Arsenal allo Specchio

Quella di domenica, all’Emirates Stadium, sarà una partita importante.
Non è solo il nome dell’avversario a renderla speciale ma il contesto, delicatissimo.

Questa squadra, oggi, sembra essere ad un passo dal diventare una pretendente credibile al podio della Premier League ma ha bisogno di compierlo, quel passo in più, se vuole essere presa sul serio. Dopo la sconfitta interna per due a zero della scorsa stagione, l’Arsenal è chiamato a dimostrare di essere cresciuto, soprattutto mentalmente, e di essere in grado di far pesare la maggiore esperienza, il maggior tasso tecnico e la maggior profondità della rosa rispetto alla stagione passata.

Insomma, l’Arsenal deve dimostrare di essere cresciuto.

Una partita non basterà per cambiare radicalmente il destino della squadra – in un senso come nell’altro – ma quella di domenica contro il Liverpool ci darà qualche indicazione in più circa la forza di questo gruppo. Aaron Ramsdale ha dichiarato che “la squadra è animata da un fuoco interno dopo la delusione del finale della passata stagione” e che “il livello si è alzato tantissimo, anche in allenamento” rispetto al 2021/22, quindi è tempo di dimostrarlo.

In uno degli episodi di “All or Nothing: Arsenal”, Mikel Arteta viene ripreso mentre parla alla squadra subito dopo la partita che ha visto gli uomini di Klopp vincere due a zero all’Emirates Stadium, nonostante una buona prestazione dell’Arsenal. In quel frangente, un Mikel Arteta comunque orgoglioso dei suoi spiega un concetto così semplice da capire eppure così complesso da mettere in pratica.

Rivolgendosi ai giocatori, il manager spagnolo dice che delle due squadre in campo, l’Arsenal è stata la migliore da una area di rigore all’altra e che il Liverpool, al contrario, ha saputo fare la differenza negli ultimi sedici metri, in difesa come in attacco.

“Le grandi squadre sono le migliori soprattutto in queste due zone”, dirà Mikel Arteta ai suoi negli spogliatoi dell’Emirates Stadium, quella sera, e probabilmente riperterà il concetto anche questa volta, prima che le squadre scendano in campo.
Per essere grande, l’Arsenal deve imparare ad essere spietata nell’area di rigore avversaria e sempre all’erta nella propria, cosa che in questo inizio di stagione non sempre è avvenuta.

Nonostante le vittorie, infatti, non abbiamo mancato di complicarci la vita con disimpegni incerti, errori scolastici e momenti di deconcentrazione inaspettati, tanto da rimettere in questione la sostenibilità di questa striscia di risultati, sul lungo termine. Per quanto mi riguarda, il punto interrogativo più grande non riguarda né la relativa assenza di grandi sfide o il rendimento offensivo della squadra, quanto la capacità di rimontare o recuperare da errori difensivi evitabili.

Le difficoltà in impostazione di Gabriel, i suoi errori contro Fulham, Manchester United e Tottenham, lo sfortunato autogol di William Saliba contro il Leicester o le incertezze di Aaron Ramsdale a Selhurst Park contro il Crystal Palace sono sintomo di una squadra non ancora mentalmente al top, in fase difesiva.

Essere bravi in entrambe le aree di rigore vuol dire saper gestire la pressione avversaria, mantenere la lucidità necessaria sia a livello individuale che collettivo e ridurre al minimo gli errori. In parole povere, significa far sudare le proverbiali sette camicie all’avversario di turno, quando prova a segnare. Fino a qui, purtroppo, abbiamo fatto più che altro il contrario, facilitando fin troppo il lavoro degli attaccanti avversari.

Ce la siamo sempre cavata alla grande, Old Trafford a parte, ma contro una squadra come il Liverpool è semplicemente impensabile concedere gol o occasioni da rete troppo facili, quindi quello di domenica sarà un gran bell’esame per le nostre credenziali.

Sarà molto complicato ma se dovessimo uscire dal campo dopo essere stati la squadra migliore anche nelle aree di rigore, allora potremmo anche pensare di aver compiuto quel passo fondamentale per la nostra crescita. A livello mentale, giocare alla pari contro il Liverpool e strappare la vittoria potrebbe essere un catalizzatore fondamentale per le ambizioni dei giocatori e del club tutto. Se dovessimo fallire, tuttavia, sarei molto preoccupato dal contraccolpo psicologico di una sconfitta che puzzerebbe tanto di “vorrei ma non posso”.

Cosa succederebbe, a quel punto, non voglio nemmeno immaginarlo…

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