Punti, Puntini & Puntelli

Che bella la vittoria contro il Brentford!
Due gol, tante belle giocate, un controllo impeccabile del campo: una prestazione rassicurante.

Dei tanti spunti positivi emersi dalla partita contro le Bees, ce ne sono due che non convincono appieno e meritano un approfondimento: la posizione di Granit Xhaka e la prestazione di Alexandre Lacazette.
Troppo semplice concentrarsi sulle movenze vellutate di Emile Smith Rowe o sulla potenza devastante di Bukayo Saka, su una fascia come sull’altra; troppo facile tessere le lodi di un Thomas Partey finalmente dominatore a centrocampo, sia con che senza il pallone, o spellarsi le mani per Martin Ødegaard e la sua visione di gioco sopraffina (usalo quel piede destro però…).

Quelli sono i nostri punti di forza e non li scopriamo certo ora. Quel che è interessante è provare a capire come far compiere il salto di qualità definitivo a questa squadra, attraverso un’analisi spietata dei suoi punti deboli.

La grafica, pubblicata da Scott Willis su Twitter, ci viene in aiuto:

Mikel Arteta ha effettuato un solo cambio rispetto alla vittoria estera a casa del Wolverhampton, eppure la squadra è sembrata completamente diversa rispetto a qualche giorno fa. Il Brentford ovviamente non è allo stesso livello del Wolverhampton e inoltre sta attraversando un momento complicato, tuttavia il modo in cui l’Arsenal ha tenuto il campo e orchestrato i propri attacchi racconta una storia molto interessante.

Granit Xhaka box-to-box

Quando, all’epoca del suo arrivo a Londra, Arsène Wenger aveva descritto Granit Xhaka come un centrocampista box-to-box, in tanti avevano pensato che il manager alsaziano non avesse fatto i compiti a casa, un po’ come Carlo Ancelotti quando ha comparato Kakà a Toninho Cerezo. La partita contro il Brentford ha mostrato che lo svizzero può interpretare quel ruolo con un certo aplomb, pur non avendo le caratteristiche più indicate. Contro il Brentford, Granit Xhaka è stato tra i più attivi ma soprattutto il migliore sia nel far avanzare rapidamente il pallone, sia nel creare le condizioni affinché la squadra arrivasse alla conclusione. Se questo dato, di per sé, non è una gran novità, la posizione media dello svizzero è una bella sorpresa: abitualmente schiacciato sulla linea dei difensori e spostato sulla sinistra, contro il Brentford ha giocato da vero numero otto, in linea con Martin Ødegaard e subito alle spalle del tridente d’attacco.

Anche se quasi sicuramente Granit Xhaka non sarà la mezz’ala di sinistra titolare del prossimo Arsenal, le istruzioni tattiche che ha ricevuto da Mikel Arteta svelano quale sarà l’assetto tattico della squadra da qui a fine stagione e oltre. Il manager spagnolo sta completando il passaggio dal 4-2-3-1 al 4-3-3 e preparando la squadra che sarà, una volta che riaprirà il mercato. In questo senso, le voci che ci danno in trattativa per un possibile acquisto di Fabián Ruiz dal Napoli prendono tutto un altro significato e un’altra profondità. Lo spagnolo, mancino come lo svizzero, è molto più dinamico e intraprendente e potrebbe quindi integrarsi a meraviglia come mezz’ala di sinistra, proprio al posto di Granit Xhaka.

Resta da vedere se Thomas Partey continuerà a fare il vertice basso di questo centrocampo: per me sarebbe uno spreco ma questo è tutto un altro discorso.

Falso Nove o Nove Fantasma?

L’altro grande spunto emerso dalla partita contro il Brentford è lo scollamento tra il centravanti e il resto della squadra. Il francese è di gran lunga il giocatore che ha toccato meno palloni e inciso meno sulla manovra, il che può essere interpretato in due modi: il suo lavoro senza palla è stato impeccabile oppure l’ex prodotto del vivaio dell’Olympique Lyon continua ad essere una figura accessoria alla manovra, che procede spedita a prescindere dal proprio fulcro, o presunto tale.

Non posso negare che quel puntino così piccolo mi disturba parecchio, perché significa che la nostra manovra diventa troppo dipendente dai due interni di centrocampo e dai due attaccanti esterni. Se, come contro il Brentford, tutto fila liscio, allora l’impalpabilità di Alexandre Lacazette passa inosservata ma quando le cose non vanno altrettanto bene, allora finiamo quasi sempre col giocare con un uomo in meno.

Idealmente parlando, vorrei un centravanti che possa garantire quantomeno un “piano B”, qualora il nostro centrocampo non riesca a farsi trovare tra le linee e dare un impulso decisivo alla manovra offensiva, cosa che Alexandre Lacazette non riesce a fare. Difficile capire se si tratti di un semplice momento di cattiva forma ma senza il suo apporto, la nostra manovra diventa fin troppo prevedibile.

Qui sotto si vede come Roberto Firmino, per tanti l’archetipo del centravanti di manovra, sia molto più presente nel gioco del Liverpool e, pur non andando alla conclusione o non segnando con grande regolarità, sappia fare la differenza.

Il prossimo centravanti dell’Arsenal dovrà saper unire alle sublimi qualità tecniche di Alexandre Lacazette anche una presenza fisica che il francese non sa mettere in campo, sia per fungere da calamita per i palloni lunghi lanciati alla disperata, sia per arrivare in area su quei cross che spesso, al momento, non trovano destinatario.

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