Nessun Dilemma

TRECENTOVENTI MILIARDI. 320’000’000’000, se preferite.
A tanto ammonta il patrimonio del fondo d’investimenti che ha ufficialmente rilevato il Newcastle United, ieri.

Un altro Club di Premier League finisce in mano ad un governo, in questo caso quello saudita, che attraverso il Public Fund Investment (PIF) controlla ora il 100% del Club, in precedenza di proprietà di Mike Ashley.

Perchè vi parlo di Newcastle su un blog sull’Arsenal?
Perchè inevitabilmente questo takeover avrà un impatto sul nostro Club, già in difficoltà rispetto a Chelsea e Manchester City, dato che anche il Newcastle – prima o poi – inizerà ad investire pesantemente sul mercato e scalare le gerarchie.

La Premier League sta diventando un campionato impossibile, una malsana competizione tra chi spende di più e colleziona più figurine; è una sorta di gara a chi ce l’ha più grosso (il portafogli, ovviamente) e presto diventerà una non-competizione, perchè vedremo quattro/cinque Club giocarsi le prime posizioni e tutti gli altri a rincorrere un’utopia, una stagione perfetta come il 2015/2016 del Leicester City.

Non serve sottolineare che noi, oggi, siamo tra i migliori del secondo gruppo ma siamo distanti anni luce dal gruppo di testa.

Non ci sono ricette miracolose per rientrare nell’élite inglese, se non l’avvento di un fondo simile al PIF dell’Arabia Saudita che, personalmente parlando, spero non si concretizzi mai.
Ho già dei seri problemi di coscienza quando penso al modo di operare della famiglia Kroenke con le franchigie americane o quando mi soffermo su alcuni degli sponsor con cui siamo associati, però per ora l’Arsenal è stato risparmiato e viene promossa l’idea di un Club capace di essere finanziariamente autosufficiente, un concetto che mi permette di fare astrazione e considerare i problemi menzionati qui sopra come distanti dal mio Club.

Arseblog ieri ha scritto un articolo eccellente sull’argomento, nel caso qualcuno di voi fosse interessato.

Tralasciando moralismi da quattro soldi e invidie varie, preferisco quel briciolo di rispettabilità ancora associata al nome dell’Arsenal rispetto ad una Champions League, però capisco chi vorrebbe vederci in mano ad un proprietario che tira fuori duecento milioni per acquistare Haaland o trecento per prendere Mbappé.

Capisco la gioia dei tifosi del Newcastle che si sono radunati davanti a St. James’ Park subito dopo l’annuncio ufficiale e hanno fatto festa fino a stamattina, perchè la gestione di Mike Ashley è stata un disastro e tutti hanno il diritto di sognare, anche se il benefattore è uno dei governi più retrogradi e violenti al mondo, additato per le violazioni dei diritti umani e altre atrocità.

Capisco ma non condivido.

L’altra strada, quella che dovrebbe prendere l’Arsenal, è più lunga e piena di scelte complesse, le cui conseguenze potrebbero dimostrarsi irrecuperabili.
Dato che competere finanziariamente con Chelsea, Manchester City, Manchester United e Newcastle non sarà possibile, l’unica soluzione praticabile sarà essere più furbi, più reattivi e soprattutto più coraggiosi di loro.

Non potendo avere Pep Guardiola al timone dobbiamo identificare il prossimo grande rivoluzionario; non potendo avere Haaland, Mbappé, Sancho o Grealish dobbiamo identificare i prossimi gioelli prima che siano noti a tutti e soprattutto dobbiamo puntare forte sul nostro settore giovanile, in modo da crearci in casa i giocatori di cui abbiamo bisogno.

L’Arsenal, in questo senso, sembra già aver imboccato il giusto cammino: Bukayo Saka e Emile Smith Rowe sono già elementi imprescindibili della prima squadra e dietro di loro scalpitano Folarin Balogun, Charlie Patino, Omari Hutchison, Marcelo Flores e Miguel Azeez, mentre dal mercato sono arrivati tanti giovani dall’ottimo potenziale, per cifre ragionevoli (Ben White l’unica eccezione) i cui contratti sono molto lunghi.

Sarà un percorso molto lungo, la cui prima tappa deve imperativamente essere la qualificazione alla Champions League e l’accesso ai suoi ricchi premi, in modo da poter investire adeguatamente sul mercato e restituire blasone al Club.
Una volta tornati in Champions League (se e quando…) si tratterà di spendere bene, il che non significa necessariamente spendere poco: il Leicester all’epoca ha fatto il doppio colpaccio con Mahrez e Kanté, tuttavia non è sempre facile scovare due giocatori del genere e vederli esplodere in maniera così veloce e fragorosa. Basta fare gli investimenti giusti come ha saputo fare il Liverpool con Salah, Mané e Fabinho, che no sono esattamente arrivati per due spiccioli ma hanno giustificato ogni singolo penny speso, anzi hanno fatto molto di più.

In confronto, noi abbiamo speso 72 milioni per Nicolas Pépé e 50 per Alexandre Lacazette, due giocatori che hanno deluso le attese e per i quali stiamo ancora pagando un conto salatissimo – ecco perchè dico che alcune scelte rischiamo di avere ripercussioni molto serie.

Se riusciamo a rientrare in Champions League e poi investiamo bene i soldi che ne derivano, allora potremo giocare il ruolo di guastafeste in una Premier League dopata dai petrodollari, altrimenti dovremo accontentarci di qualche soddisfazione in coppa e magari di essere tra i favoriti per la Conference League o l’Europa League.

Il tempo stringe, perchè quella finestra europea si chiude man mano che nuovi ricchi si affacciano al calcio inglese, ma c’è ancora tempo.
Non sarà semplice e probabilmente non ce la faremo, perchè il ritardo accumulato negli ultimi anni è tanto, ma ciò non toglie che questa è l’unica strada praticabile.

Nessun dilemma in merito, per favore.

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