(S)Vendite

Calum Chambers saluta tutti e va all’Aston Villa a titolo definitivo.
Se da un punto di vista sportivo la decisione ha un senso, dal momento che il difensore era finito ai margini, da quello economico è un altro fallimento.

Il difensore inglese non ha mai davvero convinto nè offerto garanzie sufficienti per verdersi assegnata una maglia da titolare, quindi non mi sento di strapparmi le vesti davanti alla decisione dell’Arsenal di separarsi dal nativo di Petersfield. C’è stato un momento, durante la stagione passata, in cui Calum Chambers si era preso il posto di terzino destro e pareva offrire discrete garanzie, tuttavia l’arrivo di Takehiro Tomiyasu ha fatto capire quanto fosse ampio il divario tra un vero terzino da vertice e un onesto mestierante.

Ho creduto che Calum Chambers, pur con i suoi difetti evidenti, potesse migliorare ed essere quel terzino di costruzione che voleva Mikel Arteta, poi però è arrivato il giapponese e tutto è diventato molto più chiaro.

Calum Chambers saluta l’Arsenal nello stesso modo in cui era arrivato, ovvero prendendo tutti gli addetti ai lavori di sorpresa: a fine luglio del 2014, infatti, Arsène Wenger aveva deciso di sborsare oltre 14 milioni per il 19enne prodotto del vivaio del Southampton, che fino ad allora aveva disputato solo una stagione in Premier League e nessuno dei giornalisti aveva fiutato l’affare. La sola differenza, tra l’arrivo e la partenza di Calum Chambers, è il valore dell’operazione, perché se per acquistarlo avevamo investito 14 milioni di sterline, per cederlo ci siamo accontentati di risparmiare sull’ingaggio da qui a fine stagione e incassare appena un milione di sterline, che l’Aston Villa pagherà se e quando verranno raggiunti determinati obiettivi.

In tutto, tra ingaggio risparmiato e incassi legati a bonus vari, l’Arsenal incasserà al massimo due milioni di sterline.

Ancora una volta, l’Arsenal si dimostra uno dei peggiori Club di tutta la Premier League quando si tratta di fare profitti dalla cessione di un giocatore. È un problema che viene da lontano, quello delle minusvalenze, perché sono almeno quattro stagioni che perdiamo regolarmente grosse somme di denaro a causa di una cattiva gestione del proprio parco giocatori e delle scadenze di contratto.
Una tendenza pericolosa, iniziata già verso la fine dell’epoca Wenger (Wilshere, Lucas Pérez) e peggiorata con l’avvento di Raúl Sanllehí (Welbeck, Ramsey, Mkhitaryan) e poi di Edu (Mustafi, Özil, Willian, Kolasinac e ora Chambers).
Preoccupa il fatto che altri giocatori di alto profilo o con ingaggi pesanti seguiranno lo stesso percorso, a cominciare da Pierre-Emerick Aubameyang passando per Alexandre Lacazette, Eddie Nketiah, Granit Xhaka, Nicolas Pépé e Bernd Leno, alcuni dei quali verranno svincolati mentre gli altri saranno ceduti in perdita.

C’è ancora speranza, come testimoniano le cessioni di Alex Oxlade-Chamberlain (40 milioni), Alex Iwobi (35 milioni), Emiliano Martínez (20 milioni) e Joe Willock (25 milioni), e anche la sensazione che queste pulizie di primavera siano una manovra necessaria a preparare il terreno per il “nuovo” Arsenal di Mikel Arteta, un Arsenal che non scende più a compromessi in quanto a qualità.
D’altronde i due ottavi posti in Premier League non fanno altro che confermare la mediocrità di una larghissima maggioranza della rosa a disposizione di Mikel Arteta e cedere a profitto dei giocatori mediocri non è proprio semplice.

Avanti con le svendite, quindi, a patto che siano davvero le ultime.

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