VARliamone

Quello di Gabriel Martinelli era un gol che non andava annullato. Eriksen ha dormito, MØ ne ha approfittato.
Detto questo, a parti invertite mi sarei arrabbiato come una biscia se l’arbitro l’avesse convalidato.

Il punto è proprio questo: la natura stessa del fallo si presta a dibattito, quindi non è un grave ed evidente errore. Il VAR non potrà mai funzionare se l’idea è quella di avere un secondo (terzo, quarto, quinto, sesto…) arbitro che corregga ogni errore della terna arbitrale, non ne usciremo mai. Fino a quando ci perderemo dietro a “è successa la stessa cosa in [inserire partita a piacere] ma non hanno fatto la stessa cosa” o “se fosse stato [inserire giocatore a piacere] sarebbe andata diversamente…” vorrà dire che il VAR sta fallendo miseramente.

Ci sono due componenti che non funzionano e non potranno mai fuzionare, quindi credo che non sia fuori luogo chiedersi se non sia il caso di buttare tutto nel cestino e ricominciare da capo. Il ruolo del VAR è ambiguo e lascia troppo spazio all’interpretazione, quando in realtà dovrebbe essere cristallino e privo di potenziali equivoci, e le persone che dovrebbero spazzare via questi dubbi sono palesemente incompetenti, così come i controllori che dovrebbero sorvegliare che tutto funzioni come previsto.

Ad aggiungere un livello di complessità a questo quadro già abbastanza complicato, ci si sono messe le nuove linee guida imposte dalla Premier League, che prevedono meno interventi da parte degli arbitri e più tolleranza per i duelli corpo a corpo, in modo da interrompere il meno possibile il flusso di gioco. A questo punto, diventa difficile giustificare perché Martin Ødegaard sia stato penalizzato dall’arbitro mentre Kamara, che ha trattenuto Aaron Ramsdale in occasione del gol dell’Aston Villa all’Emirates Stadium, non abbia subìto la stessa sorte.

Manager, giocatori, tifosi, osservatori e giornalisti chiedono a gran voce un metro di giudizio coerente ma com’è possibile averne uno, se le regole di partenza sono così vaghe? Sulla carta, il VAR dovrebbe intervenire solo in caso di “grave ed evidente errore” ma di fatto rivede ogni azione, ogni gol, ogni minuto di quello che succede in campo e corregge l’arbitro a piacere. Difficile stabilire limiti, quando s’inizia così, e ancora più complicato capire perché in certe occasioni è così zelante ed in altre totalmente assente: il gol spettacolare di Coutinho contro il Manchester City è stato annullato prematuramente per un fuorigioco poi rivelatosi inesistente ma il VAR non è potuto intervenire, mentre a parti invertite, cioè se il gol fosse stato convalidato nonostante un fuorigioco millimetrico non rilevato dal guardalinee, il VAR lo avrebbe fatto annullare.

Ci fidiamo del giudizio delle terne arbitrali “salvo in caso di gravi ed evidenti errori” oppure lasciamo giocare e poi aspettiamo che il VAR decida? Non è una domanda da poco perché cambia sensibilmente il modo in cui si gioca a calcio. Se non ci si fida del giudizio di Tierney, che era ad un paio di metri da Martin Ødegaard e Eriksen e ha reputato che il contrasto non meritasse una sanzione, allora tantovale non avere nemmeno l’arbitro in campo ma lasciare tutto in mano a coloro che si trovano dietro le telecamere.

Se ci fidiamo del giudizio della terna arbitrale, il VAR dovrebbe concentrarsi solo ed esclusivamente sugli “errori gravi ed evidenti” e non andare nemmeno a rivedere le azioni dubbie, appunto perché dubbie e quindi non “gravi ed evidenti errori”. Fosse per me, toglierei addirittura i monitor da bordocampo e lascerei la decisione al VAR, perché non ha nessun senso aggiungere pressione al direttore di gara mandandolo ad un monitor, con addosso gli occhi di tutti i giocatori e di tutto lo stadio.

Anziché aiutare gli arbitri, il VAR sembra penalizzare tutto e tutti, in primis sé stesso perché ancora protagonista di chiamate incomprensibili che non fanno altro che dar ragione a chi ne chiede la cancellazione, il tutto perché – ancora una volta – il corpo arbitrale inglese ha fatto le cose a metà.

“Il miglior campionato del mondo” è ancora gestito da persone che nella migliore delle ipotesi sono incapaci, che continuano a rovinare uno spettacolo che potrebbe essere fenomenale e dalle quali continuiamo ad aspettarci soluzioni.

VARliamone, così non va.

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