Fuori Auba! Dentro…

Basta con Pierre-Emerick Aubameyang centravanti!
Difficile fare obiezioni, difficile difendere il gabonese di questi tempi.

Dopo l’erroraccio sottoporta e la prestazione incolore contro il Newcastle, il capitano ha di nuovo sparato a salve contro il Manchester United ed è apparso estraneo alla manovra, come accade fin troppo spesso quando Mikel Arteta lo schiera solo al centro dell’attacco.

Capisco quindi che ci sia una chiara volontà popolare affinché Mikel Arteta lasci fuori Pierre-Emerick Aubameyang. Il problema, per me, è un altro: chi mettiamo al posto del gabonese?

La risposta più ovvia è Alexandre Lacazette, il migliore dei nostri quando si tratta di giocare spalle alla porta ma ancora fermo ad un solo gol in Premier League, segnato all’ultimo secondo utile, contro il Crystal Palace.
Il francese, in scadenza di contratto, è il punto focale ideale per la nostra manovra, l’uomo sul quale appoggiarsi per creare combinazioni pericolosi nei pressi dell’area di rigore ma pecca sempre troppo in fase di finalizzazione e in area di rigore diventa uno degli attaccanti più prevedibili e facili da marcare che ricordi.

Per una squadra che già fatica a creare occasioni da gol, avere un centravanti che diventa invisibile in area di rigore non è proprio l’ideale.

L’ex Lione, in realtà, dovrebbe essere messo in competizione con Martin Ødegaard, non Pierre-Emerick Aubameyang: il gabonese, infatti, gioca molto meglio quando può contare su un vero attaccante col quale dialogare, anziché un trequartista. Succedeva già ai tempi di Mesut Özil e succede anche ora: non può essere un caso che Pierre-Emerick Aubameyang abbia iniziato ad avere difficoltà non appena Mikel Arteta ha tolto Alexandre Lacazette e inserito il norvegese.
Allo stesso modo, il francese ha meno pressione in termini di gol quando può contare sulla presenza di un finalizzatore puro come Pierre-Emerick Aubameyang, anziché doversi far carico della fase realizzativa in solitaria.

Se proprio vogliamo cambiare, Alexandre Lacazette non è il nome giusto – o per lo meno non da solo.

Le alternative al duo franco-gabonese si chiamano Gabriel Martinelli, Folarin Balogun e Eddie Nkeitah, tutti relativamente inesperti e acerbi, uno dei quali ha già annunciato che non rinnoverà il proprio contratto e un altro ch sta facendo sfracelli con la U23 ma è raramente implicato con la prima squadra – se non per qualche allenamento o partite di Carabao Cup.
Dei tre, il più affidabile sembra essere il brasiliano, autore di una prestazione maiuscola a Old Trafford e determinato a prendersi un posto da titolare in squadra, qualsiasi sia il ruolo.

Il problema, con Gabriel Martinelli, sembra essere di natura tattica: non è un centravanti puro, quindi non è necessariamente abituato a fare il lavoro sporco che viene richiesto a chi gioca da solo là davanti. Non particolarmente abile di testa né quando si tratta di proteggere il pallone e far salire la squadra, Gabriel Martinelli possiede però alcune qualità che potrebbero fare molto bene a questa squadra, la più interessante delle quali è la capacità di crearsi occasioni da gol in proprio – cosa che Pierre-Emerick Aubameyang non riesce (più) a fare.
Inoltre, il brasiliano ha un tocco di palla molto più delicato rispetto al capitano, quindi potrebbe essere più utile in fase di manovra ma restiamo in un mondo teorico, dato che finora lo abbiamo visto quasi esclusivamente sulla fascia, di preferenza a sinistra.

Magari è prematuro mettere queste responsabilità sulle spalle di Gabriel Martinelli, con il rischio di bruciarlo, o magari è arrivato il tempo di osare di nuovo, come fatto con Aarson Ramsdale, Albert Sambi Lokonga, Nuno Tavares e in passato con Bukayo Saka e Emile Smith Rowe.

Il ricambio generazionale deve andare avanti.

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