NORTH LONDON IS RED!

Vincere un derby è sempre speciale, anche se ai fini della classifica conta poco.
Ieri, nonostante lo svantaggio immeritato, abbiamo mantenuto la mente fredda e il cuore caldo che ho invocato nel pre-partita.

Il gol della vita di Lamela avrebbe potuto tagliarci le gambe, affossarci ulteriormente dopo la querelle legata all’esclusione di Pierre-Emerick Aubameyang e le occasioni mancate in apertura, e invece la squadra ha continuato a giocare come stava facendo – ovvero benissimo –  e ha raccolto una vittoria meritata e preziosa.

Quando ci siamo trovati in superiorità numerica, però, siamo andati in difficoltà: perché?

L’espulsione di Lamela per doppia ammonizione avrebbe dovuto chiudere la partita, perché il Tottenham già faticava a creare occasioni in undici contro undici, quindi con un uomo in meno avrebbe dovuto avere ancora più problemi.

Invece, in quegli ultimi dieci minuti abbondanti, abbiamo incassato un gol – giustamente annullato per fuorigioco – e rischiato d’incassarne un altro, quando la punizione di Kane è finita sul palo e il tap-in di Sánchez è stato deviato in angolo da Gabriel.

Una sofferenza del tutto ingiustificata, contro un avversario fino a lì incapace di metterci in difficoltà, alimentata da una serie di errori banali in fase di possesso palla; come contro il Burnley la settimana scorsa e in tante altre occasioni durante la stagione, abbiamo riaperto una partita che era abbondantemente chiusa e rischiato di buttare all’aria un’altra vittoria.

È bastato che la vittoria arrivasse lì a portata di mano per iniziare a vedere i primi tremori: Gabriel che regala un calcio d’angolo, Kieran Tierney che sbaglia un appoggio elementare, Granit Xhaka che esita prima di far circolare il pallone e così il Tottenham è tornato sorprendentemente in partita, per fortuna senza trovare il gol di un pareggio che sarebbe stato impossibile da digerire.

Sembra che questa squadra sia sempre più vicina ad essere una pretendente credibile per un posto in Champions League, tuttavia è ancora vittima di sé stessa e delle emozioni; come detto da David Luiz durante un’intervista post-partita, la squadra non ha saputo usare la testa nel momento più importante:

“Penso che abbiamo giocato molto bene – tranne per negli ultimi dieci minuti, quando abbiamo giocato in modo emotivo e non abbiamo usato le nostre menti per controllare la partita con un uomo in più in campo. È una cosa normale in partite come queste e sono molto felice perché questa squadra ha un’identità, proviamo a controllare il possesso e segnare ma penso che dovremmo essere più precisi sotto porta”

Il brasiliano, eccellente contro il Tottenham, ha centrato in pieno il problema mentale che impedisce alla squadra di compiere il salto di qualità.

Risolto questo problema (ma non sarà semplice…), questa squadra potrebbe regalarci grosse soddisfazioni e tornare a competere per qualcosa di più prestigioso che l’Europa League e un decimo posto in classifica.

Oggi purtroppo la squadra soffre di quella sindrome che Chiellini aveva definito “the history of the Tottenham”: lasciamo certi problemi a chi se li porta dentro per definizione

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