Poche ma Buone

“Ho sempre avuto pochissime idee ma in compenso fisse”
Lo ha detto una volta il più grande poeta italiano del ‘900 e ogni scusa per citarlo è buona.

La vittoria interna contro l’Aston Villa ha confermato che questa squadra è in costante evoluzione ma sembra avere una fisionomia che funziona meglio di un’altra, quindi basta col 4-3-3 e avanti con il 4-2-3-1.

Sono poche le cose positive che Mikel Arteta e la squadra hanno messo in mostra in questo primo scorcio di campionato, il minimo che mi aspetto è che vengano ripetute il più spesso possibile.

IL TRIANGOLO MAGICO

Aaron Ramsdale. Ben White. Gabriel.
Il primo è arrivato con l’etichetta del bidone, il secondo era considerato un buon difensore pagato troppo caro rispetto al reale valore di mercato e il terzo, tra Covid-19 e qualche brutta prestazione nel finale di stagione, era finito sul banco degli imputati.

Oggi (o meglio ieri) questi tre hanno dimostrato di essere tra gli elementi più importanti della squadra, sia per come difendono che per come fanno ripartire l’azione: Aaron Ramsdale è molto più bravo col pallone tra i piedi di tanti centrocampisti che si vedono in Premier League e possiede i fondamentali dei grandi portieri; Ben White, con i suoi 50 milioni di sterline sulle spalle, ha sofferto al debutto contro il Brentford ma da allora si è imposto per la tranquillità che trasmette ai compagni, le letture impeccabili che lo portano ad intercettare un grande numero di palloni e la qualità con cui attraversa il campo palla al piede; il brasiliano, infine, è cresciuto ancor di più in impostazione e sta diventando un vero trascinatore, sempre pronto a farsi sentire con i compagni di reparto e i difensori.

La piattaforma dalla quale costruire le azioni offensive è già rodata, nonostante i tre abbiano giocato solo una manciata di partite, e la chimica difensiva è sorprendentemente alta per tre quasi-sconosciuti: non troppo tempo fa Ben White aveva confermato che Gabriel non parla granché inglese, eppure non si nota molto in campo. Chissà come andrà quando i due parleranno anche la stessa lingua!

LIBERTÀ D’INVENTARE

Bukayo Saka sulla fascia destra, Emile Smith Rowe sulla fascia sinistra.
Qualsiasi sia il modulo scelto da Mikel Arteta, i nostri due gioielli non devono essere spostati dalle loro posizioni migliori per nessun motivo.

La tendenza ad accentrarsi apre spazi per le salite dei terzini, soprattutto quelle di Kieran Tierney o Nuno Tavares a sinistra, e offre maggiori spunti di combinazione tra le linee e con l’attaccante di riferimento. Contro l’Aston Villa abbiamo visto quanto Emile Smith Rowe sia prezioso nel tessere le trame di gioco e aprire varchi per i compagni, mentre sulla fascia opposta Bukayo Saka ha dimostrato perchè è superiore a Nicolas Pépé in qualsiasi fase di gioco. Pur non essendo in un periodo di forma particolarmente smagliante, il nostro Starboy ha offerto un pallone eccezionale a Pierre-Emerick Aubameyang in occasione della sua rovesciata sbagliata, avrebbe potuto andare a rete su assist di Nuno Tavares e ha fatto circolare il pallone con la solita sicurezza, a differenza dell’ivoriano.

Non avrà la stessa esplosività di Nicolas Pépé nè la sua imprevedibilità, però la qualità con la quale tratta il pallone e la sua capacità di resistere alla pressione avversaria senza perdere palla sono impareggiabili.

TRA LE LINEE

Che si tratti di un trequartista come Martin Ødegaard o di un attaccante come Alexandre Lacazette, il gioco tra le linee è uno dei valori sicuri di questa squadra – sempre che Emile Smith Rowe e Bukayo Saka vengano schierati nelle loro posizioni naturali.

Ieri abbiamo visto come Alexandre Lacazette abbia legato centrocampo e attacco in maniera da non lasciare troppo solo Pierre-Emerick Aubameyang in area, mentre di solito Martin Ødegaard è bravo nell’abbassarsi per favorire l’avanzamento del pallone tra la nostra trequarti e quella avversaria. A seconda dell’avversario e delle condizioni della partita, quindi, Mikel Arteta può scegliere quale approccio utilizzare per approfittare al meglio degli spazi tra le linee, quelli che spessono decidono le sorti delle partite.

Dominare quelle aree è spesso determinante per il risultato finale, anche quando si parla della fase difensiva: come hanno dimostrato le partite contro Crystal Palace e Aston Villa, avere una piattaforma solida sulla mediana può rivelarsi decisivo. Quando Thomas Partey è solo davanti alla difesa andiamo in sofferenza sia perchè gli avversari possono manovrare con relativa tranquillità, sia perchè il nostro miglior centrocampista è limitato ad un ruolo puramente difensivo e non può far valere le sue qualità tecniche.

Affiancandogli un secondo centrocampista, infatti, permettiamo a Thomas Partey di giocare in maniera più offensiva e allo stesso tempo lo sgraviamo delle responsabilità difensive che lo hanno tanto messo in difficoltà ogni volta che abbiamo giocato con il 4-3-3, ad eccezione della trasferta di Turf Moor.
Albert Sambi Lokonga ha fatto un’ottima figura accanto a Thomas Partey, non solo per il grande contributo difensivo ma anche per la conduzione del pallone verso la trequarti avversaria e il riciclo dello stesso nello spazio tra il centrocampo e la nostra linea difensiva.
Se dominiamo tra le linee, vinciamo o almeno ci mettiamo nelle condizioni ideali per farlo.

Tre costanti da prendere in considerazione per Mikel Arteta, cinque titolari virtualmente inamovibili ed un modulo sul quale costruire.

Di esperimenti ne abbiamo visti abbastanza.

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