No, Grazie

Alle cose belle ci si abitua in fretta. Non credete mai a chi vi dice il contrario.

“Sono milionario ma sono rimasto lo stesso di sempre”
“Lo yacht a Portofino? L’importante è la compagnia, sarei felice anche con un canotto a Porto Marghera”
“Il ristorante stellato ogni weekend? Non c’è niente come la cucina di casa…”

Ca**ate.

Lo sappiamo benissimo anche noi, che in pochi anni siamo passati dal Wengerball più lussurioso al nulla e dalle serate di Champions League alla lotta per la qualificazione alla Conference League. Lo sappiamo benissimo perché ogni anno scommettevamo su quanto in fretta sarebbe arrivato il St. Totteringham Day e ad oggi sono quattro stagioni di fila che non lo festeggiamo nemmeno più. Un declino lento e inesorabile, iniziato con l’avvento dei ricconi esotici che hanno invaso il mercato inglese e proseguito con una serie di scelte societarie e tecniche che ci lasciano oggi al nono posto in classifica.

Mi manca quell’Arsenal, mi manca divertirmi quando guardo le partite, mi mancano i momenti che ti lasciano a bocca aperta (anche se Pépé…) e mi manca non aspettare con trepidazione e angoscia la partita di cartello del weekend, o del mercoledì, contro avversari che fanno paura ma su palcoscenici che ti tolgono il fiato.

Come fare per tornare al più presto a quei livelli?

Con la Premier League sempre più competitiva, la strada maestra pareva essere la vittoria dell’Europa League ma sappiamo fin troppo bene com’è finita: semifinale nel 2018, finale persa malamente nel 2019, eliminazione ai sedicesimi l’anno scorso e di nuovo eliminazione in semifinale quest’anno. Puntare tutto su una competizione che culmina con una partita secca non sembra essere la scelta migliore, anche per una squadra a proprio agio nelle coppe come la nostra.

Soprattutto nel 2019, con Unai Emery in panchina, ci siamo ritrovati a privilegiare l’Europa League rispetto al campionato e abbiamo pagato un prezzo altissimo: le due sconfitte contro Crystal Palace e Wolverhampton hanno permesso al Chelsea di scavalcarci al quarto posto, per poi darci una bella scoppola a Baku. Soprattutto il due a tre interno contro le Eagles pareva più che evitabile, soprattutto se Unai Emery avesse schierato una formazione competitiva anziché mandare in campo Carl Jenkinson, Mohamed Elneny, Sead Kolašinac e Mattéo Guendouzi per far riposare i reduci dalla vittoria del San Paolo – che ci è costata anche Aaron Ramsey.

Che sia ora di prendere l’altra strada?

Con un montepremi quattro volte inferiore a quello della Champions League e in palio la qualificazione all’edizione successiva dell’Europa League, la Conference League non ha molto da offrire ad un Club che cerca disperatamente di tornare ai vertici: in compenso, la nuova competizione continentale aggiunge fino a quindici partite al calendario, con rispettive trasferte e tutti i rischi del caso (infortuni, impegni ravvicinati, programmazione, lavoro sul campo…)

A mio modesto parere, non ne vale la pena. Il solo aspetto positivo di una qualificazione alla prossima Conference League sarebbe l’indiretta conferma che avremmo terminato il campionato davanti ai nostri cugini ma per il resto vedo solo complicazioni. Conference League o no, la prossima stagione dovrebbe essere incentrata sulla riduzione di una rosa ad oggi ancora troppo ampia, il lavoro settimanale sul campo con quel gruppo di giocatori che costituiranno il nocciolo duro della squadra per gli anni a venire e lo sviluppo di alcuni dei giovani più promettenti che abbiamo in rosa.

Affrontare una stagione di Premier League con 18/20 giocatori è possibile, con i più giovani pronti a subentrare per i turni iniziali di FA Cup e tutto il percorso di Coppa di Lega; aggiungere una dozzina di partite di Conference League complicherebbe i piani e secondo me andrebbe a discapito della crescita della squadra. Non è immaginabile usare la Conference League come Arsène Wenger usava la Coppa di Lega, perché la UEFA (alla quale già non stiamo simpatici per via della European Super League) ci farebbe un mazzo tanto nel nome del fair-play e dell’integrità, quindi Mikel Arteta sarebbe obbligato a schierare alcuni titolari oppure dovrebbe avere una rosa più ampia e meno giovane, con tutti i problemi del caso, principalmente economici.

Disfiamoci di alcuni contratti pesanti (Willian, Cédric Soares, Alexandre Lacazette), restringiamo la rosa e lasciamo che i vari Folarin Balogun, Daniel Ballard e Miguel Azeez possano trovarsi in panchina o in campo in Premier League, chissà che non possano regalarci qualche sorpresa. Vediamo quanto in alto possono trascinarci Gabriel, Bukayo Saka, Emile Smith Rowe, Gabriel Martinelli e William Saliba e proviamo ad affiancare loro elementi di assoluta qualità, anziché favorire la qualità.

A volte serve fare un passo indietro per farne due in avanti, cosa che non siamo riusciti a fare quando siamo stati retrocessi dalla Champions League all’Europa League ma che potremmo fare se concentrassimo tutte le nostre energie sulla Premier League.

Se Manchester City e Liverpool sembrano comunque troppo distanti, le altre rivali sembrano essere alla nostra portata e una stagione con un solo obiettivo potrebbe rendere la missione di Mikel Arteta molto più semplice.

Delle 14 partite di campionato disputate subito dopo una partita di Europa League ne abbiamo perse 6 e pareggiate 2, lasciando quindi per strada ben 22 punti – un’enormità. Abbiamo perso contro il Burnley, il Wolverhampton e l’Aston Villa, pareggiato in casa contro il Fulham, partite che – con una migliore preparazione – probabilmente avremmo vinto.

Partite che avrebbero fatto una differenza enorme sulla nostra situazione di classifica e ci avrebbero permesso di essere a ridosso del secondo posto. Il secondo posto (ma anche il terzo…) vuol dire Champions League assicurata, vuol dire un prestigio ritrovato, vuole dire rientrare nel giro che conta, vuol dire ricevere palate di soldi dalla UEFA e dalle TV, vuol dire giocatori di rilievo che guardano l’Arsenal e non si mettono a ridere.

Sacrificare tutto questo per una competizione che al massimo di rimanda in Europa League? No grazie.

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