Idee Confuse

Cinque giorni al via e la squadra non sembra esattamente pronta.
La sconfitta di misura rimediata contro i cugini non è particolarmente dolorosa in sé, semmai a preoccupare è la solita sterilità offensiva dimostrata dai nostri.

Se per certi versi il problema è legato a doppio filo alla qualità dei giocatori a disposizione di Mikel Arteta, è impossibile ignorare la confusione tattica che attanaglia la squadra quando passiamo la metà campo – e non solo.

Siamo una squadra che gioca in contropiede o una squadra che fa circolare il pallone in maniera pazientemente ossessiva?

Guardando le partite che abbiamo giocato fino a qui è difficile capire quale sia la preferenza del manager spagnolo, che sembra scegliere metà del suo undici titolare per un tipo di gioco e l’altra metà per uno stile completamente opposto: ad esempio, Alexandre Lacazette da centravanti è perfetto per venire incontro, favorire gli inserimenti dei compagni e giocare di sponda, tuttavia è assente in area di rigore quando Kieran Tierney arriva sul fondo e crossa al centro.

Ugualmente, è splendido vedere Ben White aggredire l’avversario molto alto per provare a recuperare il pallone e ripartire in contropiede, tuttavia quando al suo fianco c’è Pablo Marí, Rob Holding o un altro difensore più compassato, tutta la struttura rischia di collassare da un minuto all’altro.

Fatico a capire come Pierre-Emerick Aubameyang, l’attaccante attorno al quale mi sarei aspettato che Mikel Arteta costruisse la squadra, sia confinato sulla sinistra e gravato di compiti difensivi tali da spingerlo a ripiegare ben dentro alla nostra metà campo: quando il Club gli ha offerto un triennale faraonico per farlo restare a Londra, mi aspettavo che ci fosse un piano tattico per metterlo nelle migliori condizioni possibile affinché ripagasse la squadra a suon di gol.

Ho l’impressione che Mikel Arteta non abbia ancora fatto quella scelta di campo che dovrebbe permettere a Edu di operare sul mercato cercando giocatori con caratterstiche ben precise, anziché perseguire obiettivi ad cazzum, come avrebbe detto il compianto Franco Scoglio.

Mi pare di tornare indietro ai tempi di Unai Emery (aaaargh!) e al suo non-gioco, alla sua non-identità e alle frustrazioni derivanti dal vedere un gruppo di giocatori senza lo straccio di un’idea, senza un briciolo di carattere per imporre un gioco, qualsiasi esso sia.
All’inizio della sua carriera sulla panchina dell’Arsenal, Mikel Arteta metteva in campo la squadra con la ferma idea di attirare il pressing avversario e colpire in contropiede – sfruttando la velocità di Kieran Tierney e Pierre-Emerick Aubameyang. Una tattica non particolarmente di mio gusto ma tremendamente efficace contro le grandi e che, non dimentichiamolo, ha portato una FA Cup e un Community Shield contro Chelsea e Liverpool, rispettivamente.

Mikel Arteta ha voluto cambiare e avvicinarsi di più al suo credo calcistico, tuttavia ha dovuto fare i conti con una rosa male assortita per intepretare quel tipo di calcio e ne ha pagato il prezzo. Il passaggio dal 3-4-3 tutto contropiede al 4-3-3 basato sul possesso infatti è stato drammatico, con la lunga sfilza di prestazioni incolori e risultati catastrofici, fino alla miracolo di Natale e all’innesto di Emile Smith Rowe nel 4-2-3-1 che ci è valso una bella cavalcata a fine stagione.

Mi sarei aspettato che, quest’estate, Mikel Arteta e Edu costruissero la squadra in funzione di quel modulo, quel modo di giocare, ed invece siamo quasi esattamente nello stesso punto in cui eravamo il 26 dicembre passato.

Abbiamo ancora due attaccanti completamente differenti e molto poco compatibili, almeno sul campo, un solo trequartista a sobbarcarsi tutto il lavoro di taglio e cucito a centrocampo, due esterni di destra con una sola maglia a disposizione e nessuno a sinistra, quando avremmo un disperato bisogno di un giocatore alla Grealish che possa accentrarsi e andare alla conclusione o dialogare coi compagni. Abbiamo due soli centrali di difesa veloci abbastanza per adottare una linea difensiva altissima e favorire il pressing tanto caro a Mikel Arteta al suo mèntore Pep Guardiola, due soli centrocampisti bravi e craggiosi abbastanza per andare a recuperare il pallone dalla difesa e girarsi in un fazzoletto e letteralmente un solo portiere a disposizione – con il secondo palesemente inadatto a questi livelli ed un terzo troppo acerbo.

Questo precampionato mi ha riportato d’un colpo alla semifinale di ritorno di Europa League della passata stagione, persa senza onore contro un Villarreal modesto ma fedele a sé stesso.

Fatico a vedere anche solo l’ombra di progresso. Speriamo bene.

PS: Clock End Italia va in vacanza un paio di giorni, appuntamento a giovedì per il pre-partita

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