Questione di Spazi

Nel calcio è sempre una questione di spazi.
Che siano da creare, da occupare o da non occupare, per nessun motivo al mondo, si parla sempre di spazi.

Oggi lo chiamano Juego de Posición ma la sua origine è molto lontana e uno dei pionieri è stato un certo Herbert Chapman, che negli anni ’30 prima con l’Huddersfield e poi con l’Arsenal ha fatto la storia ed è stato un autentico visionario. Allora si parlava di formazione WM ma i concetti di base erano già quelli odierni.

Se te la cavi bene con la gestione dello spazio, nella migliore delle ipotesi non perdi, perché significa che impedisci all’avversario di arrivare alla conclusione in maniera pulita e continua. Non perdere però non basta, soprattutto da quando sono stati inseriti i tre punti a vittoria, quindi è necessario saper gestire anche il pallone. Se sai gestire bene il pallone hai più probabilità di vincere perché sei in grado di creare superiorità numerica grazie ad una giocata individuale, se non crearti addirittura un gol dal nulla, ma se non sai gestire lo spazio rischi di sbattere all’infinito sulla difesa avversaria.

Quelli che in passato hanno definito il tiki-taka del Barcellona come onanismo calcistico lo hanno fatto pensando a quelle partite (pochissime, in realtà), durante le quali i giocatori di Guardiola non hanno trovato il modo di spostare le linee avversarie, quando in realtà l’estenuante trafila di passaggi corti e movimenti serve appunto a creare gli spazi nei quali poi avverrà la magia.

Se sai gestire bene gli spazi e il pallone hai fatto tombola e vincerai praticamente tutte le partite.

È di qualche settimana fa uno studio, pubblicato da The Athletic, sul comportamento delle squadre di Premier League in ognuna delle 30 zolle di campo che solitamente sono utilizzate per preparare il JDP (in alcuni casi sono 15), al fine di capire in quali zone una tale squadra è più pericolosa o più vulnerabile.
Il rosso denota un controllo del pallone, il giallo una zona neutra e il blu una zona dove è l’avversario a farla da padrone.

L’Arsenal, per quanto si può capire, è una squadra che ha un controllo impeccabile della propria metà campo ma poi fatica a sfondare, soprattutto centralmente. Nulla di allarmante né di sorprendente, date le prestazione di Aaron Ramsdale, Ben White, Takehiro Tomiyasu e Gabriel da una parte e Alexandre Lacazette dall’altra, ma una bella conferma dei progressi fatti dalla squadra, soprattutto per quanto riguarda l’identità di gioco

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Il comportamento delle squadre di Premier League

Se Manchester City, Liverpool e Chelsea sono modelli per ora irraggiungibili, il confronto con le altre rivali è molto incoraggiante: il Tottenham riesce a controllare le operazioni solo davanti alla propria difesa, principalmente per merito di un centrocampo molto basso e molto compatto; il West Ham gioca quasi esclusivamente di rimessa e cerca il cross con grande insistenza così come il Leicester ma senza i cross, mentre il Manchester United è un ibrido, pesantemente influenzato dalla presenza di Cristiano Ronaldo e Sancho sulla fascia sinistra.

I nostri difetti restano quelli di sempre, ovvero una difficoltà cronica nel mantenere una pressione costante sulla trequarti offensiva e un uso eccessivo della fascia sinistra, anche se entrambe questi aspetti potrebbero migliorare sensibilmente da qui a fine stagione; i dati in questione infatti comprendono le prime uscite della stagione e un attacco spesso guidato da Pierre-Emerick Aubameyang, quindi naturalmente sbilanciato a sinistra e poco incline a venire incontro per cucire la manovra tra le linee. La crescita di Bukayo Saka, diventato il principale asset offensivo della squadra, coadiuvato da Martin Ødegaard, dovrebbe restituire una fotografia più uniforme ed equilibrata.

La mia impressione è che a livello tattico e tecnico questa squadra sia molto vicina all’idea finale di Mikel Arteta, al quale però mancano due tasselli per completare la transizione, ovvero un centravanti di presenza e un centrocampista che sappia portare palla per creare spazio (ah, vedi?). Anche se il mercato estivo dovesse portare in dote questi due tasselli, e sono ottimista in merito, questo gruppo non è ancora maturo mentalmente perché estremamente giovane sia anagraficamente che in termini di collettivo, dal momento che l’XI ideale gioca assieme solo da questa stagione.

Con due innesti giusti e un po’ di maturità in più, il rendimento di questa squadra potrebbe schizzare alle stelle e potremmo essere proiettati direttamente sul podio della Premier League, in lotta con il Chelsea per fare da terzo incomodo nell’eterna lotta tra il Manchester City e il Liverpool. Uno scenario che pareva inimmaginabile otto mesi fa. La strad però è ancora molto lunga e le incognite sono tante, così come saranno tanti i passi falsi.

Così vicini eppure così lontani dall’obiettivo finale, la data di fine cantiere rimane ancora sconosciuta.

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