La Versione di Edu

L’intervista di Edu, registrata con il sito ufficiale, è impeccabile.
Il Direttore Tecnico, finito sotto accusa da più fronti, finalmente ha deciso di fornire qualche spiegazione.

Durante gli undici minuti e trentadue secondi di chiacchiere con uno dei reporter del Club, il brasiliano ha spiegato in maniera dettagliata la strategia sviluppata con il Club e Mikel Arteta per rinforzare la squadra e riportare ai vertici il Club.

C’è una certa logica nel rinnovare il contratto di giocatori come Arthur Okonkwo (20), Bukayo Saka (20), Gabriel Martinelli (21), Kieran Tierney (24), Emile Smith Rowe (21) e Folarin Balogun (20) e poi investire su nuovi acquisti come Ben White (22), Nuno Tavares (21), Albert Sambi Lokonga (22), Aaron Ramsdale (23), Martin Ødegaard (21) e Takehiro Tomiyasu (22), una logica che personalmente mi piace molto: costruire per il futuro, porre le basi per una squadra che possa svilupparsi nell’arco di due o tre anni e mettere in piedi un gruppo di giocatori che crescano insieme.

Forse la somma investita per alcuni di questi giocatori ha fatto storcere il naso, tuttavia credo che tutti possano vedere cosa voglia fare l’Arsenal e, con qualche eccezione, aderire al progetto.

Tuttavia, restano aperti molti interrogativi che rendono la versione di Edu non del tutto convincente.

Perché l’anno scorso abbiamo offerto un triennale ricchissimo a Willian, che stava per compiere 33 anni?
Perché abbiamo offerto un quadriennale a Cédric Soares, 30 anni, quando in rosa c’erano già tre terzini destri?
Perché William Saliba, che per età e qualità entra perfettamente in questa visione, viene continuamente messo ai margini?

Commettiamo tutti degli errori e né Edu, né Mikel Arteta sono infallibili ma questa inversione a U nell’arco di un’estate non trasmette grande tranquillità, perché l’estate prossima si potrebbe tranquillamente tornare ai vecchi vizi e andare a cercare l’usato sicuro – magari sotto contratto con l’agente giusto – e disfare quanto di buono è stato fatto durante l’ultima finestra di mercato.

Siamo alla seconda estate durante la quale il Club dovrebbe costruire la squadra “di Mikel Arteta”, quella che permetterà al manager spagnolo di farci finalmente vedere quali siano le sue idee, ma non si vede granché in termini di coerenza, né sul mercato, né sul campo. Un segno preoccupante, che non mi lascia molto sereno.

Costruire una base così giovane, anche se già relativamente esperta per l’età, vuol dire che l’anno prossimo dovremo acquistare giocatori che possano aiutare questi giovani a crescere e maturare, guidarli nel loro percorso per diventare i punti fermi di domani.

Immagino che Mikel Arteta e il Club si aspettassero un contributo ben diverso da Pierre-Emerick Aubameyang, Granit Xhaka, Bernd Leno, Héctor Bellerín e Alexandre Lacazette ma resta il fatto che, ad oggi, l’unico veterano che abbia dimostrato di essere nettamente superiore ai compagni di squadra è Thomas Partey.
Il ghanese, quando disponibile e in forma, è stato un punto fermo della squadra e uno dei giocatori che ha maggiormente influito sulle prestazioni della squadra. Tutti gli altri hanno giocato a nascondino, obbligando Bukayo Saka, Kieran Tierney e Emile Smith Rowe a trascinare la squadra fuori dal pantano.

Perché allora rinnovare il contratto a Granit Xhaka, che non era in scadenza? Perché non fare uno sforzo supplementare per innalzare il livello qualitativo della squadra, in termini di esperienza e carisma?

Capisco che il mercato non sia così semplice e le risorse siano (relativamente) limitate ma sembriamo passare da un estremo all’altro: prima solo giocatori affermati e carissimi, ora solo giovani di belle speranze (alcuni dei quali comunque carissimi). Rischiamo di buttare via un altro anno e magari di bruciare qualcuno dei talenti che siamo riusciti a portare a casa e di ritrovarci ad ascoltare le stesse scuse, tra qualche mese: “non è ancora la squadra di Arteta”, “mancano un paio di giocatori per poter giudicare la squadra”, “siate pazienti e vedrete…”

Senza volergli male, avrei preferito che qualcuno incalzasse maggiormente il nostro Direttore Tecnico perché gli interrogativi non mancano di certo.

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