The Quinn – Intervista con Louise

La forza della tranquillità.
Dovessi descrivere Louise Quinn dopo la nostra chiacchierata, sceglierei questa definizione. La sensazione che mi ha trasmesso è stata una voglia di continuare a migliorarsi e raccogliere nuove sfide, pur non avendo più nulla da dimostrare al mondo dopo una carriera stellare in quattro Paesi diversi.

Louise Quinn sembra in pace con sé stessa, senza tuttavia aver perso la competitività e l’ambizione che le hanno permesso d’imporsi in Irlanda, in Svezia, in Inghilterra e ora in Italia, dove è una delle giocatrici più apprezzate.

Nella mezz’ora passata assieme all’irlandese, ho avuto l’occasione di saperne di più sul suo percorso, sulla sua esperienza all’Arsenal e sull’ultima sfida che Louise ha raccolto: l’Italia e la Fiorentina Femminile. Quella che è stata la mia prima intervista con una professionista mi ha permesso inoltre di scoprire il lato umano di una professione spesso vista come idilliaca e che, invece, nasconde sfide enormi e momenti difficili da affrontare a viso aperto.

Come Louise in Irlanda, da bambino ho giocato contro squadre composte da maschi e femmine, nei confronti delle quali ero – consapevolmente o inconsciamente – sempre più cauto nei contrasti. Le ho chiesto se anche lei avesse vissuto esperienze simili e la sua risposta mi ha strappato un sorriso:

“Si, mi è successo che i maschi fossero titubanti nei contrasti ma bastava che io facessi un’entrata un po’ più dura e subito si mostravano molto meno delicati!”

Da lì abbiamo parlato della sua scelta di trasferirsi, a 22 anni, in Svezia e più precisamente all’Eskilstuna, dove in tre anni e mezzo ha aiutato la squadra a raggiungere la massima divisione, diventare una delle squadre più forti del Paese ed è diventata capitano della squadra. Una scelta coraggiosa, fatta anche grazie al supporto di alcune compagne di Nazionale, che già si erano trasferite all’estero e hanno convinto Louise ha fare il grande salto.

Il cambiamento è stata una costante nel percorso di Louise, che dopo la Svezia è approdata in Inghilterra con il Notts County, una parentesi che ha lasciato l’amaro in bocca all’irlandese.

Nel raccontare la sua brevissima parentesi con la squadra, Louise sembra non aver digerito il modo in cui l’improvviso scioglimento della squadra è stato gestito:

“Non c’erano né il proprietario, né l’Amministratore Delegato. A comunicarci che la squadra sarebbe stata sciolta hanno mandato due persone che non avevamo mai visto prima”.

Questo particolare passaggio ci ha permesso di parlare un po’ dell’instabilità che circonda il mondo del calcio femminile, anche quello professionista, tutt’oggi lontanissimo parente di quello maschile. Il Notts County Ladies è stato smantellato, quasi da un giorno all’altro, uno scenario che è semplicemente inimmaginabile per un Club maschile; succede anche per le squadre maschili, ovviamente, ma non con la stessa regolarità e semplicità – o spietatezza. Un’incertezza con la quale Louise ha convissuto tutta la carriera e che ha affrontato a viso aperto, per quello che ho intuito io, prendendo quanto di buono il mondo del calcio avesse da offrire.

Chiusa la parentesi, abbiamo parlato dell’Arsenal, un Club al quale Louise è senza dubbio ancora molto legata. Abbiamo parlato del suo arrivo a Londra, delle compagne di squadra, di Joe Montemurro e delle recenti difficoltà della squadra, soprattutto nelle sfide con le rivali dirette. Ricordando i suoi primi allenamenti con l’Arsenal, ho chiesto a Louise quali fossero state le giocatrici ad impressionarla di più:

“Jordan Nobbs, ovviamente, e Dan Carter: era velocissima, sempre in movimento, mi ha letteralmente tormentata. Non sapevo come controllarla e mi sono detta che dovessi sbrigarmi a trovare una soluzione!”

Da lì abbiamo poi parlato di Joe Montemurro, “un allenatore fantastico, che legge le partite in modo eccezionale” per il quale Louise ha speso parole lusinghiere:

“La sua più grande qualità è la capacità di costruire la squadra e lo spogliatoio, di mettere le giocatrici nelle condizioni di esprimersi liberamente in un ambiente rilassato. Non troppo rilassato, perché Joe è bravissimo ad alzare il livello non appena l’ambiente si dimostra troppo rilassato.”

Naturalmente, il dialogo è scivolato verso i recenti risultati delle sue ex-compagne, ultimamente in difficoltà in campionato.

“Le giocatrici sono forti, sono determinate, hanno un allenatore molto bravo e ce la stanno mettendo tutta per uscire da questo momento” – ha detto Louise – “è difficile capire perché i risultati contro le grandi non arrivino”.

Chiedersi cosa serva per invertire la rotta “è una domanda da un milione di dollari” per usare le parole di Louise, che ha comunque una sua idea: “Forse servirebbe una conversazione aperta tra giocatrici e allenatore, in modo da fare il punto sulla situazione e ripartire da zero.” Un’esperienza già vissuta da Louise in passato, “che può spaventare all’inizio ma che permette al gruppo di aprirsi in tutta sincerità e trovare punti in comune dai quali ripartire”.

Il tempo è sembrato volare durante la nostra chiacchierata (almeno per me) e in chiusura abbiamo parlato di Firenze e di calcio italiano:

“Il calcio femminile italiano è molto diverso rispetto a quello inglese ma competitivo” mi ha raccontato Louise, alla quale ho chiesto qualche dettaglio in più sul modo di allenarsi e giocare: “In Italia si lavora meno sulla preparazione fisica e di più col pallone, le giocatrici sono molto brave a giocare spalle alla porta, che sia per combinare con le compagne o crearsi occasioni da gol con un dribbling improvviso. In compenso, non sanno incassare un contrasto! Sono sempre pronte ad effettuare un’entrata dura col piede alto ma vanno a terra alla prima spallata.”

Le ho chiesto su chi scommetterebbe, tra le sue attuali compagne di squadra, e Louise non ha avuto dubbi:

“Marta Mascarello e Alice Tortelli possono arrivare ai livelli più alti, sia in Italia che all’estero – se vorranno provare un’esperienza del genere”

Grazie a Louise per questa bella chiacchierata, dalla quale ho imparato molto: che la vita di un professionista non è semplice come sembra, che le critiche di tifosi, giornalisti ed esperti non scivolano via così facilmente e che ogni scelta è decisiva per il prosieguo della carriera.

Ci vuole coraggio per fare determinate scelte quando si è poco più che adolescenti e ci vuole coraggio per rimettersi in gioco ogni volta, come ha fatto Louise Quinn nell’arco della sua carriera. Quando le ho detto che non sembra aver paura del cambiamento, la sua risposta è stata: “ho sempre paura del cambiamento”.

In fondo, cos’è il coraggio se non la forza di far quel che è giusto fare, nonostante la paura?

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