¡Fiesta!

Ma cosa festeggi che non avete vinto un ca**o!
E io festeggio, come festeggiano i giocatori in campo e negli spogliatoi.

Festeggio perché abbiamo vinto a Villa Park, quarantotto ore dopo aver perso in casa contro il Liverpool.
Festeggio perché abbiamo vinto al Molineux nonostante l’espulsione più fiscale della storia.
Festeggio perché abbiamo vinto al 96′ in casa contro i Wolves nonostante il tragicomico svantaggio iniziale.
Festeggio perché abbiamo chiuso 0-0 ad Anfield dopo aver giocato per un’ora intera in inferiorità numerica.
Festeggio perché abbiamo pareggiato all’ultimo secondo contro il Crystal Palace e forse non l’avremmo meritato.

Festeggio perché il calcio è la gioia del momento, non solo un trofeo a fine stagione.

Festeggio perché questa squadra ha ritrovato un’anima, ci he restituito entusiamo, ci ha permesso di nuovo di credere che qualcosa di bello si stia sviluppando e perché finalmente l’Arsenal è in ascesa, dopo stagioni buie o quantomeno anonime.

Festeggio perché non ci sono più musi lughi, primedonne e giocatori svogliati che passeggiano per il campo.
Festeggio perché il sorriso di Bukayo Saka è contagioso.
Festeggio perché Ben White è un signor difensore e l’Arsenal è stato più furbo e coraggioso di tutti.
Festeggio perché Aaron Ramsdale è un matto vero e soprattutto un gran portiere, alla faccia vostra.
Festeggio perché Takehiro Tomiyasu è stato un acquisto pazzesco e voi ci prendevate in giro.
Festeggio perché dopo la prima di campionato ci davano tutti per spacciati ed invece eccoci qua.

Festeggio perché ho l’impressione che più festeggio, più vi girano le scatole e quindi mi viene da festeggiare ancora più forte.

Festeggio perché non spetta a voi decidere come e quando noi possiamo festeggiare.

La stagione è tutt’altro che conclusa e il ritorno in Europa ancora lontano dall’essere assicurato, che si tratti di Champions League o Europa League, però questa stagione sarà ricordata come quella della rinascita per un Club che ad un certo punto sembrava aver preso una bruttissima piega, quasi irreversibile.
C’è voluto coraggio per ribaltare la rosa e lo spogliatoio come hanno fatto Edu e Mikel Arteta nelle ultime due stagioni, investire così pesantemente su giocatori che non avevano ancora dimostrato nulla, disfarsi di personalità e stipendi ingombranti e continuare a credere così ciecamente nelle proprie idee come ha fatto il manager, mentre il campo gli dava irrimediabilmente torto e la pressione era alle stelle.

Se leggete regolarmente questo blog saprete già che più di una volta ho espresso dubbi sulle capacità di Mikel Arteta di dare un’identità alla squadra, dubbi che il manager ha spazzato via in maniera ormai definitiva. Era difficile prevedere che la squadra si sarebbe evoluta in maniera così rapida, se voi ci siete riusciti tanto di cappello perché per me era semplicemente impensabile. A prescindere da come finirà, questo campionato ha confermato oltre ogni ragionevole dubbio che l’Arsenal ha ritrovato il suo status di pretendente ad un posto tra le prime quattro e lo ha fatto con un organico ridotto all’osso e la squadra piuù giovane della Premier League.

Questa è già di per sé una vittoria clamorosa, che va festeggiata come tale.

… e allora ¡fiesta!

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