L’Altro Predestinato

Oltre a Bukayo c’è di più!
Da quando è entrato stabilmente in prima squadra, per merito di Unai Emery (ciò che è giusto, è giusto), Bukayo Saka ha dimostrato di essere anni luce più avanti di molti suoi coetanei e pure di qualche veterano.

Quasi impossibile da spostare quando protegge la palla, il versatile prodotto di Hale End ha la capacità di usare la forza nella parte bassa del suo corpo per assorbire la pressione dell’avversario e sfruttarla per sgusciare via. Il resto lo fanno la sua velocità, un’intelligenza fuori dal normale, l’abilità di calciare con entrambi i piedi e le infinite opzioni a disposizione sia in rifinitura che alla conclusione. Da terzino sinistro può arrivare sul fondo e pescare un compagno in area; da ala destra può rientrare sul sinistro per concludere a rete; da mezz’ala sa trovare gli spazi tra le linee e creare occasioni da gol e da tornante è instancabile in entrambe le fasi.

A nemmeno vent’anni, Bukayo Saka e il suo iconico numero di maglia sono l’immagine scelta dall’Arsenal per il presente e per il futuro, una scelta ineccepibile.

Dal Natale scorso, però, c’è un altro ragazzino che pian piano si sta prendendo il centro del palcoscenico, pur con uno stile diametralmente opposto a quello di Bukayo Saka; anche lui cresciuto a Hale End, ventun anni da compiere tra un paio di mesi e la stessa trafila del più celebrato enfant prodige della nostra Academy, Emile Smith Rowe è stato buttato nella mischia in occasione della partita di andata contro il Chelsea e da allora è sempre stato tra i più positivi.

Emile Smith Rowe è stato talmente importante che grazie alle sue caratteristiche ha permesso a Mikel Arteta di adottare quel 4-2-3-1 che sembra il modulo più adatto a questo gruppo di giocatori. Con le sue letture impeccabili, i suoi movimenti intelligenti e il suo gioco semplice (almeno in apparenza), il centrocampista ha incollato tra loro due reparti – centrocampo e attacco – che ad un certo punto della stagione non sembravano nemmeno appartenere alla stessa squadra.

Ricorderete anche voi quelle bruttissime pass maps a forma di U che ci siamo ritrovati sotto gli occhi durante i mesi autunnali, che guarda caso hanno coinciso con le nostre peggiori prestazioni e con i peggiori risultati della stagione in corso: c’era una voragine tra Pierre-Emerick Aubameyang, abbandonato al suo destino là davanti, e il trio di centrocampo composto da Granit Xhaka, Thomas Partey e Dani Ceballos. Qualcuno quella voragine avrebbe voluto vederla riempita da Mesut Özil, comodamente seduto sul divano di casa, ma quando guardo giocare Emile Smith Rowe mi dico che il tedesco sarebbe stato la risposta sbagliata ad una domanda giusta.

Purtroppo Mesut Özil ha smarrito quella voglia di incidere che spinge invece Emile Smith Rowe a pressare, coprire, proporsi per un passaggio, portare palla, sfidare gli avversari in uno contro uno e quindi cercare di far accadere qualcosa, in un modo o nell’altro; l’ultimo Özil che abbiamo potuto vedere dirigeva il gioco con la solita tecnica sopraffina e la sua tipica visione di gioco da alieno, ma non offriva più il dinamismo necessario per destabilizzare gli avversari. Non c’era più il mordente, l’audacia che in questo momento rende Emile Smith Rowe imprescindibile.

Ieri sera, a Stamford Bridge, ho visto un giocatore che ha compiuto un ulteriore passo in avanti: se agli inizi il suo gioco era più orientato a far circolare il pallone e mantenere un buon ritmo nella manovra – una specialità di Alex Hleb e Tomas Rosicky, all’epoca – lo Smith Rowe di ieri sera si è caricato la squadra sulle spalle con azioni personali incisive e una maggiore aggressività sulla trequarti, quella stessa aggressività che gli ha permesso di essere al posto giusto quando Pierre-Emerick Aubameyang ha alzato la testa alla ricerca di un passaggio, dopo aver raccolto la respinta disperata di Kepa.

C’era lui a centro area, il solo ad aver seguito l’azione nonostante il retropassaggio di Jorginho sembrasse destinato a finire in rete. Martin Ødegaard ha alzato le braccia al cielo per esultare, Emile Smith Rowe ha attaccato l’area senza pensarci due volte.

Potenzialmente, il centrocampista ha le carte in regole per diventare un elemento fondamentale per la squadra e garantire quei gol e quegli assist che mancano dai tempi di Cesc Fàbregas, spero quindi che Edu trovi l’accordo per fargli firmare il contratto quinquennale propostogli e che Mikel Arteta lo metta al centro del progetto tecnico per la prossima stagione.

Con o senza competizioni europee, Emile Smith Rowe dev’essere considerato alla stregua di Bukayo Saka e giocare sempre, salvo infortuni o squalifiche.

Bukayo Saka è Il Predestinato, Emile Smith Rowe è l’Altro Predestinato (aspettando Gabi…)

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