Tutto Facile

Una vittoria semplice, tranquilla, professionale.
Una vittoria di quelle che vorrei aver potuto vivere più frequentemente, quest’anno.

Non so, ad esempio contro Everton, Fulham, Burnley, Aston Villa, Wolverhampton o Southampton in casa, giusto per fare qualche esempio. Tutte partite perse o pareggiate malamente che, oggi, ci costano l’anonimato in classifica e ci costringono a dover fare l’impresa in Europa League – prima col Villarreal e poi eventualmente con il Manchester United – per evitare di sprofondare definitivamente.

Ieri, contro un Newcastle più motivato ma tecnicamente più povero, abbiamo visto quell’Arsenal che potrebbe essere ma che raramente è stato, per diversi motivi: scelte tattiche sbagliate, giocatori fuori forma nel momento sbagliato, una buona dose di sfortuna, qualche svista arbitrale di troppo ma soprattutto tanti, troppi errori individuali.
Una storia già sentita, niente di nuovo sotto il sole, eppure la frustrazione è difficile da scacciare: non sarebbe servito chissà qualche miracolo per essere in piena corsa per un posto in Europa, sarebbe bastato non mettere insieme una serie di idiozie degne di una squadra di terza categoria.

Certo, ci si è messo di mezzo il VAR e l’incompetenza di una classe arbitrale inadeguata ma l’errore di Bernd Leno contro l’Everton sembra la foto perfetta della stagione: inatteso e inspiegabile, come tanti risultati negativi raccolti durante il campionato.
La metà delle squadre che ci stanno davanti non ci sono superiori, eppure siamo stati capaci di scavare un fossato enorme tra noi e loro, una voragine ampia sette, otto, undici punti che il campo non ha mai giustificato.

Contro il Newcastle, ieri, non abbiamo dato spettacolo né trovato soluzioni mirabolanti a livello tattico o tecnico, abbiamo semplicemente evitato di commettere errori stupidi e fatto circolare il pallone con quella voglia e quella velocità che spesso sono venute meno durante la stagione: quando l’avversario passeggiava, noi passeggiavamo con lui anziché accelerare il passo; quando l’avversario di rintanava in area per difendersi ad oltranza, noi buttavamo dentro cross su cross, senza speranza; quando l’avversario aveva solamente l’arma del contropiede a disposizione, noi ci buttavamo in avanti senza riflettere. Così il Burnley ha raccolto quattro punti su sei, Aston Villa, Leicester, Everton e Wolverhampton hanno fatto bottino pieno sia in casa che in trasferta e il derelitto Fulham è arrivato a pochi secondi dalla vittoria all’Emirates Stadium, strappando comunque un punto.

Non mi sembra di chiedere così tanto se mi aspetto di vincere in casa contro squadre di medio-bassa classifica (almeno in casa….!) eppure per diversi mesi è sembrata una missione impossibile, quasi che qualsiasi avversario fosse troppo difficile da imbrigliare per i nostri; più l’avversario mostrava i propri limiti, più noi ci adeguavamo a quelli e tenevamo aperta una contesa che, sulla carta, non avrebbe dovuto avere storia.

Non penso di esagerare se dico che, anche senza fare i fenomeni, avremmo dovuto avere una decina di punti in più in classifica: anche con gli errori del VAR, anche con le decisioni assurde dei vari arbitri, oggi dovremmo essere a ridosso di Tottenham e West Ham ed invece siamo noni, fuori da qualsiasi discorso europeo.

L’unica magra consolazione è che, quando siamo stati obbligati a vincere, abbiamo spesso risposto presente in maniera egregia: possiamo aggrapparci a questo in vista della partita di giovedì sera, la madre di tutte le partite, e sperare che all’Emirates Stadium scenda in campo l’Arsenal propositivo e concentrato che ci piace tanto.

Quell’Arsenal che gioca a due tocchi, che aggredisce pallone e spazi, che sa mettere sul campo le proprie qualità individuali e collettive e diventare perciò irresistibile, imprevedibile, letale.

Quell’Arsenal che non stacca mai la spina, che resta compatto quando il pallone lo hanno gli altri, che mette in campo una vera solidarietà tra reparti, che s’incoraggia a vicenda e si sostiene nei momenti di difficoltà.

Vorrei vedere quell’Arsenal lì, giovedì sera.

Anzi, a partire da giovedì sera, perché vorrei tanto che quell’Arsenal fosse la normalità, la quotidianità e non più l’eccezione che ti fà ben sperare e poi ti abbandona senza spiegazioni.

Lo abbiamo visto di rado quest’anno, quindi è tutt’altro che scontato.

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