Qualcosa Bolle in Pentola

È difficile non affezionarsi, vero?
Sono giovani, entusiasti, a volte magari inaffidabili ma tremendamente simpatici.

Sono Bukayo Saka, Emile Smith Rowe, Martin Ødegaard, Gabriel Martinelli, Aaron Ramsdale, Gabriel, Takehiro Tomiyasu, Kieran Tierney e Nuno Tavares; sono i volti nuovi dell’Arsenal di Mikel Arteta e una ventata d’aria fresca che non immaginavo potesse essere così benefica.

Non che altri elementi della squadra, come Alexandre Lacazette, Rob Holding, Thomas Partey o Bernd Leno siano antipatici ma questo gruppo di giovani talenti ha qualcosa di speciale, qualcosa che ti acchiappa e non ti molla più.

Al di là dei risultati altalenanti e delle prestazioni deludenti, questi giovani Gunners sono diventati piano piano il simbolo della rinascita del Club e la prova di quanto i valori siano importanti all’interno di uno spogliatoio, che in sé è una sorta di universo parallelo.

Poco alla volta, grazie a questi giocatori, si è arrivati a tracciare una linea di demarcazione tra l’Arsenal di Arsène Wenger e il nuovo Arsenal, cosa che non era riuscita durante l’interregno del povero Unai Emery. Mikel Arteta e il Club hanno avuto il merito d’insistere pensantemente sui valori di base sui quali fondare un nuovo corso e non aver fatto sconti a nessuno, in nessuna circostanza. Là dove Unai Emery ha esiliato e poi reintegrato Mesut Özil e Aaron Ramsey, perdendo qualsiasi credibilità di fronte al resto del gruppo e dei tifosi, Mikel Arteta si è dimostrato inflessibile ed è rimasto fedele alle proprie idee, anche a costo di apparire troppo rigido.

Oggi, lo spagnolo inizia a raccogliere i frutti del suo lavoro.

Si sta creando un’alchimia interessante tra i giocatori stessi, il manager e i tifosi, un’unità d’intenti che va al di là degli XI che scendono in campo e che trascende moduli e interpreti, lasciandosi dietro tutti i veleni che hanno rovinato le ultime tre stagioni. Qualcosa di molto interessante bolle in pentola perché, oltre ad essere indubbiamente talentuosi, questi ragazzi sono nella fase ascendente delle rispettive carriere e, congiunture astrali permettendo, avranno giocato assieme per due o tre anni quando finalmente arriveranno all’apice delle proprie capacità.

Se Mikel Arteta riuscirà a mantenere intatto questo gruppo e farlo crescere come può, allora ci ritroveremo tra le mani uno zoccolo duro sul quale costruire un ciclo che ha tutte le carte in regola per essere, se non vincente, sicuramente molto competitivo. Sarà un’impresa ardua ovviamente, perché non siamo gli unici a vedere quanto sono forti questi giocatori, ma se il percorso di crescita continuerà e se la rosa verrà rinforzata in maniera coerente, allora ci saranno le condizioni per fare qualcosa d’importante.

È ancora presto per pensare al futuro, nel frattempo preferisco pensare a quanto questo passaggio fosse necessario per poter finalmente voltare pagina. Per certi versi, la parabola dell’Arsenal ha rischiato di assomigliare fin troppo a quella del Manchester United dopo l’addio di Sir Alex Ferguson, sconclusionata e confusa, mentre ora c’è un visione, c’è una strategia e c’è soprattutto una filosofia ben precisa, facile da seguire e da apprezzare.

Qualcosa bolle in pentola e tutti gli ingredienti sembrano essere di primissima scelta.

2 pensieri su “Qualcosa Bolle in Pentola

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