Fast & Furious

Ci voleva una bella vittoria, se non altro per tirarsi un po’ su il morale.

Ieri sera, contro il West Brom, è successo tutto quello che avremmo voluto succedesse, come in un copione troppo perfetto per essere credibile: un esordio pazzesco di Aaron Ramsdale, che dall’interno dei suoi sedici metri sembrava fare il regista; la tripletta di Pierre-Emerick Aubameyang come ai bei tempi; il gol di Nicolas Pépé che ci ha riportati al finale della scorsa stagione; la maestria di Martin Ødegaard tra le linee e un Bukayo Saka in versione Starboy, quella che ci piace di più.

Tutto fin troppo bello.

Con tutto il rispetto, però, ieri sera un Arsenal non esattamente al completo ma comunque molto competivito ha sfidato un West Brom i cui titolari non erano in panchina ma addirittura in tribuna: non c’era Johnstone in porta, non c’era Bartley in difesa, non c’erano Livermore e Phillips a centrocampo e al loro posto c’erano sei debuttanti assoluti, ai quali se ne sono aggiunti tre a partita in corso.

Ødegaard contro De Castro; Pépé contro Ingram; Aubameyang contro Taylor: come doveva finire se non così?
Quando loro hanno inserito tre debuttanti, noi abbiamo mandato in campo Alexandre Lacazette, Ainsley-Maitland Niles e Gabriel Martinelli.

Non voglio fare il guastafeste ma non solo abbiamo sfidato una compagine di Championship, abbiamo sfidato la U23 di una squadra di Championship, mandando in campo i giocatori che dovrebbero trascinarci verso un posto in Europa. Mikel Arteta voleva la prima vittoria e lo capisco, la volevamo tutti, ma non raccontiamoci storielle: questa ottima prestazione va presa con le pinze e messa nel giusto contesto, altrimenti rischiamo di svegliarci malissimo.

C’è una cosa che però mi è piaciuta parecchio: la nostra ferocia.

Ieri sera abbiamo giocato in verticale, in profondità, in maniera coraggiosa, senza riflettere troppo e senza voler essere una copia sbiadita del Manchester City di Guardiola, non avendo nemmeno i giocatori adatti per fare quel tipo di calcio.

Vorrei vederlo più spesso quel coraggio, vorrei maggiore determinazione nel cercare l’uno contro uno, più voglia di prendersi dei rischi e abbandonare la facilità di un possesso palla sterile e ripetitivo.

Vorrei che le squadre di medio-bassa classifica vengano investite da un’onda d’urto creata da sovrapposizioni, verticalizzazioni, uno-due rapidi e che fatichino a riprendere fiato – anche a costo di prendere qualche rischio in più in difesa; vorrei che le neo-promosse abbiano ancora un briciolo di paura – o almeno timore reverenziale – quando giocano contro l’Arsenal, anziché giocarsela alla pari come ha fatto il Brentford.

Ieri sera, contro il West Brom, eravamo i favoriti e abbiamo approcciato la partita come tali, poi il divario tra i nostri titolari e le loro riserve ha fatto il resto; contro i Brentford, i Norwich, i Burnley di questo mondo dovremmo poter adoperare lo stesso metro e metterli sotto, anche se il tabellino finale ovviamente non potrà essere così netto, in nostro favore.

Se non sarà possibile farlo contro le squadre più forti, credo che si doveroso (almeno) provarci contro tutte le altre, in casa come in trasferta.

Se il risultato di ieri lascia il tempo che trova, il modo in cui è arrivato dovrebbe essere fonte d’ispirazione per tutti e aiutarci a non essere più la squadra di sempre.

Osiamo di più, crediamoci fino in fondo.

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