Sliding Doors – Leno, Emi & Ramsdale

Sembra una vita fa, vero? Eppure era solo il 20 giugno scorso.
Bernd Leno esce in presa alta, Maupay lo sbilancia e tanti saluti al ginocchio del tedesco.

Sembrava l’inizio della fine per la nostra stagione, disperatamente appesa alla FA Cup nonostante una semifinale proibitiva contro il Manchester City di Guardiola, ed ecco che perdiamo quello che fino a lì era stato il nostro miglior giocatore, assieme a Pierre-Emerick Aubameyang.

Bernd Leno era forse l’unico punto fermo di una squadra in crisi d’identitità, affidata ad un allenatore esordiente e investita da un evento senza precedenti come la pandemia di Covid-19. Quel pomeriggio, a Brighton, sembrava che tutto stesse per precipitare: l’infortunio del portiere titolare, l’ingresso di una riserva alla quale nessuno aveva mai dato davvero fiducia, la reazione scomposta di Mattéo Guendouzi e l’insolenza di Maupay, autore del gol-vittoria del Brighton all’ultimo secondo e provocatorio nell’esultanza, al fischio finale.

Quel pomeriggio, invece, è stato un nuovo inizio.

Emiliano Martínez si è dimostrato un portiere straordinario tecnicamente, atleticamente e mentalmente, la squadra ha dominato il Manchester City a Wembley e poi alzato la coppa in faccia al Chelsea, usando un 3-4-3 ibrido che è diventato illeggibile per quasi tutti i manager della Premier League, e improvvisamente il futuro della squadra è sembrato roseo.
Qualche settimana dopo sarebbe arrivato anche il Community Shield, vinto ai rigori contro il Liverpool campione d’Inghilterra, e la sensazione che, appunto, quello che fosse solo l’inizio.

Sono bastate una dozzina abbondante di partite per stravolgere le gerarchie tra i portieri dell’Arsenal e perfino il modo di giocare della squadra, ormai profondamente legato alla bravura di Emiliano Martínez con il pallone tra i piedi, tanto da insinuare un dubbio profondo nella mente di Mikel Arteta: chi è il portiere titolare dell’Arsenal?

Emiliano Martínez non ci sta a tornare in panchina, né subito né mai, ma il Club non è pronto a voltare le spalle a Bernd Leno, che prima di quel pomeriggio di giugno era stato uno dei migliori, e decide che il tedesco sarà il numero uno. Il portiere argentino finisce all’Aston Villa per un bel gruzzoletto ma il suo fantasma continuerà ad aleggiare sopra l’Emirates Stadium per un bel po’, un po’ perchè la squadra entra in un vortice di pessimi risultati e ancor peggiori prestazioni, un po’ perché Bernd Leno non è più così impeccabile: meno coraggioso col pallone tra i piedi, incerto in più di un’occasione, qualche errore macroscopico sul finire della stagione e lontanissimo dal giocatore fondamentale che era stato fino a quel maledetto pomeriggio.

Il suo rivale, Alex Rúnarsson, semplicemente non è all’altezza, quindi il tedesco continua ad essere titolare, non si sa per scelta o per mancanza d’alternative, almeno fino a qualche mese fa, quando Edu e Mikel Arteta hanno deciso di mettere sul piatto oltre venti milioni per acquistare Aaron Ramsdale dallo Sheffield United. Il resto, come si dice di solito, è storia: l’inglese sconfigge lo scetticismo iniziale e si prende la maglia da titolare, il tedesco finisce in panchina e sembra considerare l’idea di cambiare aria, a gennaio o in estate.

Quel pomeriggio di giugno ha inferto un colpo decisivo al ruolo del portiere in casa Arsenal, fino ad allora solidamente attaccato ai riflessi felini di Bernd Leno, anche se ciò voleva dire non poter costruire dal basso in maniera coraggiosa; da quel 20 giugno in poi, il ruolo si è evoluto fino a diventare un elemento fondamentale della manovra offensiva, complici gli acquisti di difensori dai piedi delicati e la voglia di spingere ancora di più sul gioco di posizione di matrice olandese.

Avremmo dovuto tenere Emiliano Martínez? Dovremmo dare maggior credito e più fiducia a Bernd Leno? Stiamo esagerando nella valutazione di Aaron Ramsdale? Non so rispondere ma so che quel giorno ha dato una svolta decisiva ai percorsi di tre portieri, di un allenatore e di tutto un Club.

Sabato, all’AMEX Stadium, si chiude un cerchio.

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