Yo, Pierre!

Quattro anni spaccati, tanto è durato Pierre-Emerick Aubameyang all’Arsenal.
Quattro anni di tantissimi alti e qualche basso, fino al peggiore degli epiloghi.

Il suo declino, negli anni, è stato lento e inesorabile ed è figlio di un primo, enorme equivoco: perché l’Arsenal ha comprato Pierre-Emerick Aubameyang?
Il gabonese infatti è sbarcato a Londra il 31 gennaio 2018, per una cifra vicina ai 60 milioni, a pochi mesi di distanza dall’arrivo di un altro attaccante, anch’esso costato un bel mucchio di soldi ma diametralmente opposto al suo nuovo compagno di squadra: Alexandre Lacazette.

Con Arsène Wenger in panchina, la squadra giocava ormai da anni con un solo centravanti e tre centrocampisti offensivi e l’idea d’inserire un giocatore come Pierre-Emerick Aubameyang in un XI titolare che già prevedeva tanti giocatori d’attacco e appunto Alexandre Lacazette pareva ambiziosa anche per uno come Arsène Wenger.
Con l’alsaziano in panchina, Pierre-Emerick Aubameyang gioca esterno di sinistra e segna 10 gol in 12 partite da titolare, confezionando anche 4 assist, mentre Alexandre Lacazette chiuderà la stagione con 14 gol in 32 gare di campionato.

L’Arsenal ha trovato il suo centravanti di riferimento ma lo schiera sulla fascia per accomodare un altro centravanti costato troppo per finire in panchina.

La sensazione quindi è che Pierre-Emerick Aubameyang debba sostituire Alexandre Lacazette, più che giocargli accanto, perché non può raccogliere l’eredità lasciata da Alexis Sánchez: il gabonese non ha la tecnica, l’inventiva e la rabbia del cileno per poter giocare a tutto campo e spostare le difese più arroccate. A Pierre-Emerick Aubameyang servono le praterie per far valere la sua velocità e compagni di squadra che si occupino di confezionare palle gol per i suoi movimenti in area, spesso impareggiabili.

L’arrivo di Unai Emery sembra confermare l’incompatibilità tra Pierre-Emerick Aubameyang e Alexandre Lacazette, che nel frattempo sono diventati i migliori amici del mondo e, quando schierati assieme, si trovano a meraviglia. Il problema, però, è l’equilibrio in campo, spesso troppo penalizzato quando i due compari sono titolari. All’inizio l’ex allenatore del PSG manda in campo l’uno o l’altro, a seconda dell’avversario ma, dato l’investimento effettuato per l’uno (50 milioni) e poi per l’altro (60 milioni), la staffetta non è un’opzione plausibile. Lo spagnolo rinuncia alle proprie idee (il suo peccato capitale) e comincia a mandarli in campo assieme ad ogni occasione: il gabonese continua a segnare a raffica, il francese sempre meno e la squadra vive di alti e bassi.

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Quando arriva Mikel Arteta, Pierre-Emerick Aubameyang sembra pronto per fare un ulteriore salto di qualità e diventa l’arma offensiva principale nel 3-4-3 ibrido creato dallo spagnolo: il gabonese si applica molto di più in fase difensiva, è uno dei giocatori che più si espone in favore di Mikel Arteta, che con due centrocampisti centrali e due tornanti trova il modo di far coesistere Alexandre Lacazette e Pierre-Emerick Aubameyang senza esporre troppo la squadra, senza palla (a pagare più di tutti è Mesut Özil).
I gol che portano in bacheca la quattordicesima FA Cup e il Community Shield sono l’apoteosi, poi arriva la fascia di capitano dopo la sceneggiata di Granit Xhaka ed infine un rinnovo triennale che doveva essere la consacrazione dell’idillio tra il giocatore, il manager e i tifosi.

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In realtà sarà l’inizio della fine, con Pierre-Emerick Aubameyang sempre meno decisivo in campo e incontenibile al di fuori del rettangolo verde: prima viene escluso dal derby contro il Tottenham per essere arrivato in ritardo al raduno, poi viene pizzicato in uno studio di tatuaggi in pieno lockdown ed infine il ritardo di troppo, quello che gli costerà la fascia e la permanenza a Londra.

Pierre-Emerick Aubameyang lascia l’Arsenal dalla porta di servizio, eppure ha segnato 92 gol e confezionato 20 assist in 163 partite, una media da marziano. Il mio rimpianto non è tanto vederlo partire così ma sapere che questi numeri sarebbero potuti essere ancora migliori senza quell’enorme equivoco tattico che ne ha accompagnato l’arrivo a Londra.

Ogni partita con Alexandre Lacazette al centro dell’attacco al posto di Pierre-Emerick Aubameyang è stata uno spreco dell’incredibile talento da realizzatore di uno degli attaccanti più prolifici ad aver vestito la nostra maglia.
Non doveva finire così ma doveva finire per forza, perché ormai il gabonese era diventato insofferente e indifendibile.

Yo, Pierre. È stato bello, nonostante tutto.

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