Beata Gioventù

Ethan Nwaneri ha 15 anni e ha già esordito in Premier League, diventando il più giovane di sempre.
Durante i sessanta secondi passati in campo, è persino riuscito a toccare il pallone una volta!

Quella che doveva essere una semplice e isolata introduzione al calcio professionistico per il giovane centrocampista, prodotto del vivaio del club, si è trasformata in una delle polemiche più vacue e stucchevoli che ricordi, interamente incentrata sulla presunta volontà di Mikel Arteta di entrare nella storia della competizione attraverso il suo giovanissimo protegé.

“L’ha fatto solo per prendersi il record!” come se il nome negli annali fosse quello di Mikel Arteta e non quello del vero protagonista di giornata, Ethan Nwaneri. Certo, è molto più semplice e molto più redditizio creare finte controversie legate al più piccolo evento collegato all’Arsenal, soprattutto in chiave social media, mondo nel quale i Gunners sono tra i più creduloni ed inclini all’abboccamento tra tutte le tifoserie d’oltremanica.
Per qualche strano motivo, in tanti hanno un’attrazione irresistibile verso i TalkSport di turno e non resistono alla tentazione di commentare, condividere, promuovere la cretinata del giorno, facendo esattamente quello che l’editore si aspetta, ovvero creare traffico.

Anziché goderci l’esordio di un giovanissimo prodotto del nostro florido vivaio e concentrarci sulle parole di chi lo vede ogni giorno sui diversi campi d’allenamento, in tanti preferiscono perdere tempo a ragionare con chi di ragionare proprio non ha voglia. Ethan Nwaneri non è un quindicenne qualsiasi, altrimenti starebbe facendo la spola tra la U15 e la U18, a voler esagerare magari sarebbe nel giro della U21, e il fatto che Mikel Arteta abbia deciso di portarlo in panchina a Brentford significa che a livello tecnico, fisico e mentale il ragazzo è molto più avanti rispetto alla sua età ma soprattutto è considerato pronto per avere un primo assaggio di un certo tipo di calcio.

Un vecchio saggio ripeteva che se sei bravo abbastanza, sei vecchio abbastanza per giocare, quindi Ethan Nwaneri dev’essere sicuramente bravo abbastanza.

Se Granit Xhaka ha dichiarato che “si vede una grossa differenza tra lui e gli altri giocatori dell’U16. È molto, molto speciale.” dopo averlo allenato, forse il ragazzo è DAVVERO speciale e si è meritato questa enorme opportunità. Non possiamo dire che tipo di carriera avrà, quando lo rivedremo in prima squadra o che tipo di impatto avrà nel calcio dei grandi; l’unica cosa che possiamo fare ora è essere felici per lui, il quindicenne che esordisce in Premier League con la maglia dell’Arsenal mentre la maggior parte dei suoi coetanei è alle prese con facciate di brufoli e ormoni impazziti.

Provate a ricordare com’eravate a quindici anni e immaginate di essere sul pullman della prima squadra dell’Arsenal con Gabriel Jesus, Bukayo Saka e Kieran Tierney; immaginate di arrivare alla riunione tattica pre-partita con Mikel Arteta che spiega a Ben White, Thomas Partey e Gabriel Martinelli come affrontare la partita; immaginate di arrivare negli spogliatoi e sedere di fianco a Granit Xhaka o Aaron Ramsdale, che si preparano a scendere in campo; immaginate di passare il tunnel che porta al campo e vedere, sentire, percepire l’atmosfera di una partita di Premier League; immaginate di alzarvi per il riscaldamento e sentir chiamare il vostro nome; immaginate di essere in piedi dietro la linea bianca, con Mikel Arteta che vi spiega cosa fare una volta entrato in campo (anche se manca solo un minuto…); immaginate di metter piede sul rettangolo verde e, al fischio finale, andare verso il settore ospite accompagnato da Gabriel, Fábio Vieira, Eddie Nketiah, Takehiro Tomiyasu e gli altri.

Non è da tutti vivere un’esperienza del genere a quell’età e non è certo qualcosa che si concede ad un elemento della Academy con la stessa facilità con cui si organizza una gita di gruppo. Quello che ha fatto Mikel Arteta trascende Ethan Nwaneri come individuo perché è un messaggio inviato a tutti i giocatori che lavorano duramente per crearsi una carriera e mostra loro che è possibile arrivare in cima, con il talento e la dedizione giusti. Mikel Arteta ha mandato in campo Ethan Nwaneri per dimostrargli che lo segue da vicino e crede nelle sue potenzialità ma lo ha fatto anche per spingere tutti gli altri a dare il meglio e non arrendersi mai.

Beata la nostra gioventú e poveri coloro che non trovano di meglio da fare che polemizzare.

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