Spazio/Tempo

Ieri sera, quando la lavagna luminosa del quarto uomo ha indicato l’ingresso del numero 32 dell’Arsenal, si è aperta una finestra temporale.
Il biondino, che fino a qualche settimana fa faticava a trovare spazio nell’XI titolare schierato da Mikel Arteta in Europa League, era chiamato a risolvere i problemi offensivi di una squadra che non riusciva a scardinare la difesa del Newcastle.

In quella squadra, tuttavia, c’erano già Willian, Nicolas Pépé, Joe Willock e Pierre-Emerick Aubameyang: perché serviva così disperatamente un ventenne con una manciata di partite con la maglia dell’Arsenal?

Semplice, perché il calcio di oggi – per lo meno in Inghilterra – non è più il calcio di Willian o Nicolas Pépé, è il calcio del futuro.
Quel calcio è fatto di tanto movimento, con e senza il pallone, accelerazioni sferzanti e intensità, quella parola tanto cara ad Arrigo Sacchi.

Intensité e umilté, sempre per citare l’avanguardista di Fusignano.

Due qualità che sembrano mancare a Willian e soprattutto a Mesut Özil, il giocatore che dovrebbe fare quel che fa Emile Smith Rowe ed invece è prossimo al trasferimento al Fenerbahce, dove prenderà la sua pensione dorata.

Era il 29 giugno 2019 quando imploravo Mesut Özil di rimettersi in discussione, di reinventarsi ed evitare così l’inevitabile estinzione, un appello rimasto inascoltato.

Oggi, quel ragazzino di cui si parlava un gran bene e che giocava proprio nel suo ruolo è diventato intoccabile, mentre la superstar è ai margini e in procinto di lasciare il Club.

Il futuro non arriva un passo alla volta ma è come il Natale di una celebre pubblicità: quando arriva, arriva.

Il futuro è arrivato meno di un mese fa, d’improvviso, quando Emile Smith Rowe ha interpretato in chiave moderna il ruolo di trequartista e da allora ha inanellato prestazioni superbe – in fase offensiva come in fase difensiva.

Emile Smith Rowe sarà pure un trequartista ma si comporta come un centrocampista vecchio stampo, quelli che andavano in supporto degli attaccanti e degli esterni, che davano una mano in fase difensiva ed erano costantemente impegnati a fare qualcosa di utile per la squadra, senza sosta.

Per i nostalgici, quelle erano le mezz’ali che dominavano le partite e attraverso le quali passavano quasi tutti i palloni, quelli che non si fermavano mai e uscivano dal campo con la maglietta fradicia di sudore – ma felici.

Niente pause teatrali, niente lampi di genio improvvisi e magari meno giocate ad effetto ma molta operosità, grande concretezza e dedizione, tanta dedizione.

Il futuro è arrivato ed ha trasformato il presente in un passato arcaico, lasciando i Mesut Özil e Willian di questo mondo come statue di sale, immutabili.

Il futuro ha la faccia d’angelo e le intenzioni belligeranti di Emile Smith Rowe, Gabriel Martinelli, Kieran Tierney e Bukayo Saka, gente che tiene la testa bassa ma avanza come un carrarmato, sempre rimanendo al servizio della squadra.

Invece di ammirarsi nello specchio e credere di essere immortali, questi ragazzi terribili lavorano duramente per diventarlo.

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