Che Sberla!

Perché continua a succedere? Perché ci casco di continuo?
Prima della partita con il Burnley ho guardato la classifica di Premier League e mi sono detto: perché no?

Il campo poi mi ha spiegato perché no fin troppo bene.

Mi era successo anche dopo il pareggio interno contro il Manchester United, arrivato alla fine di una serie di cinque vittorie e due pareggi in sette partite di campionato; ho guardato la classifica e mi sono detto che l’Europa non era poi così lontana, anche nel caso in cui le squadre davanti e dietro di noi avessero vinto tutte le partite che dovevano recuperare.

Puntualmente, è arrivata la sberla – sotto forma di una sconfitta contro il Wolves ancora oggi inspiegabile.

Oggi come ieri, sono qui a massaggiarmi la guancia dopo l’ennesima sventola della stagione.

La cruda verità è che se una squadra ha vivacchiato a metà classifica per tre quarti del campionato, senza mai salire oltre il nono posto per oltre quattro mesi, forse quella squadra non è pronta per giocarsi un posto in Europa. Anzi, quella squadra non merita di giocarsi un posto in Europa.

È inutile guardare le squadre davanti a noi e dirsi che “non hanno niente più di noi”, “è assurdo che siano così in alto” o recriminare su questo o quell’altro episodio: sette mesi di Premier League non mentono.

Siamo una squadra competitiva sulla carta ma mediocre nel rendimento, incapace di confermarsi per più di una manciata di partite e sempre pronta a sabotarsi da sola, quando la posta in palio è alta.

È stato bello vivere la cavalcata iniziata con l’insperata vittoria interna contro il Chelsea, tornare a credere in un futuro più roseo di questo presente ma il percorso è ancora lunghissimo, purtroppo.
Non siamo così vicini al traguardo, non siamo a pochi accorgimenti di distanza dal “tornare l’Arsenal”. Siamo una squadra da metà classifica, composta da giocatori sostanzialmente inadeguati a competere ai più alti livelli.

La nostra rosa non è disastrosa, ovviamente, e forse potrebbe starsene un paio di posizioni più su, ma è composta in maggioranza da giocatori semplicemente buoni, ognuno con almeno un difetto flagrante che continua a costarci punti e posizioni in classifica.

Tutti loro, lungo la stagione, hanno un picco di rendimento che ci illude, in un mare di prestazioni indifferenti, quando va bene, o terribili quando le cose non girano al meglio.
Nelle undici partite che restano da qui alla fine del campionato, Mikel Arteta dovrà continuare a lavorare per migliorare la continuità di rendimento della squadra ma soprattutto identificare le priorità del prossimo mercato, che potrebbe essere decisivo.

La base attuale può solamente essere un punto di partenza, non la struttura portante alla quale aggiungere qualche tassello: giocatori come Héctor Bellerín e Granit Xhaka non dovrebbero essere intoccabili, dovrebbero essere dei buoni rincalzi a titolari di caratura ben superiore.

Quello dello svizzero a Turf Moor non è il primo e non sarà certamente l’ultimo errore madornale che dovremo sorbirci, così come le dormite difensive del catalano e la sua imprecisione in fase di rifinitura: sono quelli che sono, Héctor Bellerín e Granit Xhaka, ovvero buoni elementi che hanno raggiunto il massimo delle proprie capacità e che, inevitabilmente, commetteranno errori banali, ancora e ancora.

In mezzo a questi errori avranno dei momenti positivi, delle buone prestazioni che ci faranno pensare che “ecco il vero [inserire nome a piacere]” ma prima o poi torneranno a costarci una partita.

È così, purtroppo, e non serve più a nulla illuderci che sarà diverso.

Lo stesso vale per altri, come Alexandre Lacazette, che quando ha fatto tanti gol in un campionato ne ha fatti 14; come Nicolas Pépé, che ha la continuità di rendimento di Ezio Vendrame; come David Luiz, che non ha imparato nulla in vent’anni di erroracci, eccetera, eccetera..

Giocatori così non cambieranno mai, purtroppo, e io farei bene a mettermi l’anima in pace.

Da romanticone idealista mi convinco ogni volta che questo o quel giocatore farà ricredere tutti ma, in oltre trent’anni di calcio, mi è capitato di aver ragione solo due volte.

Troppo poco per continuare a prendere sberle come quella di sabato.

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