Niente Panico

…e anche questo Deadline Day è andato!
Le ultime operazioni di mercato consegnano a Mikel Arteta una rosa più facilmente gestibile, anche se la sensazione d’incompiutezza resta.

Come già successo l’inverno scorso, il club ha rifiutato di farsi trascinare dalla pressione dell’ultimo giorno di mercato e ha portato a termine le proprie operazioni con una precisione quasi chirurgica nonostante il brusco cambiamento di programma dovuto all’infortunio di Mohamed Elneny.
Inizialmente, infatti, sembrava che l’intenzione dell’Arsenal fosse quella di sostituire Nicolas Pépé, passato al Nizza, e trovare un elemento capace di alternarsi con Bukayo Saka oppure entrare a partita in corso per dare la scossa. Il serio infortunio occorso all’egiziano però, in concomitanza con i soliti problemi muscolari di Thomas Partey, ha cambiato le priorità del club, che ha cercato un giocatore capace di coprire più ruoli in mediana – senza trovarlo.

L’arrivo di Douglas Luiz ci avrebbe fatto comodo per tante ragioni e sarebbe stato logico su più livelli: il brasiliano sarebbe stato utile fin da subito per garantire copertura a centrocampo e far pesare il meno possibile l’assenza di Thomas Partey, tuttavia il suo acquisto ma sarebbe stato anche un progetto a più lungo termine, dato che buona parte delle nostre opzioni in mediana stanno per entrare nella fase calante della loro carriera – almeno anagraficamente.
Con Mohamed Elneny fermo per diversi mesi e in scadenza di contratto, l’acquisto di Douglas Luiz sarebbe stato letto come un upgrade delle opzioni a disposizione di Mikel Arteta, sia da subito che per le stagioni a venire.

Il club, tuttavia, ha deciso di non trattare ad oltranza e non farsi trascinare in un vortice di rilanci, preferendo lasciar perdere. Per quanto possa lasciare un sapore amaro in bocca, non dovremmo essere sorpresi. Douglas Luiz, come Youri Tielemans, è in scadenza l’estate prossima e, se fosse davvero lui l’obiettivo, non ha davvero senso spendere cifre esorbitanti per due mesi di potenziali difficoltà. Non fosse stato per l’infortunio di Mohamed Elneny, non avremmo nemmeno sentito parlare di trattative per l’arrivo di un centrocampista, quindi è giusto non farsi prendere dalla fretta.

L’inverno scorso, quando Vlahovic è passato alla Juventus, il club ha deciso di aspettare e quest’estate è arrivato Gabriel Jesus. Se Edu e Mikel Arteta fanno di nuovo lo stesso giochino, a me va benissimo.

È ideale affrontare le prossime 10 partite con un centrocampo così corto? No.
È giusto buttare 40 milioni per un giocatore che non sia una prima scelta? No.

Io dico “niente panico” perché qualche opzione l’abbiamo e gli avversari in Europa League si chiamano Zurigo, PSV e Bodo/Glimt, quindi Mikel Arteta potrà comunque ruotare fino a quando Thomas Partey non è recuperato.

Più che in entrata, il mercato dell’Arsenal si è concentrato sulle operazioni in uscita, con tanti indesiderati che hanno trovato una nuova sistemazione. Ainsley Maitland-Niles è stato ceduto in prestito con diritto di riscatto al Southampton, James Olayinka della U23 ha salutato definitivamente il club e Héctor Bellerín, di ritorno dopo una buona stagione al Betis, si é accasato al Barcellona. Difficile capire perché lo spagnolo, ancora giovane e in fase di rilancio dopo l’esperienza nella Liga, non abbia portato nulla nelle casse dell’Arsenal, che ancora una volta ha deciso per la separazione consensuale per risparmiare sull’ingaggio. Anche se nominalmente si tratta di un trasferimento gratuito, lo spagnolo si è di fatto svincolato. Héctor Bellerín è il nono giocatore ad essere svincolato prima del termine naturale del contratto dopo Mkhitaryan, Mustafi, Özil, Sokratis, Kolasinac, Willian, Chambers e Aubameyang, una tendenza che il club deve assolutamente correggere e che, con una rosa completamente rinnovata, non avrà problemi a correggere.

Ora che il mercato è chiuso possiamo tornare a parlare solo ed esclusivamente di quel che succede in campo, ed è un bel parlare: la squadra è prima e gioca un bellissimo calcio, il rapporto con i tifosi è ai massimi storici dopo anni di polemiche e disillusioni e c’è un’energia attorno al club che trasmette entusiasmo e positività, anche quando i giocatori commettono errori tipici della loro giovane età.

Domenica andiamo a Old Trafford per provare a fare la voce grossa anche con un avversario di grande tradizione, consapevoli delle nostre qualità ma anche delle attese che ormai accompagnano ogni uscita della squadra.

Per la prima volta in tanti anni, mi sento di dire che l’Arsenal è tornato tra i grandi. A prescindere dalla classifica e dai risultati, il club ha di nuovo un’identità, dei valori, una strategia ed è guidato da persone che conoscono profondamente cosa significhi il nome Arsenal a Londra, in Inghilterra e nel mondo.

Che bella sensazione.

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