Buona la Terza

Domenica finisce ufficialmente la nostra stagione.
Se fino a lunedì scorso speravamo in un gran finale, oggi dobbiamo accontentarci.

Le due sconfitte rimediate contro Tottenham e Newcastle ci hanno affondati e hanno permesso alla squadra di Conte di superarci al quarto posto, lasciando loro un vantaggio decisivo all’alba del trentottesimo turno di Premier League.
A Kane e compagnia basterà non perdere a casa del Norwich per sigillare il quarto posto e partecipare alla prossima Champions League, missione fin troppo semplice anche per dei notorious bottlers come i nostri odiati cugini.

Al netto della retorica spicciola del “non ci sono risultati scontati”, il Norwich non ha i mezzi per impensierire un Tottenham che ha vinto sei delle ultime nove partite e ha perso una sola volta, perché gli uomini di Dean hanno vinto una sola delle ultime quindici partite di campionato e hanno incassato ben trentaquattro gol, più di due a partita, in media. Non bastasse, nello stesso periodo i Canaries hanno messo a segno la miseria di otto gol, di cui la metà arrivati contro Burnley (2-0) e Manchester United (2-3).

Anche ammettendo che succeda l’imponderabile, siamo sicuri di poter battere l’Everton?

La storia di questo campionato c’insegna che quando l’Arsenal perde non lo fa quasi mai in maniera isolata e estemporanea. Dopo la sconfitta d’apertura contro il Brentford (0-2) abbiamo perso in casa contro il Chelsea (0-2) e preso una bella manita del Manchester City (0-5), poi più tardi nella stagione abbiamo messo insieme una doppietta poco invidiabile perdendo a Goodison Park (0-2) e poi a Old Trafford (2-3) e infine, più recentemente, abbiamo perso contro il Crystal Palace (0-3), in casa contro il Brighton (0-2) e a casa del Southampton (0-1).

Ci sono state solo tre eccezioni, fino ad oggi: la vittoria interna contro il Newcastle (2-0) dopo la scoppola di Anfield (0-4), l’insipido pareggio interno contro il Burnley (0-0), arrivato dopo la sconfitta interna contro il Manchester City (1-2), e la vittoria di Villa Park (1-0), conseguita dopo aver perso in casa contro il Liverpool (0-2). Leggendo tra le righe, è facile trovare una costante tra queste eccezioni.

Mi viene quindi da chiedermi se questa squadra abbia veramente le qualità morali che le vengono riconosciute oppure se, come sembrano suggerire i numeri, si rialzi solo quando le aspettative crollano. Ripercorrendo i vari momenti difficili della stagione, si può notare un filo conduttore molto preoccupante: se la pressione è al minimo, la squadra si esprime al meglio, a volte superando le attese; quando la pressione sale, la squadra regala letteralmente le partite agli avversari di turno – a prescindere dalla loro qualità.

Dopo le prime tre sconfitte si parlava dell’esonero di Mikel Arteta e di un Arsenal destinato ad una stagione di sofferenza e lì la squadra ha reagito e ha scalato la classifica fino al quinto posto – tra la sorpresa generale. Poi, quando la pressione è cresciuta, abbiamo regalato due vittorie a Manchester United e Everton.

Dopo il triplice fischio a Goodison Park, l’Arsenal sembrava di nuovo destinato ad abbandonare le proprie ambizioni europee e ritrovare una dimensione più modesta, in linea con i piazzamenti delle due stagioni precedenti. Ecco allora che Granit Xhaka e i compagni infilano una serie dieci vittorie in tredici partite e tornano in posizione dominante rispetto alle rivali dirette per un il quarto posto.

Messa di fronte alla possibilità di accumulare un vantaggio decisivo nei confronti delle inseguitrici, però, la squadra si fa divorare dal Crystal Palace e rimane passiva, quasi catatonica, contro Brighton e Southampton, lasciando per strada nove punti che parevamo ampiamente alla portata.

Ancora una volta, l’Arsenal sembra spacciato. La mente corre inevitabilmente alle ore che hanno preceduto la trasferta di Stamford Bridge, che pareva dover sancire la fine delle nostre ambizioni europee, e al fatalismo che aleggiava tra i tifosi: come si può vincere a casa del Chelsea dopo aver perso così male contro Brighton e Southampton, due squadre senza motivazioni? A Stamford Bridge finisce quattro a due per noi e da quella vittoria scaturisce una mini serie di tre vittorie prestigiose che rimettono i Gunners nella posizione di favoriti per terminare al quarto posto.

Bastano quattro punti in tre partite per avere la certezza matematica di tornare in Champions League e basterebbe semplicemente non perdere a casa del Tottenham per mettere una seria ipoteca sulla qualificazione alla massima competizione europea. Risultato: dopo mezz’ora l’Arsenal è sotto di due gol e si trova in inferiorità numerica. A quel punto, i Gunners sono ancora arbitri del proprio destino perché avanti di un punto rispetto agli Spurs ma devono assolutamente battere il Newcastle, perché qualche ora prima il Tottenham aveva piegato a fatica il Burnley. Risultato: la squadra praticamente non scende in campo e i Magpies vincono con estrema facilità.

Dovessimo davvero arrivare quarti, sarà solo ed esclusivamente perché nessuno se lo aspetta e perché giochiamo in contemporanea con gli avversari. Resto convinto che verremmo sopraffatti dalla pressione se ci trovassimo a giocare in seguito ad un’ipotetica sconfitta del Tottenham a Carrow Road, esattamente come abbiamo fatto contro Manchester United, Everton, Crystal Palace, Brighton, Southampton e Newcastle.

Capirete perché inizio ad avere qualche dubbio sulla reale tenuta mentale di questa squadra ma non va dimenticato che si tratta di un gruppo molto giovane, guidato da un manager molto giovane. Mi piace pensare che quest’annata, destinata a lasciare un retrogusto amaro, verrà considerata come quella della maturazione per Martin Ødegaard, Gabriel, Emile Smith Rowe, Ben White e Gabriel Martinelli e che la prossima sarà quella della consacrazione, soprattutto grazie alle delusioni di quest’anno.

Non c’è nessuna certezza in merito, purtroppo, ma pare scontato che Mikel Arteta avrà il compito di far maturare questi giocatori, rinforzare la rosa dove necessario e dimostrare di aver imparato qualcosa. Il manager spagnolo dovrà dimostrare netti miglioramenti in quella che sarà la sua terza stagione intera sulla panchina dell’Arsenal.

Buona la terza, speriamo.

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