Özil non andrà da nessuna parte.

In teoria – molto in teoria – potrebbe fare tutto quello che sta facendo Emile Smith Rowe ma dubito voglia farlo e non ce lo vedo a farsi tanto il mazzo difensivamente quanto il suo giovane rivale e compagno di squadra.

Per una volta, forse la prima negli ultimi diciotto mesi, abbiamo l’identikit del giocatore che potrebbe aiutarci a diventare una squadra migliore e soprattutto quello di chi, al giorno d’oggi, è diventato antiquato e dovrebbe essere rimpiazzato.

Sarà una ricostruzione lunga e dispendiosa ma per lo meno il progetto ora è più chiaro.

Roma non è stata costruita in un giorno ma le prime pietre prima o poi vanno posate…

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