Buon Compleanno, Dennis Bergkamp

Buon compleanno, Dennis!
Ectoplasma. Indisponente. Inspido. Chiunque abbia visto giocare Dennis Bergkamp non associerebbe mai questi aggettivi all’olandese, eppure…

Saranno state le difese italiane; saranno stati i campi inguardabili d’nizio anni ‘90; saranno stati Bagnoli e Bianchi; sarà stato Rúben Sosa che lo chiamava La Bella Denise; sarà stata la stampa italiana fatto sta che Dennis Bergkamp in Serie A era diventato lo zimbello di tutti e uno degli obiettivi preferiti della Gialappa’s Band e di Mai Dire Gol

Un’esperienza che doveva essere l’apoteosi ma che si è trasformata in un calvario, dal quale Dennis Bergkamp è uscito grazie all’intervento di David Dein e Bruce Rioch.

Nonostante il poco che abbia fatto come allenatore dell’Arsenal, Bruce Rioch godrà sempre della gratitudine di ogni tifoso dell’Arsenal nel mondo per aver portato ad Highbury un giocatore che ha rivoluzionato la figura dell’attaccante in Premier League e dato una scossa a tutto il calcio inglese, grazie alla sua tecnica e alla sua intelligenza. Come tanti altri olandesi prima di lui, Dennis Bergkamp è stato considerato distaccato, disinteressato e freddo ma in realtà ha sempre avuto quel fuoco dentro di sé e la voglia di cambiare il corso delle partite – riuscendoci molto spesso.

Abbiamo tutti in mente il gol contro il Newcastle a St. James’s Park, con Dabizas che ancora cerca il pallone, l’assist a Freddie Ljungberg contro la Juventus, con Montero che sta ancora girando a vent’anni di distanza, la tripletta al Leicester che gli è valso il primo, secondo e terzo posto nella classifica del gol del mese di Match of the Day ma Dennis Bergkamp è sempre stato molto di più del lampo di genio improvviso, della giocata che ti lascia a bocca aperta: chi, come me, ha avuto la fortuna di vederlo giocare dal vivo ha potuto scoprire l’inarrivabile intelligenza dell’olandese senza palla, le sue letture incredibili che gli permettevano di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, là dove gli avversari non lo aspettavano e dove avrebbe potuto fare più danni possibili.

Il resto lo faceva la sua tecnica assurda, il tocco di palla più morbido che io abbia mai visto, assieme a quello di Zinédine Zidane: come il francese, Dennis Bergkamp non si accontentava di addormentare palloni a campanile come se fosse la cosa più semplice del mondo ma orientava il suo controllo di palla in vista della mossa successiva – una qualità che si trova molto raramente ma che accomuna i grandissimi. Un altro giocatore avrebbe provato a mettere giù al meglio il lungo cross di Ian Wright, lui invece ha subito pensato a come evitare l’intervento di Carr e mettersi in posizione per concludere, riuscendoci in maniera sublime e chiudendo così un North London Derby che sembrava stregato.

Eppure, Dennis Bergkamp non aveva nessuna ragione di essere a Highbury e indossare la maglia dell’Arsenal, che aveva chiuso il campionato precedente al dodicesimo posto e non avrebbe giocato nessuna competizione europea. Nonostante le difficoltà riscontrate in Serie A, Dennis Bergkamp era lo stesso giocatore che due anni prima aveva sfiorato il Pallone d’Oro e che era conteso da Inter, Juventus, Bayern e Real Madrid, perché mai andare all’Arsenal?

Certo, l’Arsenal era anche reduce da una finale di Coppa delle Coppe, persa contro il Real Saragozza, ma tra lo scandalo legato a George Graham e la retrocessione sfiorata, l’Arsenal non sembrava proprio il posto ideale per rilanciare la propria carriera. Bruce Rioch però riuscì a convincere l’olandese e, da quel momento in poi, la storia di Dennis Bergkamp, dell’Arsenal e della Premier League è cambiata per sempre – anche se il povero Bruce Rioch è durato solo una stagione.

Dennis Bergkamp ha segnato il gol che ha permesso all’Arsenal di ritrovare l’Europa dopo un anno di assenza e, con l’arrivo di Arsène Wenger, è diventato un’icona del Club e uno dei migliori giocatori mai visti in Inghilterra, oltre ad aver vinto tre campionati, quattro FA Cup, quattro Charity/Community Shield e un titolo di giocatore dell’anno.

Oggi come allora, l’Arsenal sembra destinato a non disputare nessuna competizione europea e avrebbe un disperato bisogno di un acquisto alla Dennis Bergkamp, un giocatore che possa segnalare le rinnovate ambizioni del Club e aiutare la squadra a risalire la china.

Non mi aspetto ovviamente che l’Arsenal trovi un altro Dennis Bergkamp perché è una missione impossibile ma vorrei tanto che il Club arrivasse ad ingaggiare un giocatore semplicemente più forte degli altri: è inutile girare intorno alle statistiche e ai numeri, abbiamo un bisogno urgente di qualità in attacco e serve qualcuno che possa trascinare i compagni grazie ad un talento fuori dal normale e la giusta mentalità.

Suona stupido e un po’ semplicistico a dirsi ma le partite le vincono sempre e comunque i giocatori più forti e noi non ne abbiamo abbastanza, anzi non ne abbiamo proprio perché i due trascinatori di oggi sono poco più che ragazzini.

In attesa di sapere se Mikel Arteta è un Bruce Rioch o un Arsène Wenger, cerchiamo un nuovo Dennis Bergkamp.

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