Fine Corsa

Roman Abramovich sanzionato dal governo britannico.
Stamani il miliardario russo è stato colpito da pesanti sanzioni economiche, che ovviamente includono anche il Chelsea.

Colui che ha voleva vendere “per il bene del Club” e “devolvere i profitti alle vittime della guerra” aveva già intuito che aria tirasse ma ora si ritrova impossibilitato a cedere la proprietà del Chelsea, non può più vendere i biglietti per i tifosi di casa e in trasferta, non può più vendere magliette e merchandising vario, non può rinnovare i contratti dei giocatori né ovviamente acquistarne di nuovi.

Il Chelsea, oggi, è un Club che può continuare le operazioni puramente sportive ovvero allenarsi, giocare sia in casa (solo davanti agli abbonati) che in trasferta (con un tetto di spesa massimo di 20’000 sterline) ma non può più ricevere una sola sterlina che vada a riempire le tasche di Roman Abramovich.
Tecnicamente, il Chelsea potrebbe sparire domani mattina, con tutti i giocatori svincolati e nessuna possibilità di sostituirli: a giugno se ne andranno Rüdiger, Christiansen e Azpilicueta, mentre l’anno prossimo potrebbe essere il turno di Jorginho, Kanté e altri.

La decisione del governo britannico potrebbe significare il fine corsa per uno dei Club più vincenti della storia recente, un Club che grazie agli investimenti di un singolo individuo ha potuto costruire un impero tale da rendere vincenti sia la squadra maschile che quella femminile, in un lasso di tempo relativamente corto e senza concorrenza – almeno fino all’arrivo di Mansour.
Roman Abramovich poteva apparire come il proprietario ideale: ricco, ambizioso, presente, negli anni è diventato perfino meno ingombrante e ha imparato a delegare e trattenersi dal prendere decisioni affrettate. Certo, per considerarlo un proprietario ideale sarebbe stato necessario turarsi il naso e non pensare all’origine di tutti quei soldi, ma noi tifosi siamo pronti (quasi) a tutto per arrivare al successo. Purtroppo.

C’è stato un momento, una decina di anni fa, durante il quale in tanti evocavano Alisher Usmanov, allora socio di minoranza del Club, come proprietario ideale per l’Arsenal. A colpi di proclami e promesse, l’amico di Roman Abramovich ci ha fatto sognare la Premier League, la Champions League, una nuova epoca di trofei e sfarzi.
Come sarebbe andata se la famiglia Kroenke si fosse fatta da parte? In che situazione saremmo oggi?

Ecco dove saremmo oggi. Nell’incertezza più assoluta, nell’impossibilità di sapere se e come l’Arsenal Football Club esista ancora come tale, nell’angoscia di vivere sull’orlo del baratro e dover ricominciare dalle leghe amatoriali e semi-amatoriali. Magari avremmo un paio di titoli in più, forse avremmo vissuto qualche stagione indimenticabile ma tra qualche trofeo e il rischio di liquidazione del Club, la scelta è semplice, almeno per me.

Potevamo esserci anche noi, assieme al Chelsea.

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