Andate e Divertitevi

Mikel Arteta ha parlato.
Il manager spagnolo, a due giorni dalla ripresa della Premier League, ha concesso un’intervista al sito ufficiale del club.

Volendo riassumere in maniera esageratamente succinta il pensiero del basco, il messaggio sarebbe quello riportato nel titolo di questo pezzo: andate e divertitevi.
Facile a dirsi, Mikel. La partita con il Leeds di sabato pomeriggio sarà la prima della serie di dieci sfide che decideranno le sorti del campionato e che ci diranno se questo Arsenal è capace di tenere botta e portare a casa il primo titolo dal 2004, anno degli Invincibles.
La missione è complicata perché a sbarrarci il cammino ci saranno – tra le altre – il Liverpool ad Anfield, il Manchester City all’Etihad Stadium, il Chelsea all’Emirates Stadium e il Newcastle al St. James’s Park, quindi l’idea di associare le prossime dieci partite al concetto di divertimento è impossibile.

Mikel Arteta, però, ha ragione: questo gruppo non deve sentire nessuna pressione sulle proprie spalle, nessun peso, perché se i giocatori sono arrivati in cima alla classifica con otto punti di vantaggio sulla prima inseguitrice – benché virtuali – lo devono solo ed esclusivamente al lavoro svolto in allenamento, allo spirito di squadra e alla voglia di superarsi, giorno dopo giorno. Questa squadra non è stata costruita per giocarsi il titolo ma per centrare quella qualificazione alla Champions League che si è sfuggita amaramente di mano nel finale della stagione precedente, quindi in questo senso sta ampiamente superando tutte le aspettative e – da un certo punto di vista – ha già vinto.
Questa squadra, però, complici gli innesti di giocatori abituati a lottare per il titolo come Oleksandr Zinchenko e Gabriel Jesus, ha bruciato le tappe e ha saputo approfittare delle annate sottotono di Liverpool e Chelsea, issandosi prepotentemente e meritatamente al primo posto della classifica e diventando l’antagonista numero uno del Manchester City schiacciasassi di Pep Guardiola.

Andate e divertitevi, quindi, perché ve lo siete meritato.

D’altronde, se il modo di giocare adottato fino a questo punto ci ha portati lassù, perché cambiare? Perché Bukayo Saka dovrebbe improvvisamente smettere di fare quel che ha fatto fino a qui, dall’altro dei suoi ventuno anni? Perché dovremmo arginare il favoloso gioco puramente istintivo di Gabriel Martinelli, dato che fino a qui ha funzionato talmente bene da farlo diventare il miglior marcatore della squadra? Perché Gabriel e William Saliba dovrebbero smettere di giocare il pallone, tenere la linea bella alta, prendersi determinati rischi se fino a qui hanno concesso pochissimo? Banalmente, perché Oleksandr Zinchenko dovrebbe fare il terzino?

Andate a divertitevi perché in fin dei conti non siamo arrivati a questo punto per merito di un oroscopo favorevole, quindi se siamo qui è perché quello che facciamo funziona alla grande, anzi alla grandissima, e perché a rendere speciale questa stagione non sono state solo le scelte di formazione di Mikel Arteta, il lavoro del suo staff o le prestazioni dei giocatori: a rendere speciale questa stagione sono state l’unità dello spogliatoio, la voglia dei giocatori di migliorare e crescere, le energie spese da tutto lo staff tecnico per curare il più piccolo dettaglio e soprattutto l’ambiente dentro e fuori dal campo, la volontà di fare qualsiasi cosa – giusta o sbagliata che fosse – insieme.

Col tempo abbiamo imparato a capire quanto le parole siano importanti per Mikel Arteta e ancor di più quanto siano simboliche, evocative e determinanti nel modo di gestire la squadra da parte dello spagnolo; attraverso esse, l’ex assistente di Guardiola veicola messaggi, cattura l’attenzione dei giocatori e ne guida l’immaginario. In questo, lo spagnolo è diverso da Arsène Wenger, che preferiva metafore più elaborate rispetto alla comunicazione più essenziale di Mikel Arteta.
London Colney, come si è intravisto attraverso la serie All Or Nothing: Arsenal di Amazon Prime, è tappezzato di parole chiave, tutte messe lì per ricordare ai giocatori quali sono i concetti base che devono guidare ogni loro passo, giorno dopo giorno: Together, Unity, Passion, Clarity, Energy, Identity solo per fare qualche esempio.

Mikel Arteta ha scelto quattro parole chiave per lanciare il momento decisivo della stagione, quello che potrebbe consegnare lui e i suoi giocatori alla storia dell’Arsenal Football Club; quattro parole che non hanno niente a che vedere con la potenziale ricompensa alla fine della corsa ma che si concentrano sulla corsa stessa, più che sul risultato:

“Now it has to be about enjoying the last part of the season, with enthusiasm, energy and a real hunger to continue to do what we’ve done, and if possible better.

Godersi la volata finale con entusiasmo, energia e la voglia (fame) di continuare a fare quello fatto finora, e se possibile migliorare ulteriormente. Questo è l’ultimo messaggio mandato da Mikel Arteta e non mi stupirebbe scoprire che queste stesse parole, in forma scritta o in maniera simbolica, avranno accompagnato la squadra in ognuna delle prossime dieci partite che ci separano dal momento della verità e dalla fine del campionato.

Mi viene voglia di appropriarmi di queste parole e farne una sorta di mantra per le ultime dieci giornate, da usare quando mi prenderà inevitabilmente l’ansia e non saprò gestire il flusso di emozioni generato da una corsa per il titolo.
Da parte mia, proverò a godermi una volata finale alla quale non avremmo nemmeno dovuto partecipare, tenendo bene a mente l’entusiasmo che mi ha accompagnato fino a qui e l’energia che permeato l’Emirates Stadium, i tifosi, i giocatori, il manager, lo staff e chiunque altro associato al club, ben consapevole che Mikel Arteta e i suoi non hanno di certo perso la voglia di far bene da un giorno all’altro.

Se ci riuscite, provate a fare altrettanto anche voi.

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