Seconda Dimensione

In principio fu Thomas Partey.
L’arrivo del Ghanese ha rappresentato, per quanto mi riguarda, uno spartiacque fondamentale per la squadra.

Dopo anni di giocatori bravissimi a fare una cosa specifica, finalmente avevamo un giocatore capace di aggiungere più dimensioni al modo di stare in campo della squadra.
Dopo anni di Cazorla, Coquelin, Xhaka, Özil, Bellerín, Lacazette, Aubameyang e Giroud, finalmente un giocatore in grado di dimostrare che essere bravi in una cosa non significa dover rinunciare a tutto il resto ma che si può essere bravi in tante cose simultaneamente.

Questo però non è un pezzo dedicato a Thomas Partey, che pure ne meriterebbe uno al giorno per come garantisce protezione alla linea difensiva e un’affidabilità mostruosa nel saltare il primo pressing avversario, quanto una riflessione su come la squadra stia completando la propria evoluzione definitiva, anche grazie all’innesto di un giocatore storicamente mal-aimé come Eddie Nketiah.

Premessa doverosa, a scanso di equivoci: Eddie Nketiah non è (ancora) materiale da squadra che aspira a giocare in Champions League.

Detto questo, l’ingresso in squadra di Eddie Nketiah ci ha dimostrato che anche l’ultimo dei giocatori monodimensionali è pronto a cedere il passo alla modernità: mi riferisco ovviamente a Alexandre Lacazette, il cui gioco spalle alla porta sembrava essere una prerogativa indispensabile alla squadra e l’altare ultimo sul quale sacrificare anche la più remota possibilità di avere un centravanti che tira in porta. Non dico che segna con regolarità ma che almeno tira in porta.

Contro Chelsea, Manchester United e West Ham, Eddie Nketiah ha messo a segno due gol (entrambi a Stamford Bridge) e concluso a rete ben dodici volte, mentre Alexandre Lacazette è andato in bianco contro Crystal Palace, Brighton e Southampton e ha concluso a rete appena cinque volte in tre partite – meno della metà rispetto al compagno di squadra, che pure si è ritrovato a dover affrontare avversari di spessore superiore, almeno sulla carta.
Ovviamente nulla è mai così semplice quindi non basta un cambio per spiegare le difficoltà che abbiamo riscontrato con Alexandre Lacazette a guidare l’attacco, tuttavia la capacità di Eddie Nketiah di offrire una sponda per i compagni e attaccare la profondità sicuramente ha creato qualche grattacapo in più alle difese avversarie, chiamate ogni volta a dover decidere se salire o restare basse per non lasciare spazio alle spalle.

Al London Stadium, il prodotto del nostro vivaio è stato molto diligente nel venire incontro ai compagni e far salire la squadra, anche se non sempre con successo, ma non per questo ha rinunciato a lavorare ai fianchi Zouma con continui inserimenti senza palla, soprattutto nella ripresa, e ha concluso la partita stremato per il grosso lavoro svolto. Con un pizzico di lucidità in più avrebbe potuto suggellare la sua prestazione con un gol e chiudere anzitempo la partita ma, a 22 anni e con pochissime partite da titolare in Premier League sulle spalle, non ci si può aspettare più di così – almeno per il momento.

Eddie Nketiah, come Thomas Partey, Takehiro Tomiyasu, Aaron Ramsdale, Ben White e Martin Ødegaard, sta permettendo a questa squadra di diventare più imprevedibile, più fluida e più atletica, il primo obiettivo da raggiungere durante un percorso di crescita come quello intrapreso all’inzio di questa stagione.

Magari non sarà l’uomo del futuro, tuttavia Eddie Nketiah ci ha mostrato la strada verso di esso.


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