Primo Pit-Stop

La Premier League si ferma, è tempo di fare il punto sulla situazione.
Primi in classifica, terzo miglior attacco, terza miglior difesa: la vie est belle!

I numeri, da soli, non bastano a spiegare quanto sia migliorata questa squadra e restituire la magnitudine dei progressi effettuati negli ultimi dodici mesi, ovvero dalla prima stagione intera di Mikel Arteta sulla panchina dell’Arsenal.
Non è stato un percorso facile, non è stato un percorso lineare e non è stato semplice restare “fedeli al processo”, soprattutto dopo quelle serie di prestazioni e risultati troppo brutti per essere veri e troppo diversi da tutto il buono visto subito prima quei filotti di sconfitte.

La stagione passata, dopo sette giornate di campionato, l’Arsenal era undicesimo in classifica con tre vittorie e altrettante sconfitte, il secondo peggior attacco del campionato con appena cinque gol all’attivo e la quinta peggior difesa con dieci gol incassati.

Ci sono tanti caveat da prendere in considerazione quando si parla dell’inizio della stagione 2021/22, tra i quali una rosa incompleta e una lunga serie d’infortuni, tuttavia l’organico non valeva certo una posizione così bassa in classifica ed era difficile capire quanto contassero le carenze della rosa rispetto alle possibili carenze del manager. Perché giocatori come Thomas Partey, Pierre-Emerick Aubameyang, Alexandre Lacazette, Nicolas Pépé e Bernd Leno non rendevano al massimo delle proprie possibilità? Di chi era la responsabilità di quell’innegabile sensazione d’incompiutezza che si percepiva guardando l’Arsenal scendere in campo? Erano i giocatori a non saper tradurre in campo i dettami del manager oppure il manager a non trasmettere le proprie idee in maniera chiara? E queste idee, siamo certi che siano poi così buone? Si può giocare “alla Guardiola” senza i fondi illimitati del Manchester City?

La seconda parte della stagione, prima dell’implosione finale, ci ha mostrato che le idee di Mikel Arteta erano buone e che alcuni interpreti, che sia per scarsa volontà o per limiti tecnico-tattici, non erano all’altezza della situazione ma quest’anno le cose sono cambiate in maniera drastica. L’Arsenal, in questo primo scorcio di stagione, è una squadra trasformata rispetto ad un anno fa e sembra più completa, più lucida e fisicamente più attrezzata per affrontare la corsa al quarto posto, il Sacro Graal che inseguiamo da sei anni.

Se l’estate 2021 ha portato i primi, fondamentali, tasselli della rivoluzione artetiana, quella appena trascorsa ha completato l’opera di trasformazione con una precisione chirurgica – il tutto senza il budget senza fondo degli sceicchi. Attenzione, ciò non vuol dire che l’Arsenal abbia investito poco sul mercato ma vuole sottolineare la bontà delle scelte di Edu e di Mikel Arteta: là dove il Manchester City può permettersi errori costosissimi senza battere ciglio (vedi Danilo, Mendy o in parte Grealish), l’Arsenal deve fare estrema attenzione a non ripetere un’operazione come quella che ha portato a Londra Nicolas Pépé e, fino a qui, non ha sbagliato un colpo.

Dopo Aaron Ramsdale, Ben White e Martin Ødegaard sono arrivati Gabriel Jesus e Oleksandr Zinchenko, oltre al rientro di William Saliba, ed ecco che l’ossatura della squadra è fatta e finita, composta interamente da giocatori U25 e quindi ancora lontani dal proprio periodo di massimo splendore. Di tutti i progressi effettuati dal club e dalla squadra, la programmazione e l’identificazione dei giocatori da acquistare sono forse i due più importanti e più vistosi, grazie ai quali ci troviamo oggi in vetta alla classifica.

È altamente improbabile che la squadra resti in vetta alla classifica, un po’ per la qualità delle concorrenti e un po’ perché alcuni limiti sono ancora evidenti e difficili da eliminare, tuttavia questo primo pit-stop è l’occasione buona per compiacerci un po’, giusto il tempo di riprendere fiato prima di affrontare alcune delle concorrenti in questione e capire in che modo sapremo affrontare la parte più importante della stagione, ovvero quella che porterà al Mondiale in Qatar.

Mikel Arteta, in tempi non sospetti, aveva dichiarato che un giorno o l’altro questo progetto avrebbe fatto BANG! e direi che, se non ci siamo ancora, manca davvero pochissimo.

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