Mo Non Esageriamo

Mohamed Elneny è una delle storie più belle di questo finale di stagione.
Messo in disparte, invitato a trovarsi un nuovo Club e improvvisamente indispensabile per la squadra.

DISCLAIMER: nessun Mohamed Elneny è stato maltrattato nella stesura di questo pezzo.

La Diga di Assuan (cit.) è stato ripescato dal manager spagnolo in seguito all’infortunio di Thomas Partey e alle prestazioni non del tutto convincenti di Albert Sambi Lokonga, che nella testa di Mikel Arteta doveva essere la controfigura del ghanese.
Il giovane belga, in quanto tale, ha ancora tanto da imparare mentre l’ex centrocampista di Basilea e Besiktas è molto più completo e più affidabile, pur non avendo il talento puro dell’ex capitano dell’Anderlecht, il quale è decisamente più intraprendente e incisivo dell’egiziano.

La sostituzione di Albert Sambi Lokonga con Mohamed Elneny è rientrata nella serie di decisioni prese da Mikel Arteta alla vigilia della delicatissima trasferta a Stamford Bridge, arrivata dopo tre sconfitte consecutive che parevano aver annientato le nostre aspirazioni di Champions League. Assieme al belga sono usciti Cédric, sostuituto da Rob Holding, con Ben White terzino destro, e Gabriel Martinelli, rimpiazzato da Emile Smith Rowe. Da allora Mohamed Elneny è diventato imprescindibile e ha fornito prestazioni di altissimo livello, tanto da spingere molti tifosi a lanciare appelli affinché il suo contratto fosse rinnovato.

Ed è qui che le cose si complicano.

Per quanto le prestazioni e l’atteggiamento di Mohamed Elneny siamo ammirevoli, stiamo parlando dello stesso giocatore che la stagione scorsa ha giocato 17 partite da titolare in Premier League dopo essere tornato dal prestito al Besiktas e per il quale nessuno si sarebbe sognato di chiedere un rinnovo. Come già successo con Alexandre Lacazette qualche mese fa, quando ha attraversato un buon momento di forma, ho l’impressione che si tratti di una scelta di pancia, più che di cervello, nata sull’onda di una serie di risultati positivi e inattesi.

L’Arsenal di domani, qualsiasi sia il nostro piazzamento finale, deve rinforzare la rosa, non stabilizzarla.

Con Thomas Partey unico giocatore di livello superiore in mediana e Granit Xhaka sempre in bilico tra paradiso e inferno, l’ultima cosa che serve a questa squadra è un buon comprimario. Al contrario, serve un giocatore capace di giocarsi seriamente una maglia da titolare, cosa che Mohamed Elneny non può fare. Quando scorro la rosa del Liverpool, Club al quale dovremmo guardare per programmazione, budget e risultati, leggo i nomi di Fabinho, Henderson, Thiago e Naby Keïta (oltre a quello di Oxlade-Chamberlain) e mi dico che Mohamed Elneny, in quella rosa, non ci entra – nemmeno al posto del “monumento” James Milner.

Ecco perché dovremmo passare oltre, perché Mohamed Elneny non innalza il valore della nostra rosa.

Se Thomas Partey non si fosse infortunato, Mohamed Elneny sarebbe ancora seduto in panchina e quando Thomas Partey tornerà a disposizione, Mohamed Elneny non sarà mai in grado di metterne in discussione la presenza nell’XI titolare – come successo fino a poche settimane fa. Nonostante alcune prestazioni sottotono del ghanese, infatti, l’egiziano non è mai stato preso in considerazione per sostituirlo e si è sempre accontentato di pochi minuti di partita qua e là, ad eccezione della partita di Old Trafford, unica presenza da titolare in Premier League prima della trasferta di Stamford Bridge. Tra le due presenze da titolare di Mohamed Elneny sono passati quasi cinque mesi, un’eternità di tempo durante la quale Thomas Partey ha annaspato contro Everton, Southampton, West Ham e Wolverhampton, senza mai rischiare di uscire dai titolari.

Edu e Mikel Arteta hanno costruito l’ossatura della squadra su Aaron Ramsdale, Ben White, Thomas Partey e Martin Ødegaard, alla quale hanno aggiunto elementi di spessore come Takehiro Tomiyasu, Granit Xhaka, Bukayo Saka, Kieran Tierney, Emile Smith Rowe e Gabriel, quindi ora devono completare il lavoro aggiungendo un attaccante di categoria superiore e soprattutto un paio di centrocampisti eccellenti in conduzione e bravi in palleggio, in modo tale da rendere la nostra manovra offensiva meno asfittica e meno prevedibile.

Nell’Arsenal del futuro non c’è spazio per i semplici gregari, è tempo di puntare più in alto.

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