A Bocce Ferme

L’Arsenal pronto a prolungare il contratto di Mikel Arteta, in scadenza nell’estate 2023.
Mossa saggia o avventata? Non riesco a decidermi.

Da una parte vedo gli enormi progressi fatti dalla squadra rispetto alla stagione scorsa, sia per quanto riguarda i ristultati che l’identità di gioco, dall’altra non posso ignorare l’emergere dei soliti problemi tattici (vedi Burnley in casa o Everton in trasferta) e la sostanziale dipendenza dall’allineamento dei pianeti affinché la squadra si esprima al massimo del proprio potenziale.

Quando giochiamo bene, giochiamo davvero bene. Quando giochiamo male, giochiamo davvero male.

Non vedo la capacità della squadra di barcamenarsi verso una vittoria (o un pareggio…) quando proprio non è giornata, come successo a Goodison Park oppure più recentemente contro gli uomini di Dyche. Molto dipende ovviamente dall’età media molto bassa della rosa e la conseguente mancanza di esperienza e malizia, però non può bastare questo a spiegare certe giornate amare (lascia stare?).
Non riesco proprio a scacciare il pensiero che questa squadra sarà migliorata solo e quando l’organico sarà più competitivo, il che lascia una bella macchia sulla figura del manager.
Non fraintendetemi, sono consapevole che alla fine sono sempre i giocatori più forti a decidere il risultato e non pseudo-guru seduti in panchina, ma non sono certo che Mikel Arteta stia facendo proprio il massimo, con la rosa che gli è stata messa a disposizione e che, anzi, ha contribuito a costruire.

È innegabile che lo spagnolo abbia migliorato sensibilmente la nostra fase difensiva e l’uscita del pallone, però per farlo ha anche investito 150 milioni di euro per farlo e gli ci sono volute tre sessioni di mercato per arrivare al risultato. Com’era quella di Grazie, Graziella e Grazial…?

Per carità, a parte Rúnar Rúnarsson, Cédric e Pablo Marí tutti gli altri acquisti sono azzeccatissimi ma non è che sia andato a scovare l’affare del secolo…
Se il modello è lo stesso per il resto dell’organico, Mikel Arteta rischia di seguire fin troppo le orme del suo mentore, tra l’altro senza averne la disponibilità economica. L’Arsenal non è il Manchester City e, pur avendo enormi mezzi economici, non si metterà a spendere e spandere come i datori di lavoro dell’ex Barcellona e Bayern Monaco.

Sono molto incoraggiato dal lavoro che Mikel Arteta ha svolto con Bukayo Saka, Gabriel Martinelli e Emile Smith Rowe, ai quali ha dato fiducia e i mezzi per progredire al giusto ritmo, tuttavia non ha ancora trovato il modo di stabilizzare il ruolo e il rendimento di Thomas Partey, continua a puntare ciecamente su Granit Xhaka e ha preso alcune decisioni avventate in fase di mercato, tanto da restare completamente scoperto a centrocampo quando ha ceduto Ainsley Maitland-Niles alla Roma mentre Granit Xhaka era squalificato e sia Thomas Partey che Mohamed Elneny erano impegnati in Coppa d’Africa.

Inoltre, il manager spagnolo ha una preoccupante tendenza a rendere del tutto invendibili i giocatori sui quali non può puntare: Pablo Marí, Sead Kolašinac, Mattéo Guendouzi e Héctor Bellerín hanno trovato casa solo in prestito o da svincolati, senza citare i grandi esodati Shkodran Mustafi, Sokratis o Mesut Özil, finiti talmente ai margini da risultare inavvicinabili per qualsiasi altro Club, a meno che l’Arsenal non mettesse mano al portafogli. A questi rischia di aggiungersi presto anche Pierre-Emerick Aubameyang, mentre i prossimi sembrano essere Nicolas Pépé, Bernd Leno e lo stesso Ainsley Maitland-Niles. Se consideriamo che Alexandre Lacazette, Eddie Nketiah, Mohamed Elneny e forse anche Calum Chambers si svincoleranno a fine anno, ecco che ne esce il ritratto di un manager che compra a cifre alte e vende in perdita. Ci sono le eccezioni come Emiliano Martínez e Joe Willock ma, almeno per ora, restano tali.

Non è un segnale proprio incoraggiante, per un Club che si vuole autosostenibile.

L’avrete capito, ho i miei dubbi e non capisco perché questa decisione debba essere presa ora, nel bel mezzo di una stagione che promette bene ma potrebbe tranquillamente finire come le due precedenti, ovvero con l’ottavo posto e la mancata qualificazione europea.
Non arrivare in Europa nemmeno questa volta potrebbe significare ulteriori problemi per il nostro Club, dato che la concorrenza diventa sempre più agguerrita e soprattutto sempre più ricca (leggi Newcastle) e non vedo perché il manager non debba essere giudicato a bocce ferme, come giocatori e dirigenza.

Perché non possiamo aspettare al fine della stagione e tirare le somme? Chiedo per un amico preoccupato

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