Bandiera Rossa

Manca un solo giorno al grande derby, ormai ci siamo.
Potessi scegliere, vorrei svegliarmi quando sarà tutto finito, non penso di poter reggere.

Una vittoria vorrebbe dire qualificarsi per la prossima Champions League e finire davanti al Tottenham per la prima volta in sei, lunghissimi anni. Vincere vorrebbe dire ritrovare l’élite del calcio europeo, ritrovare uno status che sembrava acquisito per diritto divino e poi andato improvvisamente perso, e convincersi di aver fatto solo un brutto sogno collettivo.

Una sconfitta vorrebbe dire ritrovarsi col fiato sul collo, dover vincere a tutti i costi le prossime due partite e vivere le restanti giornate di Premier League con un’ansia impossibile addosso. Perdere significherebbe ridar speranza al Tottenham, precipitare nel dubbio e ritrovarsi sull’orlo del baratro, proprio quando ci sentivamo in sicurezza.

Una vittoria vorrebbe dire schiaffare in faccia a tutti le qualità di questo gruppo di giocatori e del loro manager, rinfacciare le previsioni ridicole di chi ci vedere in lotta per non retrocedere o prossimi all’ennesima implosione e alzare un gigantesco dito medio in faccia a tutti. Vincere vorrebbe dire dimostrare che l’Arsenal dei ragazzini terribili è capace di risultati mirabolanti anche quando la pressione è alle stelle.

Una sconfitta vorrebbe dire invertire completamente l’inerzia della corsa, concedere un vantaggio psicologico enorme al Tottenham e farsi divorare vivi dalla paura di fallire. Perdere vorrebbe dire dimostrare al mondo che non siamo pronti per certi palcoscenici e confermare che la nostra gioventù è un handicap.

In Premier League, non vinciamo a casa del Tottenham dal 16 maggio 2014, quando un gol straordinario di Tomáš Rosický dopo due minuti ci ha permesso di espugnare White Hart Lane. Da allora quattro sconfitte e due pareggi in sei partite disputate a casa dei cugini, con dodici gol incassati e cinque messi a segno.
L’ultima, quella di dicembre 2020, brucia ancora perché giocata esattamente come il manager di allora, José Mourinho, voleva che la giocassimo e quindi regalata ad un avversario che si è dimostrato più scaltro, più cinico e più smaliziato di noi, esattamente come rischia di succedere giovedì sera, contro la squadra di Conte.

Sono loro a dover fare la partita e cercare la vittoria, eppure ho la sensazione che andremo al Tottenham Stadium con l’intento di giocare “da Arsenal” e che quindi lasceremo quegli spazi che non dovremmo lasciare né a Son, né a Kulusevski, né a Kane. Ho il terrore che la partita si sviluppi con l’Arsenal che tiene il pallino del gioco, avanza attirato dal blocco basso dell’avversario e si faccia fregare in transizione – unica vera arma di questo Tottenham.

Vedo distintamente tutte quelle bandiere rosse ad indicare i tanti pericoli che ci attendono ma non sono sicuro che anche Mikel Arteta e i giocatori le vedano, temo che la loro idea sia quella di saltare sul cavallo e andare ad affrontare il drago, come nobili cavalieri. Ci sono la Champions League, il St. Totteringham Day e soprattutto un clamoroso balzo in avanti in termini di convinzione e autostima in ballo ma tutto quello che riesco a vedere è il trappolone preparato da Antonio Conte e i suoi giocatori e il modo in cui noi, col nostro cuore pure, andremo a finirci dritti dentro.

Ecco perché vorrei svegliarmi quando sarà tutto finito.

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