Spaccacuore

Il rumore assordante dell’Emirates Stadium quando il pallone ha varcato la linea. Che brividi!
Mi riferisco ovviamente al gol di Danny Welbeck contro il Leicester, il 14 febbraio di sei anni fa.

Quella sarebbe dovuta essere la versione arsenaliana della Last Dance di Phil Jackson, Michael Jordan, Scottie Pippen e i Bulls di metà anni ’90, altro che la favola Leicester
Non mi piace fare il nostalgico a tutti i costi ma quel campionato è uno dei miei rimpianti più grandi, secondo solo alla finale di Champions League contro il Barcellona e al titolo perso in casa contro il Leeds nel 2003.

C’erano tutte le condizioni affinché quel momento diventasse il crocevia della stagione, l’attimo che a posteriori sarebbe stato descritto come decisivo nella corsa al titolo: Danny Welbeck the rimette piede in campo dopo mesi passati in infermieria e segna, Mesut Özil che disegna una parabola perfetta dopo una preghierina rapida e il pallone che s’insacca sul palo lontano, un secondo prima che l’arbitro fischi la fine.

A fine partita, il divario tra il Leicester (primo) e l’Arsenal (terzo) era ridotto a due miseri punti e il momentum sembrava aver definitivamente cambiato sponda.

La classifica di Premier League dopo 26 giornate

Quel che succederà dopo resterà una ferita aperta ancora oggi, perché il sentimento di aver buttato via l’occasione della vita è impossibile da ignorare: il Manchester City era in difficoltà, il Chelsea in preda a dubbi esistenziali, il Liverpool ancora in fase di ricostruzione, il Manchester United prigioniero di un dopo-Ferguson andato in maniera diversa dalle previsioni e il Tottenham che resta il Tottenham, destinato quindi a fallire l’obiettivo (it’s the history of the Tottenham…)..quando mai ti ricapita, in una Premier League sempre meno incerta e competitiva?

Sono bastati 90 minuti per cancellare tutto l’ottimismo di quel pomeriggio e farci ripiombare in una realtà che abbiamo ignorato o per lo meno sovradimensionato, fino al punto d’illuderci di fare sempre e comunque pare dell’élite britannica.
Ci ha pensato un attaccante troppo giovane e troppo magro a riportaci immediatamente con i piedi per terra, nonostante una formazione, quella del Manchester United, che definire rimaneggiata sarebbe un eufemismo: Carrick al centro della difesa insieme a Blind, Varela terzino destro, Lingard esterno di destra e Rashford, 17 anni, al centro dell’attacco e al debutto assoluto.

Come vuole la favola, quella sbagliata in questo caso, il debuttante ha segnato una doppietta e regalato l’assist decisivo a Herrera, per quello che sarà il tre a due finale e a noi sono rimasti rimpianti e recriminazioni. Unaa squadra con Mesut Özil, Aaron Ramsey, Alexis Sánchez e Theo Walcott ha perso a casa di un avversario che schierava Schneiderlin davanti alla difesa e Rojo come terzino sinistro e che aveva in panchina giovanissimi come Riley, Weir e Fosu-Mensah.

La classifica dopo la partita di Old Trafford

Finirà con il Tottenham capace di perdere cinque a uno all’ultima di campionato e spalancarci la strada per il secondo posto, in quello che sarà l’ultimo St. Totteringham Day che abbiamo festeggiato, con il Leicester di Ranieri campione d’Inghilterra e con Manchester City, Manchester United, Liverpool e Chelsea tutte dietro di noi in classifica.

Nonostante l’allineamento dei pianeti ideale, abbiamo fallito.
Uno squarcio nel cuore, la settimana dopo san Valentino.

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