Cambio di Mentalità

Sarà che ho ascoltato i Negrita tutto il giorno ma non trovo titolo più adatto per il blog di oggi.
La prestazione della squadra contro il Leicester ha segnalato un cambio netto rispetto al recente passato.

Tra la posizione fluida di Oleksandr Zinchenko, sia orizzontalmente che verticalmente, gli inserimenti a ripetizione di Granit Xhaka, i movimenti con e senza palla di Gabriel Jesus, Gabriel Martinelli sempre più seconda punta e sempre meno giocoliere e l’ingresso a partita in corso di giocatori come Kieran Tierney, Takehiro Tomiyasu, Emile Smith Rowe e Eddie Nketiah è difficile credere che questa sia la stessa squadra che, un anno fa, ha chiuso le prime tre giornate di Premier League con zero punti, zero gol segnati e nove incassati.

Questa, in effetti, non è più la stessa squadra.

Ci è voluto tanto tempo ma finalmente il progetto messo in piedi da Mikel Arteta ha una propria fisionomia e si avvicina al proprio apice, sicuramente aiutato da giocatori che hanno innalzato il livello atletico, tecnico e mentale della squadra. Inutile nascondersi dietro un dito o dietro l’idea distorta di un calcio da videogiochi, sono sempre e comunque i giocatori forti a farti vincere e lo abbiamo visto benissimo sabato attraverso la prestazione di Gabriel Jesus, esponenzialmente superiore a quelle di Alexandre Lacazette, Pierre-Emerick Aubameyang, Olivier Giroud e qualsiasi attaccante arrivato dopo Robin van Persie.

Il brasiliano ha dimostrato di potersi creare delle occasioni in completa autonomia ma di saper giocare con i compagni e per i compagni. L’ex attaccante di Palmeiras e Manchester City ha chiuso con due gol e due assist ma avrebbe potuto facilmente mandare a referto una tripletta sia di gol che di assist.

Oltre ai giocatori, tuttavia, servono le idee e quelle non sono mai cambiate. Mikel Arteta, parlando in conferenza stampa dopo la partita, ha rilasciato un paio di dichiarazioni molto interessanti in merito:

a proposito delle giocate sulla trequarti avversaria…
Si vede che le interazioni e la velocità d’esecuzione sono di un altro livello. Le giocate e i movimenti possono essere gli stessi ma il modo in cui li eseguono, a quella velocità e con quella precisione, è completamente diverso. In questo modo per gli avversari è molto più difficile difendere. 

a proposito dell’importanza di giocare d’istinto…
Se esistono struttura, coordinazione e coesione, è possibile decidere liberamente e occupare qualsiasi spazio, qualsiasi posizione, e i giocatori lo sanno perchè ci lavoriamo ogni giorno.

In questo senso, l’intelligenza e le qualità tecniche di Oleksandr Zinchenko hanno permesso a Granit Xhaka e Gabriel Martinelli di sfruttare spazi che fino a quattro mesi fa non esistevano, dato che il giovane brasiliano finiva sempre isolato contro due o tre avversari ed era costretto ad improvvisare serpentine improbabili. Per chi ricorda la sventurata partita di St. James’ Park della scorsa stagione, quella che ci è costata il quarto posto, l’ingresso di Gabriel Martinelli aveva segnalato l’inizio di un vano tentativo di creare occasioni da gol sfruttando unicamente le doti tecniche e atletiche dell’ex prodigio dell’Ituano – sulla falsariga di quanto solitamente viene richiesto a Bukayo Saka sul versante opposto. La differenza, non da poco, è che l’inglese ha sempre potuto contare sull’appoggio di Martin Ødegaard e Takehiro Tomiyasu, mentre il brasiliano non aveva sponde spendibili per combinare nei pressi e all’interno dell’area di rigore dato che Granit Xhaka rimaneva nelle retrovie e Nuno Tavares non deviava mai dalla suo binario.

Oggi, a quasi tre anni dall’insediamento di Mikel Arteta, abbiamo finalmente trovato gli interpreti giusti per mettere in pratica del idee di un manager preparato e incredibilmente ambizioso che ha avuto il merito di continuare a credere ciecamente nelle proprie idee e non accettare compromessi.

Questo gruppo di giocatori – o almeno quel che resta dopo l’ennesima rivoluzione – ha operato un cambio netto di mentalità e atteggiamento e pare pronto per effettuare un ulteriore passo in avanti, aiutato da nuovi acquisti in grado di portare l’esperienza, l’intelligenza e la serenità che sono mancate nell’ultimo scorcio della stagione scorsa. È ancora molto presto e quella appena iniziata sarà una stagione piena d’incognite ma i segnali sono più che incoraggianti.

Non ho paura a mettere nero su bianco la mia convinzione che questa è una squadra costruita per diventare la terza forza in Premier League dietro a Liverpool e Manchester City, se non subito sicuramente nel giro di due anni, e immaginata per approfittare del calo delle due forze dominanti – se mai arriverà. A questo punto, la realizzazione o meno di questa profezia non dipende più né dalla qualità del manager, né da quella dei giocatori in campo ma da fattori esterni, fortuna e infortuni su tutti.

Se non è un cambio questo…


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