Due Anni

20 dicembre 2019: Mikel Arteta diventa l’allenatore dell’Arsenal.
Sono passati appena due anni ma sembra ne siano passati almeno il doppio, date le circostanze.

Ha preso in mano una squadra allo sbando, con a capo un Club messo pure peggio; ha cambiato quattro moduli e tre modi di giocare; ha fermato tutto il mondo del calcio prendendo il Covid-19; ha epurato Mesut Özil, Mattéo Guendouzi, Shkodran Mustafi e si appresta a fare altrettanto con Pierre-Emerick Aubameyang; dei 18 convocati in occasione della sua prima partita da allenatore, solo 10 sono ancora in rosa e verosimilmente solo 3 hanno un futuro all’Arsenal (Saka, Smith Rowe e Xhaka).

Il tutto in due anni e un centinaio di partite.

È ancora prematuro capire se Mikel Arteta sarà davvero uno dei migliori manager al mondo, come qualcuno sembra predire, o se resterà un incompiuto, uno di quei tecnici che in teoria sono bravissimi ma che non riescono a trasportare le idee dalla lavagna al campo, dalla propria testa a quella dei giocatori.

Il percorso di Mikel Arteta è stato poco lineare, costellato di alti e bassi, e questo secondo anniversario sembra l’occasione buona per passare in rassegna alcuni dei momenti migliori della sua gestione e alcuni di quelli, ahimé, che vorrei dimenticare.

LE CINQUE VITTORIE PIÙ BELLE

5° – Slavia Praga v Arsenal 0-4 (18′ Pépé, 21′ Lacazette (R), 24′ Saka, 77′ Lacazette)
Il pareggio interno dell’andata sembrava aver reso impossibile la qualificazione, perché i boemi in casa non perdono quasi mai. Il rammarico è tanto, perché la superiorità dei Gunners è evidente all’Emirates Stadium ma una disattenzione difensiva, combinata con la pessima mira dei nostri attaccanti, sancisce l’uno a uno finale.
A Praga, invece, l’Arsenal demolisce i padroni di casa con una prestazione sontuosa, fatta di velocità, grande intensità e precisione chirurgica sotto porta. Finisce quattro a zero in una notte memorabile.

4° – Arsenal v Chelsea 3-1 (35′ Lacazette (R), 44′ Xhaka, 56′ Saka)
Il Miracolo di Boxing Day, senza il quale probabilmente ora Mikel Arteta non si troverebbe sulla nostra panchina. Siamo reduci da sette partite senza vittorie; abbiamo perso in casa contro Leicester, Aston Villa, Wolverhampton e Burnley; siamo quindicesimi in classifica e all’Emirates Stadium arriva il Chelsea, reduce da un netto tre a zero contro il West Ham.
Mikel Arteta sorprende tutti passando al 4-2-3-1 con il giovane Emile Smith Rowe titolare, in quella che sembra una mossa dettata dalla disperazione più che da una vera e propria strategia.
Vinciamo 3-1 dopo oltre un’ora di gran calcio, nel finale il Chelsea ha l’occasione di riaprirla ma Bernd Leno neutralizza il rigore di Jorginho. Il più grande momento sliding doors post-Highbury.

3° – Arsenal v Spurs 3-1 (12′ Smith Rowe, 27′ Aubameyang, 34′ Saka)
La vittoria della stagione precedente era stata meritata ma sofferta, forse troppo sofferta. Questa volta non c’è storia e dopo mezz’ora siamo sopra di tre, con i cugini incapaci di trovare le contromisure ai nostri attacchi continui e implacabili.
I gioeilli della nostra Academy brillano, il nostro modo di giocare e sensazionale e si avverte la sensazione che questa squadra abbia fatto il salto di qualità definitivo.

2° – Arsenal v Chelsea 2-1 (28′ Aubameyang (R), 67′ Aubameyang)
La quattordicesima FA Cup della storia del Club arriva in rimonta ma con grande merito: al gol in apertura di Pulisic risponde Pierre-Emerick Aubameyang su rigore, dopo aver costretto Azpilicueta ad un fallo da ultimo uomo, e poi è lo stesso gabonese a decidere la finale con un gran colpo sotto a coronamento di un’azione corale.
Questa sarà la finale di Emiliano Martínez, protagonista assoluto nel finale di stagione, e del più bel gol mai annullato, ovvero il sinistro a giro di Nicolas Pépé, finito giusto sotto l’incrocio dei pali. L’Arsenal è tornato grande con le grandi.

– Arsenal v Manchester City 2-0 (17′ Aubameyang, 71′ Aubameyang)
La grande sorpresa della stagione, al di là del risultato: l’Arsenal gioca compatto e molto basso, il City attacca come da copione ma ogni ripartenza dell’Arsenal è uno squarcio nella difesa degli uomini di Guardiola, che non riescono a contenere gli inserimenti di Pierre-Emerick Aubameyang da sinistra, imbeccato ora da Kieran Tierney, ora da Nicolas Pépé.
Al resto pensano il miglior David Luiz mai visto con la maglia dell’Arsenal, Emiliano Martínez e uno spirito di squadra encomiabile.

LE CINQUE SCONFITTE PIÙ BRUCIANTI

5° – Manchester City v Arsenal 5-0
Difficile trovare anche la minima ragione per essere ottimisti, dopo la sconfitta dell’Etihad Stadium: gli uomini di Guardiola fanno quello che vogliono, quando vogliono, e l’Arsenal non è mai in partita. Niente orgoglio, niente cattiveria agonistica, pochissime idee e pure mal realizzate.
Il divario con i Citizen è ancora più ampio di quanto immaginabile. Su Mikel Arteta aleggia lo spettro dell’esonero, ancora una volta.

4° – Arsenal v Burnley 0-1
Una sconfitta immeritata e sfortunata ma che racchiude in sé tutti i dubbi che circondano Mikel Arteta e la squadra: Granit Xhaka si fa espellere per l’ennesima reazione scomposta, la manovra offensiva è lenta e prevedibile e, ciliegina sulla torta, Pierre-Emerick Aubameyang insacca nella propria porta.
Il Burnley vince la prima partita in assoluto contro l’Arsenal e sull’Emirates Stadium piomba il buio: terza sconfitta interna consecutiva in campionato, quindicesimo posto in classifica e fiducia ai minimi termini.

3° – Arsenal v Aston Villa 0-3
Una sconfitta che suona sinistra perché l’Aston Villa arriva all’Emirates Stadium e domina dall’inizio alla fine: i Villans sono meglio organizzati, più vivaci e soprattutto molto concreti, mentre noi restiamo a guardare a arriviamo sempre secondi sul pallone. Un tre a zero che non ammette recriminazioni e soprattutto sembra indicare un passaggio di consegne tra i padroni di casa, in crollo verticale, e gli ospiti, in forte ascesa.
Lo status dell’Arsenal è rimesso in discussione, il blasone ormai non basta più.

2° – Arsenal v Olympiacos 1-2 (Aubameyang)
La vittoria dell’andata sembrava spianare la strada per la qualificazione agli ottavi di finale di Europa League ed invece da andare avanti sono i greci.
Senza davvero meritarlo, l’Olympiacos trova il gol che porta la partita ai supplementari e non basta nemmeno la rovesciata di Pierre-Emerick Aubameyang, che porta il risultato sull’uno a uno, a fermare i greci. El Arabi punisce una cattiva gestione del pallone da parte della nostra difesa e segna il due a uno, prima che Pierre-Emerick Aubameyang si divori il 2-2 da pochi passi.
Svanisce così il sogno di tornare in Champions League attraverso l’Europa League, perché il quarto posto in campionato è decisamente fuori portata.
Poche ore dopo la partita con l’Olympiacos, il Covid-19 arriverà a fermare tutto il calcio…

1° – Villarreal v Arsenal 2-1 & Arsenal v Villarreal 0-0 (73′ Pépé (R) )
Dopo la partita d’andata avevo gridato al miracolo, perché il due a uno subìto in Spagna lasciava aperta la porta per una qualificazione che, prestazione alla mano, sarebbe dovuta già essere fuori portata.
La squadra di Emery domina fino all’esplusione di Capoué, poi l’Arsenal rischia addirittura di pareggiarla ma Pierre-Emerick Aubameyang scivola al momento di concludere.
Nella gara di ritorno, all’Emirates Stadium, ci si aspetta un Arsenal arrembante e coraggioso ma quello che scende in campo è spento, timido e incapace di creare seri problemi alla retroguardia del Villarreal.
Finisce zero a zero, l’unico vero squillo è un palo colpito da Pierre-Emerick Aubameyang ma l’impressione è che gli spagnoli non abbiano nemmeno dovuto faticare più di tanto. Coquelin e compagni festeggiano a centrocampo, mentre per i tifosi dell’Arsenal sembra un punto di non ritorno e la posizione di Mikel Arteta pare difficile da difendere.

Due anni intensi, nel bene come nel male: la cavalcata in FA Cup del 2019/20 è stata eletrizzante ma i due ottavi posti in campionato hanno fatto male al morale; le vittorie casalinghe nei derby, l’uno a zero di Old Trafford, la vittoria ai rigori nel Community Shield contro il Liverpool ci hanno fatto credere di poter tornare in alto, mentre le sconfitte interne contro Wolverhampton, Burnley, Leicester, Brighton, Aston Villa e Everton ci hanno riportati bruscamente alla realtà.

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