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Mikel Arteta fa cifra tonda e batte un altro record. Negativo.
Con la sconfitta interna rimediata contro il Chelsea, il manager spagnolo è diventato il primo allenatore nella storia del Club a perdere le prime due partite di campionato senza segnare la miseria di un gol.

Dopo essere stato il primo allenatore da quasi un secolo a mettere in fila otto turni di campionato senza segnare un gol in casa (alla fine saranno dieci partite senza gol all’Emirates Stadium, se contiamo tutte le competizioni), ora l’ex allievo di Pep Guardiola ha raccolto un altro record negativo, di quelli che restano sul curriculum come una macchia di vino rosso sulla camicia bianca.

Ci sono tante attenuanti e molti alibi per Mikel Arteta, spesso confrontato a situazioni senza precedenti, ma il ruolino di marcia fatto registrare in Premier League è preoccupante: con quella di ieri contro il Chelsea, l’ex capitano di Everton e Arsenal ha rimediato la ventesima sconfitta in sessanta partite da allenatore, alle quali vanno aggiunti tredici pareggi per un totale di ottantasei punti lasciati per strada sui centottanta a disposizione.

C’è poco da stare allegri.

Il Covid-19, una rosa male assortita, gli infortuni, il mercato riparatore ma solo a metà, di nuovo il Covid-19: Mikel Arteta non è certamente un uomo fortunato ma, va detto, spesso non si aiuta: dapprima sembrava aver trovato la formula magica con un 3-4-3 che ha messo in difficoltà Pep Guardiola, Jurgen Klopp e Frank Lampard e contribuito a portare a casa una FA Cup e un Community Shield, poi ha deciso di stravolgere tutto per avvicinarsi il più possibile al 4-3-3 più puro, senza però avere i giocatori giusti.
Una mossa che si può considerare coraggiosa o avventata, a seconda dei punti di vista, ma che rischia di restare incompiuta se il Club non asseconda le volontà del manager e trova il modo di mettergli a disposizione i giocatori adatti.

Solitamente sarei molto meno ottimista di così ma la sessione di mercato ancora in corso ha riacceso qualche flebile speranza che ci sia un’idea, dietro tutto questo caos, e che esista una strategia – anche se molto più complessa da realizzare di quanto dovrebbe essere. A differenza del passato recente, infatti, abbiamo smesso di cercare disperatamente il prodotto finito, l’usato sicuro alla Willian, e ci siamo interessati a giocatori ancora giovani e con un potenziale altissimo, con caratteristiche precise e in linea con il gioco che ha in mente Mikel Arteta.

Qualcuno forse lo abbiamo pagato più del suo reale valore (Ben White, ahem!) ma è lo scotto da pagare per recuperare terreno rispetto alle rivali, ad oggi ancora avanti anni luce rispetto a noi: oltre al difensore inglese sono arrivati un terzino sinistro molto abile in fase offensiva, che sostituirà Kieran Tierney quando necessario, un centrocampista fisico e tecnico come Albert Sambi Lokonga, un portiere di riserva capace di mettere davvero sotto pressione Bernd Leno e un trequartista che, per età, qualità e pedigree, ha tutte le carte in regola per diventare uno dei migliori nel proprio ruolo.

Tutti giocatori di 22/23 anni, con un buon bagaglio d’esperienza e di grande potenziale.

A questi si aggiungono lo stesso Kieran Tierney, Gabriel, Bukayo Saka, Emile Smith Rowe e Gabriel Martinelli, che vanno a creare uno zoccolo duro che, si spera, farà tornare competitiva una squadra che non può avere grosse aspirazioni, per il momento.

Per far abbassare quel tremendo 33% di sconfitte, tuttavia, Mikel Arteta deve metterci un po’ del suo e trovare il modo di far rendere quei giocatori d’esperienza che sono tra i principali colpevoli dello stallo degli ultimi anni: mi riferisco a Granit Xhaka, Héctor Bellerín, Alexandre Lacazette, Cédric Soares, Nicolas Pépé e Willian, che per rendimento dovrebbero essere considerati dei comprimari e nulla più.
Purtroppo però, che sia per status, costo del cartellino o ingaggio annuale, alcuni di questi comprimari continuano a scendere in campo ogni fine settimana e questo rischia di costare carissimo a Mikel Arteta.

Il Club ha fatto un enorme sforzo economico e d’orgoglio nello svincolare altri comprimari di lusso quali Mesut Özil, Sokratis, Shkodran Mustafi e (a breve) Sead Kolasinac ma è ovvio che non possa continuare a dissanguarsi per sfoltire le fila, quindi non ha altra scelta che aspettare un’offerta decente, se mai arriverà.

Se da una parte capisco che Mikel Arteta sia reticente all’idea di mandare in campo una squadra di ragazzini inesperti, senza qualche elemento d’esperienza ad aiutarli, dall’altra non vedo perché voglia prendere un rischio tanto grande da costargli la panchina.
Più i risutati negativi si accumulano, più cresce la pressione sulle spalle dello spagnolo e più forte diventa la tentazione di dare il manager in pasto ai leoni, con buona pace degli investimenti e del progetto; Mikel Arteta è ancora in tempo per cambiare il proprio destino e per farlo ha solo due strade: accantonare i pesi morti oppure trovare un modulo adatto alle loro qualità.

Non volendo o potendo fare a meno di Granit Xhaka, Héctor Bellerín e altri veterani dal rendimento troppo altalenante, Mikel Arteta deve trovare il modo di metterli nelle migliori condizioni possibili o almeno in condizione di nuocere il meno possibile, oppure finirà col perdere il posto.

La quota per tornare in Europa dovrebbe assestarsi sui 75 punti e per arrivarci dobbiamo come minimo dimezzare quella percentuale di sconfitte. Non è un traguardo impossibile, a patto di agire in maniera intelligente sia durante l’ultima settimana di mercato che sul campo, in primis provando a recuperare qualche giocatore chiave, che si tratti d’infortuni o un cattivo stato di forma, e poi attuando scelte nette in quanto a formazione, gerarchie e meritocrazia.

4-3-3 giovane e acerbo o 3-4-3 dell’usato (poco) sicuro, senza vie di mezzo.

Se l’idea è quella di continuare con il 4-3-3, allora mancano due pedine all’appello. Resto convinto che la base sia buona e che la squadra non sia troppo lontana dal treno europeo, però servono un terzino destro e un centrocampista centrale di qualità per trovare la quadratura del cerchio e dare continuità al progetto che ha come ispiratore Mikel Arteta. Con le due pedine giuste, questa squadra può aspirare a tornare grande, anche se magari non subito, e ridurre il divario con Club come Leicester e Tottenham, tanto per cominciare.

Due incognite, due pezzi mancanti per completare il puzzle

Se invece Mikel Arteta vorrà continuare con i vari Granit Xhaka, Alexandre Lacazette & Co., allora dovrà mettere da parte il 4-3-3 oppure non troverà mai l’equlibrio giusto tra difesa e attacco.
L’unica strada sembra quindi essere il ritorno al 3-4-3, con Pierre-Emerick Aubameyang attaccante di sinistra senza troppi compiti difensivi e due esterni a tutto campo per dare equilibrio nelle due fasi; non è un calcio bello da vedere ma per lo meno è efficace, soprattutto contro squadre che tengono per sé il pallone.

Ogni altra soluzione intermedia rischia di far perdere credibilità al manager e al Club, oltre ad allontanarci sempre di più dalle posizioni in classifica che vorremmo raggiungere.

La Champions League è ancora un miraggio ma questa squadra vale molto di più dell’ottavo posto delle ultime due stagioni e pare che una posizione finale di classifica così mediocre abbia finalmente fatto aprire gli occhi al manager e alla dirigenza, che hanno già cambiato strategia per il mercato in entrata. ll passo successivo è fare altrettanto con i giocatori già in rosa, mettendo in pratica quell’approccio “spietato” che Mikel Arteta ha pubblicizzato fin dal primo giorno da allenatore dell’Arsenal.

Mangiare o essere mangiati, Mikel Arteta è ad un bivio ora.

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