Controlla. Passa. Muoviti.

Controllo, passaggio, movimento.
Johan Cruijff diceva che giocare a calcio è semplice ma giocare un calcio semplice è difficilissimo: come dargli torto?

Tuttavia, ci sono cose semplici che fanno una differenza tale da non poter essere ignorate.

Una di queste, forse la più importante quando si affrontano squadre compatte che riducono gli spazi, è far girare il pallone il più velocemente possibile e spostarsi di conseguenza.

Gli analisti possono farci girare la testa con termini specifici ma la sostanza è la stessa che s’insegna ai bambini di 5/6 anni che si affacciano al gioco del calcio: passa il pallone e muoviti nello spazio.

Se possibile, passa il pallone in avanti e sposta il baricentro della squadra verso la porta avversaria, in modo da mettere sotto pressione l’avversario; a volte ciò non è possibile – un concetto sconosciuto a Zdenĕk Zeman – e allora conviene ripartire da dietro ma il più delle volte uno spiraglio si trova, se lo si vuole cercare.

Ieri sera, contro il Newcastle, Thomas Partey ha dimostrato in maniera inequivocabile perché è un elemento indispensabile alla manovra e perché Mikel Arteta era così impaziente di averlo a disposizione. Pochi tocchi, sempre ben ponderati, e palloni forti e precisi verso compagni in posizione più avanzata.

Il contrasto con quello che abbiamo visto pochi giorni fa contro il Crystal Palace è stato lampante: mentre David Luiz e Granit Xhaka toccavano il pallone cinque, sei o sette volte prima di appoggiarlo – spesso all’indietro o quantomeno lateralmente – il Crystal Palace tornava comodamente in posizione e chiudeva gli angoli di passaggio più pericolosi, per poi aggredirci in zone neutre e recuperare facilmente il pallone.

Quei secondi passati senza idee né pressione sono sembrati interminabili, hanno generato frustrazione e confuso le idee di provava a dettare il passaggio e non veniva accontentato. Vedere David Luiz, Dani Ceballos e Granit Xhaka esitare alla ricerca di un passaggio è stata un’agonia ma non dobbiamo dimenticare che la soluzione più ovvia è anche la più semplice: muovere il pallone e creare spazi con una corsa.

Contro il Crystal Palace la nostra manovra è risultata talmente lenta da rendere la vita delle Eaglesfin troppo facile: a Milivojevic e compagnia è bastato aspettare, lasciare che i nostri tenessero palla senza poter imbeccare Emile Smith Rowe, Bukayo Saka o Alexandre Lacazette – marcati a vista.

Quando le linee di passaggio sono chiuse, bisogna crearne di nuove e né Granit Xhaka, né Dani Ceballos hanno saputo farlo quando più ne avevamo bisogno: bisogna avere il coraggio di provocare l’avversario e vedere se si sposta dalla propria postazione, capire se ci lascia campo o se commette l’errore di lasciare uno spazio scoperto. In entrambi i casi, avremo avuto il merito di smuovere le cose.

Invece di portare palla e destabilizzare le linee avversarie, i due centrocampisti si sono accontentati di passare il pallone lateralmente e quindi il Crystal Palace non ha avuto grossi problemi a tenerci a bada, così come il Brighton qualche settimana prima.

Non è una questione di volontà quanto di caratteristiche, fisiche e tecniche: Thomas Partey può controllare il pallone nello stretto oppure semplicemente sovrastare l’avversario fisicamente, come faceva un tempo Patrick Vieira, e diventa quindi difficile da contenere.

Fermo restando che il Newcastle di ieri è un avversario in chiara difficoltà tecnica, psicologica e tattica, la via maestra è quella mostrata da Thomas Partey ieri sera.

Controllo, passaggio, movimento.

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