TRECENTOMILA

Mikel Arteta non è stato preso in parola ma quasi.
Ieri, dopo il gol del raddoppio, abbiamo assistito da alcuni passaggi di gioco semplicemente mozzafiato.

Torniamo indietro però, alle parole di Mikel Arteta subito dopo la sofferta vittoria a casa del Watford:

Sul 3-1 avremmo dovuto fare 300’000 passaggi nella metà campo avversaria e, nel momento in cui ci avrebbero aggrediti, attaccarli a nostra volta. Non l’abbiamo fatto. La partita era aperta e c’era la senszione che lo sarebbe stata fino alla fine.

Mikel Arteta

Ecco, quei 300’000 passaggi li abbiamo fatti eccome, contro il Leicester. Grazie alla maestria di Martin Ødegaard, Thomas Partey, Ben White, Gabriel e Granit Xhaka, il pallone ha continuato a cambiare di proprietario senza mai cambiare maglia, obbligando il Leicester a correre a vuoto e sprecare preziose energie che altrimenti avrebbero potuto utilizzare per provare a riaprire la partita.

Per lunghi minuti, accompagnati dagli olé dell’Emirates Stadium, abbiamo spinto alla sottomissione totale un avversario che pure avrebbe potuto crearci qualche grattacapo ma che in realtà non è mai entrato in partita, nella ripresa. Dopo essere andati al riposo con uno striminzito ma meritatissimo vantaggio, c’era il timore che il secondo tempo avrebbe visto il Leicester ancora più aggressivo e pericoloso rispetto alla prima frazione – durante la quale Aaron Ramsdale è stato chiamato ad effettuare due parate importantissime su Barnes – ed invece le Foxes di Rodgers non hanno praticamente mai visto il pallone.

Dei tanti segnali positivi che questa squadra sta mandando, la sicurezza quasi strafottente messa in bella mostra nella ripresa è quello che mi rende più ottimista. Questa squadra sta maturando molto più velocemente di quanto avessi immaginato, tanto da far apparire lontanissime le incredibili sconfitte rimediate contro Everton e Manchester United e renderle un’anomalia quasi irripetibile, almeno per quanto riguarda la prestazione.

Reputo molto difficile che questa squadra possa regalare punti agli avversari, come successo a Old Trafford e a Goodison Park e che, se sconfitta, lo sia per grandi meriti altrui più che per demeriti propri: chiunque riesca a batterci, in questo momento, può farlo solo con un enorme dispendio di forze e solo se al massimo delle proprie possibilità. Mi torna in mente la sconfitta interna contro il Manchester City, in questo senso, una di quelle sconfitte che, pur non portando punti in classifica, lasciano una serie di sensazioni positive che fanno poi la differenza contro avversari meno competitivi.
Mercoledì sera affrontiamo il Liverpool all’Emirates Stadium e credo in una prestazione molto simile a quella alla quale abbiamo assistito contro gli uomini di Guardiola. Se dovesse essere davvero così, allora non dovremmo più parlare di un semplice salto di qualità ma di un’autentica esplosione, sia del manager che dei giocatori.
Arrivare così velocemente a competere ad armi pari contro due delle squadre più forti e continue d’Europa è un risultato che ha del clamoroso, se non dell’incredibile, per una squadra che ha inizio stagione era ultima in classifica con zero punti, zero gol segnati e nove subiti.

Imparare a fare quei 300’000 passaggi cui fa riferimento Mikel Arteta vuol dire prendere consapevolezza dei propri mezzi e trasferire sul campo l’autorevolezza tipica delle squadre che hanno un piano ben definito e sanno applicarlo in qualsiasi frangente, contro qualsiasi avversario.

Non so se torneremo in Champions League subito oppure se inciamperemo proprio sul più bello ma sono certo che questa squadra e questo manager sono destinati a scalare molto velocemente le gerarchie della Premier League e tornare ad essere una protagonista assoluta sia in campionato che in Europa, finalmente.

Quei 300’000 passaggi dovranno subirli tutti, d’ora in avanti.

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