L’Uomo Invisibile

Emile Smith Rowe non gioca più. Emile Smith Rowe è diventato invisibile.
Da quando è tornato a disposizione di Mikel Arteta, dopo il Mondiale in Qatar, mai uno squillo.

Eppure quell’operazione resasi necessaria per sistemare una volta per tutte il problema della pubalgia doveva rappresentare un nuovo inizio per il nostro numero dieci, una sorta di rinascita dopo tanti anni costellati da malanni più o meno gravi, principalmente di natura muscolare.
Tredici partite saltate tra settembre e novembre, per essere pronto e tirato a lucido per la seconda parte della stagione, quella decisiva.

E invece da allora Emile Smith Rowe ha giocato appena 99 minuti in Premier League, ai quali si possono aggiungere 19 in Europa League e 15 in FA Cup – contro l’Oxford City. Di tutti i giocatori a disposizione di Mikel Arteta, Emile Smith Rowe è il quartultimo per minuti complessivi davanti a Ethan Nwaneri (1′), Karl Hein (90′) e Cédric (122′ prima di passare al Fulham) ed è l’unico, assieme al 15enne Nwaneri, a non aver mai disputato una partita dal primo minuto.
Non fosse che stiamo parlando di Emile Smith Rowe, non ci sarebbe il benché minimo dubbio sul fatto che tale giocatore debba essere ceduto – però parliamo proprio di Emile Smith Rowe, che la stagione scorsa era ottavo per minutaggio complessivo e secondo per gol segnati (11, uno in meno di Bukayo Saka).

Com’è possibile passare da 37 presenze, di cui 24 da titolare, a 14 e nessuna dal primo minuto?
Basta quell’operazione all’inguine per spiegare questo improvviso crollo?

Se torniamo indietro nel tempo, Emile Smith Rowe è esploso in quella che rischiava di essere l’ultima partita di Mikel Arteta sulla panchina dell’Arsenal, ovvero il derby con il Chelsea del 26 dicembre 2020: schierato titolare in posizione di trequartista, il giovane prodigio di Hale End aveva gioca, firmando anche un assist per Bukayo Saka. Da lì in poi non esce più dall’XI titolare, a parte quando infortunato, ma la sua posizione cambia progressivamente: Mikel Arteta acquista Martin Ødegaard e sposta Emile Smith Rowe a sinistra, a fare a sportellate con Gabriel Martinelli per un posto da titolare. Il giocatore risponde alla grande e chiude la stagione da miglior marcatore della squadra in Premier League, quindi pare che con lui e con il brasiliano la nostra fascia sinistra sia a posto per qualche anno.

Dopo aver acquistato a titolo definitivo Martin Ødegaard e avergli consegnato la fascia da capitano, Mikel Arteta porta all’Emirates Stadium il portoghese Fábio Vieira per fare da controfigura al norvegese, chiarendo ulteriormente che il futuro di Emile Smith Rowe è in altre zone del campo. L’esplosione di Gabriel Martinelli e i malanni fisici spingono l’inglese ai margini della squadra, poi Mikel Arteta sembra dare il colpo di grazia quando acquista Leandro Trossard dal Brighton, in gennaio: Gabriel Jesus s’infortuna durante il Mondiale e resta fermo fino ad aprile e il belga è l’uomo ideale per giocare da falso nove, però quando il brasiliano torna a disposizione Leandro Trossard diventa l’alternativa numero uno a Gabriel Martinelli, a sinistra – togliendo ulteriore spazio al fantasista inglese.

Chiuso da Martin Ødegaard e Fábio Vieira sulla trequarti e bloccato da Gabriel Martinelli, Leandro Trossard e in seguito anche da Reiss Nelson a sinistra, Emile Smith Rowe non vede più il campo – nemmeno quando la situazione per la squadra è disperata. Mikel Arteta ad esempio lo ignora completamente per la partita di ritorno di Europa League contro lo Sporting, preferendogli Gabriel Martinelli e Reiss Nelson ai lati di Gabriel Jesus e Fábio Vieira sulla trequarti, e poi mandando in campo Leandro Trossard e Bukayo Saka in attacco e Martin Ødegaard a centrocampo.
Successivamente, in Premier League, Emile Smith Rowe non viene chiamato a dar man forte ai compagni che provano disperatamente a ribaltare il risultato contro il Southampton, in casa, perché Mikel Arteta gli preferisce Eddie Nketiah, Leandro Trossard e Reiss Nelson.

Emile Smith Rowe è diventato invisibile agli occhi di Mikel Arteta, superato nelle gerarchie perfino da un giocatore, Reiss Nelson, che tra qualche settimana potrebbe svincolarsi dal club e fare la fortuna di un’altra squadra, un altro allenatore. È curioso come i destini dei due siano legati l’uno all’altro: entrambi penalizzati pesantemente dagli infortuni, entrambi usciti dal vivaio, entrambi considerati “di un altro pianeta” da chi li ha visti crescere, entrambi protagonisti di un pomeriggio che sarebbe dovuto diventare storico – quello del 3-2 al Bournemouth all’ultimo respiro.
Un assist per Emile Smith Rowe e “il” gol per Reiss Nelson, al 97esimo minuto di una partita folle, che avrebbe potuto rappresentare il momento di svolta ma che in realtà potrebbe essere il canto del cigno del giocatore inglese, l’ultimo segno lasciato da Emile Smith Rowe con la maglia dell’Arsenal.

Così, mentre Bukayo Saka rinnova a cifre da capogiro, meritatissime per inciso, e Reiss Nelson si è visto offrire un quadriennale per riscrivere la propria storia all’Emirates Stadium, Emile Smith Rowe può diventare una pedina sacrificabile per costruire un Arsenal ancora più forte, ancora più competitivo. Cedere Emile Smith Rowe per rendere la squadra ancora più competitiva suona come un ossimoro, eppure oggi sembra l’ipotesi più probabile – il che mi rende particolarmente triste.
C’è stato un momento, nemmeno troppo tempo fa, nel quale Emile Smith Rowe e Bukayo Saka entravano negli stessi discorsi, nella stessa categoria e ai quali veniva pronostico lo stesso futuro.

Quanto sembrano lontani quei giorni, oggi.

Ciò che rende più amaro il tutto è la sensazione che Mikel Arteta non si fidi più di Emile Smith Rowe e che il giocatore non abbia saputo rispondere alle aspettative del manager, che a più riprese ha spronato il giocatore usando il metodo del bastone e della carota. Oggi come oggi, sembra che Emile Smith Rowe non sia in grado di fare il salto di qualità necessario per ritagliarsi uno spazio in un club di prima fascia. Mikel Arteta ha spronato il giocatore a più riprese, usando sia il bastone che la carota, ma temo che il messaggio non sia arrivato. Eppure, lo spagnolo non ha lasciato molto spazio all’interpretazione:

“Emile sa quanto lo apprezziamo e quanto ci è mancato e quanto abbiamo bisogno delle sue qualità. Ora però deve dimostrare fino a che punto vuole vincere e quanto può dare a questa squadra per migliorarla e renderla vincente. Deve dimostrare tutto questo per tornare in squadra”

Mikel Arteta

Se dovesse andare così, e non è per nulla scontato, la parabola di Emile Smith Rowe servirà da monito a tutti: questo Arsenal, l’Arsenal di Mikel Arteta, è tanto ambizioso quanto spietato e non guarda in faccia a nessuno – nemmeno a un giocatore come Emile Smith Rowe. D’altronde, è stato lo stesso manager spagnolo a mettere in chiaro le cose, tempo fa, rispondendo ad una domanda che riguardava proprio il numero dieci:

“Nel calcio ciò che hai fatto l’anno scorso, o il mese scorso, non è importante. Ciò che conta è quel che fai adesso, quel che hai fatto ieri e che farai domani. I giocatori devono avere questa mentalità e il portare il proprio contributo quando serve”

Mikel Arteta

Ecco perché non sono più convinto che Emile Smith Rowe abbia un futuro con la maglia dell’Arsenal, e mi piange il cuore a pensarlo.

Sarebbe uno spreco enorme e imperdonabile.

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