Away Days

Il Kybunpark è un gioiello di pragmatismo elvetico, incastonato in un centro commmerciale e impeccabile dentro come fuori.
Non è la casa dello Zurigo ma ieri sera, data l’atmosfera, saremmo potuti essere al Letzigrund.

Con un pizzico di convinzione in più, la partita di ieri sera sarebbe finita con un punteggio più largo in nostro favore ma tutto sommato va bene così, l’importante era iniziare con il piede giusto e con tre punti in tasca. Un gol per tempo, cortesia di Marquinhos e Eddie Nketiah, sono bastati per piegare uno Zurigo volenteroso ma privo di individualità capaci di trovare il guizzo giusto.

La fase difensiva non è stata particolarmente rassicurante, soprattutto dalle parti di Gabriel, ma sono state più le disattenzioni nostre a creare occasioni per i padroni di casa che non le iniziative dello Zurigo, a conferma che là dietro forse è tempo di cambiare qualcosa.

Vista dalla tribuna, la partita ha confermato alcune sensazioni da divano: Granit Xhaka si esprime con una serenità mai vista prima e sembra aver guadagnato un paio di metri in termini di accelerazione e velocità; Fábio Vieira ha un bel sinistro e una gran visione di gioco ma deve essere più determinato nei contrasti e nei duelli, altrimenti verrà preso di mira dagli avversari e Gabriel Martinelli è veramente instancabile, quasi funzionasse a batterie.

C’è una cosa che si nota molto di più dal vivo di quanto non si riesca a fare attraverso la televisione ed è il talento di Bukayo Saka: ad ogni controllo, ogni accelerazione, ogni duello, ogni dribbling viene da chiedersi se questo ragazzo ha davvero 21 anni appena compiuti. Pur giocando poco, il nostro Little Chili ha confermato di avere un futuro stellare davanti a sé, facendo tutti gli scongiuri del caso.

Soprattutto, la partita vista dalla tribuna è tutta un’altra cosa e quando ti capita così di rado, quel che succede in campo è quasi (QUASI) secondario, a maggior ragione se ti sono toccate nove ore di macchina tra andata e ritorno a causa di un traffico pazzesco e arrivi a casa all’una di notte.

Cosa non si fa per il famous red and white…

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