A Star Is Born

Mikel Arteta non è un mago delle sostituzioni, ormai sembra chiaro.
Anche ieri, in occasione della bella vittoria contro il Leeds, i cambi effettuati dal tecnico spagnolo hanno avuto un effetto negativo sull’andamento della partita.

Un peccato veniale contro i Whites di Marcelo Bielsa, surclassati per oltre un’ora e puniti con quattro gol e tante azioni pericolose, ma una colpa ben più grave in altre partite, come quelle contro Wolves e Aston Villa.

È sempre molto più semplice parlare a bocce ferme, con la verità assoluta del senno del poi, ma al Molineux aver tolto Alexandre Lacazette per palliare all’espulsione di David Luiz ci ha consegnati in mano alla squadra di Espírito Santo, fino a quel punto dominata in lungo e in largo.
Emile Smith Rowe in posizione di falso nueve non ha funzionato, la squadra è arretrata di quindici metri e i padroni di casa non hanno avuto quasi più nulla di cui preoccuparsi, in fase difensiva.

Mikel Arteta ha optato per la soluzione più scontata, quella che quasi tutti gli allenatori avrebbero scelto, e ha pagato a caro prezzo l’approccio troppo conservativo. Per chi se lo ricorda, la stagione passata a Stamford Bridge era stato molto più coraggioso, in una situazione identica: dopo l’espulsione di David Luiz (ma dai!) aveva rinunciato a far entrare un difensore ed era stato premiato per il suo coraggio, con la squadra che ha acciuffato un pareggio tanto insperato quanto meritato.

Magari senza il golazo di Moutinho avremmo portato a casa un buon pareggio e avremmo applaudito il pragmatismo di Mikel Arteta, resta però il fatto che abbiamo dato una grossa mano ai Wolves e avremmo dovuto evitare di farlo, dato il dominio assoluto della prima frazione.

Più preoccupante invece quanto successo a Villa Park, dove Mikel Arteta ha sabotato la squadra: prima togliendo Alexandre Lacazette per mettere Pierre-Emerick Aubameyang, poi spostando Nicolas Pépé da una zona del campo nella quale stava diventando sempre più pericoloso, in tandem con Bukayo Saka.

Nel caso della prima sostituzione, d’un tratto abbiamo perso la miglior sponda possibile per i nostri centrocampisti offensivi in favore di un attaccante che ha bisogno di spazi per far male, spazi che l’Aston Villa palesemente non stava concedendo, essendo già in vantaggio; nel caso dell’ivoriano, l’intesa con Bukayo Saka stava creando grossi problemi a Cash e la sensazione è che la nostra sola possibilità di trovare una falla fosse proprio su quella fascia, dove riuscivano a sfondare sull’esterno. Con l’ingresso di Willian e lo spostamento di Nicolas Pépé a destra, le dinamiche sono completamente cambiate e l’Aston Villa non ha più avuto problemi a controllare i nostri attacchi, visto che entrambi i nostri esterni rientravano verso il centro del campo, esattamente dove l’Aston Villa voleva che attaccassimo.

Ieri sera, con l’ingresso di Willian per Emile Smith Rowe e poi quelli di Mohamed Elneny e Rob Holding, abbiamo concesso troppo campo al Leeds, rischiando più di quanto avremmo dovuto, ma alla fine abbiamo portato a casa una bella vittoria.

Tutto ciò, però, non deve farci dimenticare due cose importanti: Mikel Arteta è un esordiente e, in quanto tale, sta imparando ma soprattutto lo spagnolo ha già dato lezioni tattiche a più di un collega, nonostante la relativa inesperienza.

I cambi sbagliati contro Leeds e Wolverhampton non devono quindi offuscare il giudizio sul manager, che ha messo in scacco in maniera indiscutibile sia Nuno Espírito Santo che Marcelo Bielsa – non esattamente due novellini.

Diverso il discorso che riguarda la sconfitta di Villa Park, perché quando vai sotto così presto tutti i piani tattici vanno a farsi benedire.

Il suo Arsenal ha fatto impazzire sia i Wolves che i Whites, incapaci di trovare contromisure efficaci ai nostri attacchi e completamente in balia dei nostri movimenti e dei nostri scambi e in precedenza anche Liverpool, Manchester City e Chelsea, grazie al suo 3-4-3 a lungo indecifrabile per manager come Pep Guardiola, Jürgen Klopp e Frank Lampard, vittime dell’Arsenal ibrido di Mikel Arteta che ha portato a casa FA Cup e Community Shield.

Mikel Arteta sbaglierà ancora le sostituzioni ma sta indovinando tante cose, per le quali merita i nostri applausi: le sue scelte tattiche sono spesso azzeccate, il modo in cui le trasmette alla squadra impeccabile e la sua capacità di motivare la squadra davvero promettente. Non so quanti altri manager così giovani avrebbero saputo affrontare una pandemia, casi contrattuali spinosi e una serie di brutte prestazioni e risultati deludenti senza perdere lo spogliatoio.

Mikel Arteta lo ha fatto, con l’aiuto del Club, e nonostante le avversità è rimasto lucido, chiaro nella comunicazione (a parte la sfuriata con le percentuali…) e capace di mantenere in pugno un gruppo che annovera alcuni caratteri forti come David Luiz, Granit Xhaka e Pierre-Emerick Aubameyang.

Come perdoniamo qualche battuta a vuoto a Bukayo Saka, Emile Smith Rowe o Gabriel Martinelli, possiamo perdonare a Mikel Arteta qualche cambio completamente sbagliato…a patto che impari in fretta!

@ClockEndItalia

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