(3)4 Verità

Granit Xhaka ha rilasciato un’interessante intervista a The Players’ Tribune, da ascoltare con attenzione.
Pochi altri giocatori hanno diviso così profondamente la tifoseria quanto lo svizzero e sono rimasti così a lungo.

Ascoltando l’intervista è molto facile fare astrazione dai difetti che impediscono a Granit Xhaka di essere considerato quell’elemento imprescindibile alla squadra, alla stregua di Thomas Partey ad esempio, e che lo condannano ad essere sempre quello che rimpiazzare, sostituire, migliorare al fine di permettere alla squadra di compiere un ulteriore salto di qualità. Ovviamente mi riferisco al nostro punto di vista, quello del tifoso, perché per Mikel Arteta, Unai Emery e Arsène Wenger prima di loro, Granit Xhaka è sempre stato un punto fisso – senza dimenticare gli allenatori di Basilea, Borussia e i diversi commissari tecnici che si sono susseguiti sulla panchina della Nazionale elvetica. Allo stesso modo, Granit Xhaka è sempre stato un trascinatore e spesso il capitano ideale per ogni compagno di squadra con cui ha condiviso lo spogliatoio, una figura dal grande carisma che incute grande rispetto tra i colleghi.

A parole, Granit Xhaka ha tutte le caratteristiche giuste per essere un idolo per noi tifosi: è un professionista esemplare, è competitivo, ha grande carattere, ha un piede sinistro che è una meraviglia e ha grinta da vendere – a volte addirittura troppa – ma ciò nonostante viene considerato quasi esclusivamente un punto debole, un fattore di rischio anziché un elemento in grado di fare le differenza.

Sarà perché quando sbaglia, sbaglia di grosso; sarà perché è uno che ci tiene molto e a volte perde la testa o sarà perché non è mai stato davvero schierato in una squadra che ne esaltasse le qualità, nascondendone quanto possibile i difetti. Là dove altri giocatori avrebbero probabilmente rifiutato di occupare certe posizioni, ricoprire certi ruoli molto diversi dal proprio, lui ha sempre dato la massima disponibilità e, quando non si è dimostrato all’altezza del compito, noi lo abbiamo fischiato, anziché riconoscerne la professionalità.

Per natura abituato a prendersi le proprie responsabilità e non cercare alibi, Granit Xhaka finisce col pagare il prezzo di questo suo altruismo, se vogliamo chiamarlo così, e non nascondersi mai – anche quando sarebbe bene restare lontano dai riflettori.

Forse Granit Xhaka è sempre stato l’uomo giusto al posto sbagliato o forse al posto giusto nel momento sbagliato e temo che non ci sia più spazio per un riavvicinamento definito e nemmeno per un lieto fine.

Peccato, almeno però Granit Xhaka ha potuto dire le sue (3)4 verità.

Per chi volesse ascoltare l’intervista integrale, eccola qui:

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