Dubai Dubai

L’Arsenal parte per Dubai per preparare la seconda parte di stagione. Speriamo bene.
Mentre Mikel Arteta incontra i Kroenke a Denver e Edu scalda il barbecue, la squadra prepara le valigie.

Resta una settimana scarsa di calciomercato per tappare le falle, ormai più che evidenti, di questa rosa ma l’Arsenal non sembra sul punto di finalizzare alcun acquisto, anzi: Dušan Vlahović è infatti sul punto di passare alla Juventus in un’operazione che sarebbe stata molto simile a quella che pareva voler chiudere Edu, che l’agente del serbo ha però friendzonato mentre faceva l’occhiolino agli italiani.

Le risposte, quindi, potrebbero dover venire dai giocatori già in squadra, invece che dal mercato.
Vediamo, nel dettaglio, quali potrebbero essere gli aspetti sui quali Mikel Arteta concentrerà le proprie attenzioni, al caldo degli Emirati Arabi Uniti.

Gol Cercasi Disperatamente

L’aspetto più preoccupante emerso dopo il pareggio interno contro il Burnley è l’incapacità della squadra di finalizzare l’azione. Non è un problema nuovo ma ora sta assumendo proporzioni preoccupanti e rischia di avere conseguenze pesanti sulla classifica.

L’esclusione per ragioni disciplinari di Pierre-Emerick Aubameyang ha privato Mikel Arteta del miglior finalizzatore in squadra, per quanto disfunzionale a livello tattico, e lasciato lo spagnolo con un reparto offensivo che non offre sufficienti garanzie. Alexandre Lacazette, per quanto volenteroso, resta un attaccante che conclude troppo poco a rete ed è fin troppo semplice da neutralizzare – quando non si neutralizza da solo.

Se comparato ai centravanti delle squadra in lotta per l’Europa, il francese non ne esce benissimo: è quello che conclude meno per 90 minuti ma quello più preciso (oltre la metà delle sue conclusioni centrano lo specchio), il che testimonia che ha bisogno di un allineamento perfetto dei pianeti prima di calciare in porta, un lusso che una squadra come la nostra non può permettersi.

Problema strutturale o tattico? Forse, però Alexandre Lacazette è anche l’attaccante che conclude meno in porta di tutta la rosa, superato anche da Eddie Nkietiah e Folarin Balogun.

Mikel Arteta semplicemente non può continuare a schierare un attaccante che tira in porta una volta a partita, o poco più, e lasciare tutte le responsabilità della finalizzazione sulle spalle di Bukayo Saka (20 anni), Gabriel Martinelli (20), Emile Smith Rowe (21) e Martin Ødegaard (23), che già si spendono in fase difensiva e di costruzione.
Se davvero non fosse possibile migliorare il reparto con un nuovo acquisto di spessore (in tutti i sensi), quali alternative avrebbe il manager? Una potrebbe essere un cambio di modulo, passando dal 4-2-3-1 attuale al 4-1-4-1 visto proprio contro il Burnley. In questo modo, il centravanti non avrebbe più bisogno di abbassarsi troppo e potrebbe rendersi pericoloso in area. A quel punto, Alexandre Lacazette non sarebbe più indispensabile al progetto tattico e potrebbe essere sostituito da qualcuno di più prolifico e mobile, come lo stesso Pierre-Emerick Aubameyang (se reintegrato), Gabriel Martinelli o perfino Nicolas Pépé, che con Bielsa aveva provato a fare il centravanti.

Purtroppo il 4-1-4-1 non ha quasi mai funzionato, fino a qui, cosa che però potrebbe essere corretta proprio durante il ritiro di Dubai.
La soluzione migliore, comunque, sarebbe arrivare ad uno tra Alexander Isak o Dominic Calvert-Lewin.

Palleggio e Incisività

L’altro grosso problema di questa squadra è la capacità di spezzare il pressing avversario con gli inserimenti palla al piede, arma sempre preziosa quando si affrontano avversari chiusi a riccio come il Burnley. In questo senso, Bukayo Saka, Emile Smith Rowe, Martin Ødegaard e Gabriel Martinelli sono sempre molto preziosi ma spesso controllati da vicino dagli avversari e privi di una sponda efficace sulla quale rimbalzare.

Quando, come contro il Burnley, si è spinti a provare giocate individuale unicamente dalle fasce, la riposta più naturale sarebbe chiedere ai propri centrocampisti di prendersi qualche licenza offensiva in più e attaccare palla al piede la linea difensiva avversaria, in modo da obbligale l’avversario a rompere le righe.
Purtroppo, però, Thomas Partey sembra l’unico a voler provare davvero, anche a costo di prendersi qualche rischio e perdere qualche pallone. La sua assenza contro il Burnley, in questo senso, è pesata parecchio.

Il ghanese è di gran lunga il più temerario e il più offensivo dei nostri centrocampisti, seguito a ruota da Albert Sambi Lokonga. Il giovane belga sta lentamente recuperando la fiducia di Mikel Arteta e potrebbe aiutare a risolvere questo annoso problema, qualora il mercato dovesse riservarci solo delusioni.

Per quanto acerbo, l’ex capitano dell’Anderlecht ha dimostrato di saper operare bene con il pallone ai piedi e di essere abbastanza intraprendente da spaccare in due il campo, quando necessario. Se affina l’intesa con Thomas Partey, soprattutto in fase difensiva, allora potremmo aver trovato un buon equilibrio tra corsa e palleggio, a centrocampo.

Non è un caso che Edu e Mikel Arteta fossero (siano) interessati a due profili come quelli di Arthur Melo e Youri Tielemans e, se davvero non sarà possibile arrivare all’uno o all’altro, allora dovrebbero forse dare maggiore fiducia al belga.

Restano ancora sei giorni di mercato, tutto può ancora succedere, ma è meglio prepararsi per qualsiasi evenienza. Mikel Arteta ha ricordato alla stampa che l’Arsenal vuole solo giocatori che ci facciano fare il salto di qualità, quindi questa sessione di mercato potrebbe anche chiudersi senza acquisti o con semplici prestiti tappabuchi (leggi Jack Wilshere a gettone).

Se così fosse, il ritiro di Dubai dovrà dimostrare di essere stato il miglior acquisto.

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